Rientro capitali, si paga anche a rate

Voluntary Disclosure - Capitali esteri Imc

Voluntary Disclosure - Capitali esteri Imc

(Autore: Alessandro Galimberti – Quotidiano del Diritto)

Accompagnata da una nuova dichiarazione del ministro Pier Carlo Padoan («sarà sempre più difficile evadere il fisco portando soldi all’estero. Senza segreto bancario e con l’autoriciclaggio, la voluntary disclosure riporterà capitali in Italia») la Camera ha proseguito ieri l’iter di approvazione in prima lettura della proposta di legge sul rientro dei capitali. Iter chiuso dopo una riunione dei capigruppo poco dopo le 20 – c’era un’ipotesi di prosecuzione in seduta notturna – e che riprenderà questa mattina con l’idea di licenziare definitivamente il testo.

Intanto, però, dal corposo dossier di emendamenti all’esame dell’Aula, spuntano interventi che, se non cambiano l’equilibrio dell’operazione rientro, spostano significativamente il rapporto con i potenziali candidati al rimpatrio. A cominciare dall’emendamento Capezzone, Savino, Giorgetti, Laffranco e Romano, riformulato dal relatore Giovanni Sanga, che introduce il pagamento in tre rate, ma solo a richiesta del “collaborante”, della sommatoria di tasse, interessi e sanzioni. Finora in tutti i testi, a iniziare dal decaduto dl 4/14 che ha ispirato anche la “nuova” voluntary, l’ipotesi di frammentare il pagamento era stata esclusa anche, e soprattutto, in ragione della gestione della procedura, che come noto neutralizza una serie di reati fiscali, oltre a riconoscere consistenti sconti sulle sanzioni. Nella nuova e ultima versione votata dall’Aula si prevede invece che «il versamento può essere eseguito in unica soluzione ovvero essere ripartito, su richiesta dell’autore della violazione, in tre rate mensili di pari importo. Il pagamento della prima rata deve essere effettuato nei termini e con le modalità di cui alla presente lettera. Il mancato pagamento di una delle tre rate comporta il venir meno degli effetti della procedura».

Interventi sono stati discussi, anche in materia di autoriciclaggio (il tema che ha portato, come era prevedibile, il maggior numero di richieste di emendamenti), ma non nella direzione di un allentamento della disciplina invocato da molti. Al contrario, l’emendamento Bindi, anche qui integrato dal relatore Sanga, allinea le due ipotesi di autoriciclaggio, introducendo la pena pecuniaria congiunta – che finora non c’era – anche per i reati presupposto meno gravi: alla pena tra 1 e 4 anni si aggiungerà la multa tra 2.500 e 12.500 euro. Tuttavia, e qui è un’altra novità attesa al voto di oggi, se c’è un sospetto di reato di ambiente mafioso (articolo 7 del Dl 152/91) si applicano le pene più pesanti (da 2 a 8 anni, multa a 25 mila euro) anche di fronte a reati presupposto meno gravi (per esempio una dichiarazione fiscale incompleta).

L’emendamento già votato ieri sera sull’autoriciclaggio prevede invece l’ampliamento delle condotte punite, includendo chi «impiega, sostituisce, trasferisce le attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità». In sostanza è esplicitato quello che finora era implicito, e cioè che l’ombrello del reato copre anche le attività imprenditoriali e meramente speculative.

Ma, è bene ricordarlo, chi farà la voluntary piena e sincera andrà immune dai reati presupposto e anche dall’autoriciclaggio.

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