Responsabilità del pedone investito, resta al 65% se l’appello non è fatto ad hoc

Corte Cassazione (3) Imc

Corte Cassazione (3) Imc

(di Giampaolo Piagnerelli – Quotidiano del Diritto)

Nel sinistro stradale responsabile al 65% il pedone deceduto perché, camminando di notte, è stato investito da un’auto senza assicurazione con il ruotino di scorta e che procedeva – peraltro – a forte velocità. Potrebbe sembrare strano ma è quanto affermato dalla Cassazione con la sentenza n. 8666/2017. La Corte ha legittimato, infatti, la percentuale di responsabilità assegnata dai giudici di merito alla luce dell’articolo 434 del cpc come riformato dalla legge 134/2012.

Cosa prevede il “nuovo” articolo 434 del cpc – La norma prevede, infatti, che nell’appello non bastino più “i motivi specifici dell’impugnazione” ma è necessario che contenga a pena di inammissibilità: 1) l’indicazione delle parti del provvedimento che si intende appellare e delle modifiche che vengono richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal giudice di primo grado; 2) l’indicazione delle circostanze da cui deriva la violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata. Si legge nella sentenza che le modifiche accentuano in modo notevole la capacità di selezione del ricorso in appello con intento di potenziali esiti deflativi. Quindi sulla base della norma così come rivisitata dalla legge del 2012 è necessario delimitare l’oggetto del giudizio di secondo grado, proporre una nuova e diversa ricostruzione del fatto rispetto a quella compiuta dal giudice di secondo grado e indicare le norme di diritto violate o falsamente applicate e della loro rilevanza ai fini della decisione impugnata.

L’errore dei ricorrenti – La Cassazione ha precisato che gli appellanti hanno disatteso queste prescrizioni avendo redatto l’appello richiamando i fatti posti a fondamento della domanda. E quindi auto investitrice irregolare perché viaggiante con ruota posteriore di diametro più piccolo, su strada con segnali di pericolo e limite di velocità di 50 Km/h, causa gli avvallamenti e sconnessioni del fondo stradale; spostamento del corpo del pedone al centro della carreggiata e le relative argomentazioni svolte in primo grado, ritenendo che dal raffronto di essi con le ragioni della sentenza impugnata pedone non visibile perché marciante nella notte senza indumenti rifrangenti, sul margine destro della strada extraurbana, senza corsia di emergenza, fiancheggiata da guard rail, a doppio senso di marcia, non illuminata, ne dovesse emergere ex sé l’illogicità o l’erroneità della maggior percentuale di concorso causale al comportamento del pedone. Ma così non è stato. Perché la norma del codice di procedure civile, come ricordato, prevede una contestazione molto attenta dei punti non chiari o che avrebbero fornito una lettura errata alla vicenda. E così la Cassazione ha riconosciuto ai ricorrenti come beffa finale anche il versamento del contributo unificato dovuto per l’impugnazione.

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