Risarcimento del danno, il semplice richiamo alle tabelle milanesi non basta ad accogliere la maggiore pretesa

Sentenza (6) Imc

Sentenza (6) Imc

(di Giampaolo Piagnerelli – Quotidiano del Diritto)

Le tabelle milanesi non rappresentano un fatto notorio. Così qualora si voglia eccepire in giudizio l’irregolare corresponsione delle somme su base tabellare bisogna proporre nel fascicolo i “parametri” che non sarebbero adeguati per il risarcimento del danno patito. Questo in estrema sintesi il contenuto della sentenza della Cassazione con la sentenza n. 12288/2016.

Gli errori commessi nella fase di merito – In sostanza si legge nella sentenza gli eventuali errori commessi dal giudice di prime cure in ordine all’applicazione dei criteri della tabella milanese avrebbero dovuto essere denunciati dal ricorrente non soltanto attraverso la specifica deduzione in grado di appello dell’errore di calcolo commesso, ma mediante il deposito in giudizio di copia delle tabelle ritenute nella specie applicabili. Il ricorrente si è limitato, invece, a eccepire che dette tabelle non erano state prodotte in primo grado e soltanto richiamate in grado di appello, avendo provveduto a integrare la lacuna in sede di legittimità soltanto mediante il deposito delle tabelle milanesi e la comunicazione del deposito dei documenti alle controparti ex articolo 372, comma 2 del cpc (Codice di Procedura Civile – ndIMC). I Supremi giudici pertanto hanno ricordato come in sede di legittimità non si possa rivalutare la questione nel merito non avendo il ricorrente provveduto a produrre le tabelle nemmeno nel giudizio di secondo grado. Quindi, in funzione anche della periodica modifica e rideterminazione delle tabelle di liquidazione del danno alla persona, si deve escludere che i valori tabellari possano assurgere a fatto notorio, così da assolvere dall’onere probatorio la parte che se ne intende avvalere.

Il principio di diritto – La Cassazione ha enunciato pertanto il principio di diritto secondo cui «in tema di liquidazione del danno alla persona e con riferimento ai criteri di cui alle cosiddette tabelle milanesi, non soddisfa l’onere di autosufficienza ex articolo 366, comma primo n. 6) cpc il ricorso per cassazione che si limiti a riportare le somme di denaro pretese dal ricorrente a titolo risarcitorio in forza delle citate tabelle, senza fare specifica indicazione delle stesse tra i documenti posti a fondamento del ricorso come prescritto dall’articolo 369, comma secondo, n. 4) cpc ed omettendo di indicare puntualmente con quale atto processuale sono state prodotte nel giudizio di merito e il luogo del processo in cui risultino ripetibili limitandosi piuttosto a un mero generico richiamo ai fascicoli di parte. Rimane escluso, infatti, per la stessa conformazione del giudizio di legittimità che la Corte, con riferimento alle menzionate tabelle, possa far ricorso al notorio o debba procedere alla loro ricerca di sua propria iniziativa. Deve ritenersi inoltre precluso al ricorrente “sanare” l’omesso deposito delle tabelle, unitamente al ricorso, mediante successiva comunicazione delle stesse alle controparti ex articolo 372 comma secondo del cpc non trattandosi di documenti relativi all’ammissibilità del ricorso».

Il calcolo degli interessi – Unico riconoscimento al ricorrente il computo degli interessi sulla somma liquidata a titolo di risarcimento del danno che dovevano decorrere non dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado ma da quando era avvenuto il sinistro.

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