Ricerca ANRA-FERMA, qual è il ruolo dei risk manager italiani ed europei

Rischio - Analisi - Gestione (Foto rawpixel.com - Pexels) Imc

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Il report dell’Associazione nazionale dei risk manager, realizzato assieme alla Federazione europea di categoria, è stato presentato nella prima giornata di lavori del 19° Convegno annuale ANRA, durante il quale esperti e professionisti della gestione dei rischi si sono confrontati sulle sfide emergenti in ambito finanziario, macroeconomico, normativo, ambientale e tecnologico. Dalla ricerca ANRA-FERMA sul ruolo del Risk Manager è emerso che in Italia vi sono più consulenti esterni rispetto all’Europa e che nelle aziende italiane il modello di Enterprise Risk Management non è ancora completamente sviluppato. Il rischio Cyber è al primo posto in Europa, mentre in Italia sono più considerati i rischi relativi a Asset e Business Continuity, rischi di mercato, reputazionali e compliance

Si è svolto nei giorni scorsi a Milano il 19° Convegno ANRA, contrassegnato in questa edizione dal titolo Imprevisto o probabilità? La carta del Risk Management. L’appuntamento annuale dell’Associazione nazionale risk manager e responsabili assicurazioni aziendali è stato dedicato al ruolo sempre più centrale della valutazione e gestione dei rischi nel complesso dell’organizzazione aziendale, “a fronte dei grandi cambiamenti in atto – a livello economico, normativo, tecnologico, ambientale per citarne alcuni – e delle conseguenti incognite che impattano sui risultati e sulle prospettive di crescita”.

Nell’arco dei due giorni di lavori, attraverso gli interventi di esperti, rappresentanti del mondo accademico, assicurativo e aziendale, il convegno ha affrontato diversi temi di estrema attualità, dalla prospettiva del risk management: in particolare, oggi, 13 novembre, il dibattito si focalizza su tematiche quali l’influenza e il peso del risk management aziendale nell’accesso a finanziamenti e capitali da parte delle PMI, l’evoluzione dei mercati tra protezionismo e deglobalizzazione, la sostenibilità dell’economia circolare e delle energie alternative.

In apertura, il presidente ANRA Alessandro De Felice, presidente ANRA, ha presentato i risultati di una ricerca che, condotta sui soci dell’Associazione e integrata con i dati europei FERMA (Federation of European Risk Management Associations, Federazione delle associazioni dei risk manager europei) ha fornito una fotografia dei professionisti del risk e insurance management in Italia e in Europa, le caratteristiche del ruolo, le modalità di operare, le differenze tra il contesto italiano e quello europeo.

L’indagine mostra uno sviluppo crescente della funzione in Italia, che avvicina il nostro Paese alle medie europee e riduce il gap rispetto agli anni passati, anche se le retribuzioni medie dei professionisti italiani restano più basse. L’Italia mantiene una differenza peculiare: il maggiore ricorso a consulenti esterni (quasi un quinto del totale), in ragione della grande diffusione di aziende medio piccole che non possono permettersi una funzione di risk management interna e interamente dedicata. Come spiegano da ANRA, è questo il fattore che porta anche ad una maggiore coesistenza di responsabilità di risk Mmanagement con responsabilità aggiuntive, quali Compliance o Internal Audit.

Un altro elemento di differenza rispetto al resto d’Europa è la minor maturità del modello di Enterprise Risk Management implementato nelle aziende italiane rispetto ad altri paesi europei. Un numero minore di risk manager italiani è il primo responsabile per la definizione di governance, framework, processi e strumenti di ERM (54% del campione italiano, contro il 76%
del campione europeo) o per l’integrazione del risk management nelle strategie aziendali (14% per l’Italia, contro il 74% europeo). Il fatto che queste funzioni siano per lo più affidate ad altre figure indica che la funzione di valutazione e gestione del rischio non è ancora completamente sviluppata e integrata nei processi aziendali.

Un ulteriore elemento che la ricerca evidenzia è la relazione tra la percezione della gestione del rischio in azienda e la responsabilità sotto cui questo compito ricade. Se da un lato, spiegano da ANRA, emerge infatti che nella quasi totalità delle imprese i rischi vengono gestiti (i rischi operativi nel 99% dei casi, legal & compliance 95%, finanziari 94% e strategici 89%), dall’altro i risk e insurance manager rispondenti non sempre considerano questo compito sotto la propria responsabilità. La risposta è stata positiva per oltre il 60% per ciò che riguarda i rischi operativi, ma non altrettanto lo è stata per quelli strategici e legal & compliance (intorno al 24%) e per i rischi finanziari (inferiore al 20%).

Una possibile spiegazione è che essendo molti dei rispondenti ancora giovani (42% tra i 31 e i 45 anni) o con un impostazione molto “tradizionale”, questi siano più focalizzati agli aspetti di rischio operativo e trasferimento assicurativo mentre la gestione di rischi più complessi, come quelli strategici o finanziari, compete ad altre figure più specifiche e mature, come direttori finanziari (CFO) o amministratori delegati (CEO). Diverso è il caso dei consulenti esterni: se si prende in considerazione solo questa categoria, per il 95% dei rispondenti i rischi operativi rientrano nelle loro responsabilità, i rischi legal & compliance per il 66% e finanziari per il 46%.

Per quanto riguarda, infine, le minacce maggiormente percepite, a livello europeo è il rischio cyber al primo posto, con il 42%, seguito dalle incertezze sulla crescita economica (34%), dall’eccesso normativo (33%) e dalle incertezze geopolitiche (31%). A livello italiano, l’indagine ha voluto comprendere le minacce ritenute più elevate per ogni famiglia di rischio. Fra i rischi operativi al primo posto si trovano gli aspetti di Asset e Business Continuity, con il 72%, mentre è il rischio credito a preoccupare di più tra quelli finanziari (con l’83%). In ambito strategico, i rischi di mercato (74%) e reputazionali (73%) sono quelli ritenuti più elevati dai rispondenti italiani, mentre nell’area legale al primo posto sono indicati i rischi di compliance (79%) seguiti però da vicino dalle responsabilità contrattuali (71%).

La seconda giornata di lavori è stata invece aperta dai keynote speech di Chris Townsend (CEO International General Insurance AIG) sulla globalizzazione e di Simone Bemporad (Group Director of Communications and Public Affairs di Generali) che ha presentato il progetto The Human Safety Net. Ai due interventi sono seguite le tavole rotonde sui rischi emergenti legati alla sostenibilità, alla digitalizzazione delle imprese, al change management e ai cambiamenti climatici, oltre che all’importanza di investire e potenziare le soft skill, le competenze “non tecniche” che giocano sempre più un ruolo chiave anche nelle professioni più specialistiche.

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