Riforma Rc auto, i truffatori lieti dell’amnesia del governo

Auto - Traffico (6) Imc

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(di Sergio Luciano – ItaliaOggi)

Ancora una volta il governo Renzi conferma un suo modo di fare migliorabile. Cioè: fa una cosa giusta, ma – per la fretta o per una sorta di superficialità – la fa parziale, rabberciata, e congegnata quasi come se i suoi stessi autori volessero vanificarne gli effetti potenzialmente positivi. È il caso della nuova normativa sulla Rc auto, il tipo di polizze più diffuso e più odiato d’Italia (essendo obbligatoria, sembra una tassa) che da noi è decisamente più caro di quanto sia all’estero. Da sempre, gli assicuratori spiegano questo caro-polizza sventolando le inequivocabili statistiche sul numero di sinistri, esorbitante, in Italia, rispetto alle medie europee; soprattutto dei sinistri di piccola e media gravità, con indennizzi sotto i 2-3 mila euro, sui quali fare causa contro l’assicurato sospetto di voler imbrogliare rischia di rivelarsi, per la compagnia, più oneroso che pagare un indennizzo di dubbia legittimità. Secondo gli assicuratori, insomma – e la loro associazione Ania – il caro-polizze deriva essenzialmente dalle troppe truffe.

Ebbene, il nuovo schema di legge sulla concorrenza impone l’adozione obbligatoria (con connesso sconto obbligatorio) a tutti gli automobilisti della cosiddetta «scatola nera», che registra accelerazioni, decelerazioni e traiettorie dei veicoli. Se quindi qualcuno lamenta tamponamenti mai accaduti, non potrà più farlo perché nella «scatola» viene registrata la verità… Si potrebbe dire: «Era ora, bravo Renzi!». Ma gli assicuratori non sono contenti. E per una volta hanno ragione. La legge ha perso infatti l’occasione di regolamentare la piaga delle false testimonianze su cui il business delle truffe si fonda.

Nelle regioni più truffone c’è un esercito di professionisti della testimonianza, che guarda caso si trovano sempre «sul luogo del sinistro» e giurano ciò che gli imbroglioni vogliono. Gli assicuratori proponevano l’istituzione di un elenco testimoni in cui censire appunto questi spergiuri seriali in modo da coglierne l’inaffidabilità. E chiedevano anche che si accorciasse a un massimo di tre mesi dalla denuncia del sinistro (termine già lunghissimo) la scadenza per produrre testimonianza. Hanno beccato nei denti un doppio no del governo, che non ha voluto recepire queste due clausole-chiave. Forse perché – come ha acutamente detto Giuseppe De Rita molti anni fa – la Rc auto al Sud è un «ammortizzatore sociale»? Ed estirpandola sul serio si rischiano effetti socioeconomici più dannosi di quelli che si sradicano? Può darsi: ma nel 2016 non sarà certo chiudendo un occhio sulle truffette relativi ai finti «colpi di frusta» e dimenticandosi dei truffatori professionali che si modernizza davvero il Paese.

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