Rientro dei capitali, ecco come investire

Rientro capitali (2) Imc

Rientro capitali (2) Imc

(Autore: Sandra Riccio – La Stampa)

Entro fine anno l’ok definitivo alla «emersione volontaria». Banche e intermediari finanziari offrono polizze, fondi e gestioni

Passi avanti nell’iter della legge per il rientro dei capitali illecitamente detenuti all’estero. In settimana dovrebbe essere licenziato il provvedimento finale in commissione Finanze. Poi passerà alle Camere e quindi dovrà essere approvato. Il passaggio pare scontato. Per molti potrebbe essere l’ultima chiamata per mettersi in regola con il Fisco.

Il via libera definitivo alla Voluntary Disclosure potrebbe arrivare già prima di fine anno. In forte ritardo su quella che era stata la tabella di marcia iniziale che prevedeva il semaforo verde già a giugno. L’operazione ha subito diversi stop lungo il percorso e molti sono i nodi ancora da sciogliere. L’ostacolo principale era dato dalla nuova normativa sull’autoriciclaggio che è il reato che va a punire chi utilizza denaro proveniente da attività illecite da lui stesso prodotte. Prima questo reato colpiva soltanto soggetti terzi.

Va detto che la Voluntary Disclosure non è un condono né uno scudo, non c’è un’aliquota “una tantum” da pagare ma uno sconto sulle sanzioni mentre le tasse evase andranno pagate per intero (sopra certe soglie si aprirà un procedimento penale). Il calcolo del “sacrificio” cambia a seconda dei casi e la procedura comporta la perdita dell’anonimato.

Dalla finalizzazione delle operazioni si attendono benefici anche intermediari finanziari e banche, che potrebbero contare su un afflusso di nuovi asset. Gli istituti sono già pronti a intervenire con il famoso rimpatrio giuridico come era stato fatto con lo scudo. Per chi vuole investire ci sono gestioni patrimoniali o polizze di investimento (unit linked o ramo primo) ma soprattutto fondi di investimento diversificati su asset class (bond o azioni, o flessibili) e mercati internazionali.

Nella prima fase però può intervenire soltanto il commercialista che ha l’incarico di avviare l’operazione insieme al Fisco. Intanto si guarda già agli effetti positivi per l’Erario. Il governo punta a incassare 5 miliardi di euro dall’intera operazione che sarà uno dei pilastri della nuova Legge di Stabilità. Molti sono i dubbi però. Prima di tutto la complessità elevatissima dell’operazione rischia di frenare l’intero impianto. «La Voluntary Disclosure è un’operazione molto complicata», dice Michele Muscolo, consigliere delegato della fiduciaria di Banca Generali. Tant’è che molti tributaristi hanno già detto che non se ne occuperanno.

I costi sono un altro nodo. Per alcune fattispecie, e in particolare per le imprese che hanno soldi non dichiarati fuori dai confini italiani, il conto da pagare può facilmente salire al 70% del capitale con picchi del 100%. Se le somme non sono state movimentata negli anni l’importo da pagare sarà invece del 10-12%.

«E’ chiaro che per com’è stata costruita la Voluntary Disclosure è poco appetibile – dice Muscolo –. Perché possa portare a dei risultati è necessaria una semplificazione con dei tetti massimi sulle cifre da pagare». Infatti in quest’ultima fase stava riprendendo forza l’ipotesi di ridimensionare l’impianto a una sorta di scudo ma con un’aliquota “una tantum” molto più elevata rispetto al passato, intorno al 35%.

«Il provvedimento è inevitabile in quanto rappresenta uno dei pilastri sui cui si fonderà la legge di stabilità 2015. Per garantire un’ampia adesione, però, si dovrà far leva sui punti che ancora sono in discussione ovvero: costi, copertura penale e reato di autoriciclaggio – dice anche Leo De Rosa dello studio Russo De Rosa e Associati. E’ evidente, infatti, che solo abbassando i primi, estendendo la seconda e introducendo il terzo si creeranno i presupposti per il successo dell’operazione di rimpatrio».

Che cosa rischia chi non aderisce alla Voluntary Disclosure? «Non ci sono alternative – dice Muscolo –. Con lo scambio automatico di informazioni con la Svizzera, che entrerà in vigore a partire dal 2017, il rischio è di un accertamento automatico». In questo caso il conto salirebbe fino al 200% in più e c’è poi anche da considerare la parte penale. Intanto una sessantina di operazioni sono già state incanalate in attesa che si approvi la nuova norma. Sono quelle per cui sono scaduti i termini per l’azione penale. E’ il caso delle eredità da molti anni all’estero.

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