RISCHIO D’IMPRESA: L’INDUSTRIA ASSICURATIVA CHIEDE MAGGIORE FIDUCIA

Convegno Giornale delle Assicurazioni 8 maggio 2012 IMC

Al convegno che il Giornale delle Assicurazioni ha organizzato in collaborazione con Aiba, assicurazioni, imprese e settore pubblico si interrogano su come rilanciare il sistema produttivo italiano. Che passa anche attraverso la cultura del rischio.

Quale ruolo può giocare il settore assicurativo per rilanciare il sistema produttivo Italia? Quali idee si possono mettere sul piatto? E come accrescere la cultura del rischio fra gli imprenditori? Se ne è parlato ieri nel corso della quarta edizione del convegno nazionale (nella foto a lato) organizzato dal Giornale delle Assicurazioni (mensile della Newspaper Milano), in collaborazione con l’Aiba, dal titolo Gestire il rischio per sostenere crescita e lavoro nelle imprese svoltosi presso Palazzo Giuseconsulti a Milano, sotto il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico.

«Le Pmi sono il motore che da sempre contraddistingue la nostra economia», ha detto in apertura dei lavori Angela Maria Scullica, direttore del Giornale delle Assicurazioni, «e sono loro a fare da ammortizzatori insostituibili nelle fasi di recessione. Se sono chiari i valori che contraddistinguono i piccoli e medi imprenditori quali il forte attaccamento al Paese, la vocazione distrettuale, le alte competenze tecniche e di mercato, non altrettanto chiaro è il valore creato. Un valore spesso privato, in termini di ritorni di capitale, ma anche sociale».

FIDUCIA NELLE ASSICURAZIONI – È per questa ragione che assume una rilevanza fondamentale la gestione professionale dei rischi, soprattutto in considerazione dei risultati delle ricerche più recenti che evidenziano che gran parte delle Pmi italiane non è adeguatamente garantita contro i rischi. E non è solo un problema di valori sottoassicurati rispetto a quelli reali, ma è anche l’incompletezza della garanzia. Il comparto assicurativo, compagnie e intermediari, è chiamato quindi a compiere un salto qualitativo per prestare agli imprenditori quella consulenza che non si basa solo sulla mera vendita del prodotto, ma anche sul far comprendere i rischi che si corrono. Lo sa bene anche Paolo Garonna (nella foto sotto), il presidente dell’Ania, uno dei relatori della prima parte dei lavori della mattina insieme con Marco Oriolo, vicepresidente dei Giovani imprenditori di Confindustria e Paolo Panarelli, direttore generale di Consap.

«L’industria assicurativa è chiamata a fornire un contributo importante nel processo di ricapitalizzazione del settore delle Pmi», ha detto Garonna, «ed è proprio per questo che tutti noi dobbiamo compiere uno sforzo per dare una protezione non solo ai vecchi bisogni, ma anche alle nuove esigenze. Ritengo pertanto sia importante saper intercettare i bisogni inespressi. È necessario, però che la cultura del rischio venga diffusa in maniera più significativa in particolare fra le imprese. La sfida è aperta e va giocata fino in fondo». Anche lo Stato deve fare la sua parte. «Il paese Italia deve trovare nuovi modelli di sviluppo e allo stesso tempo cambiare mentalità. Su cosa deve puntare il nostro settore? Sulla fiducia. Dobbiamo essere in grado di trasmetterla sia ai clienti, sia all’intero Paese».

CONTRATTI MACCHINOSI – Da una indagine presentata nel corso del convegno e realizzata da Interactive Market Research sul rapporto compagnie e imprese (e che Intermedia Channel pubblicherà nella sua interezza nei prossimi giorni) emerge che le Pmi italiane sottoscrivono mediamente tra le 4 e le 5 coperture per rischi elementari, ma sottovalutano pericoli enormi come l’interruzione dell’attività, i danni ambientali e i casi di insolvenza dei debitori. Nonostante ciò sono convinte di essere assicurate in maniera sufficiente (96%). «Questa percentuale rappresenta un vero e proprio paradosso», commenta Oriolo di Confindustria. «C’è molto da fare in termini di consapevolezza del rischio ed è necessario che anche il mondo accademico faccia qualcosa in questo senso. È anche vero che a tutt’oggi riscontriamo contratti assicurativi troppo macchinosi che necessiterebbero di una semplificazione e di una maggiore chiarezza e trasparenza. Più in generale, però, c’è bisogno di fare sistema. Il mondo delle imprese, per esempio, punta molto sulla internazionalizzazione che, contrariamente a quello che si pensa, non è solo export. In questo senso il Paese ci aiuta poco».

SUSSIDIARIETA’ – Su cosa deve puntare il settore pubblico in questo particolare momento? Per Panarelli di Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici) occorrerebbe spingere su due concetti: sussidiarietà e solidarietà. «Non si può pensare di risolvere i problemi senza l’intervento dello Stato», dice, «per questo è importante la sinergia fra pubblico e privato. In molti casi basta soltanto che lo Stato prenda delle decisioni. Dove può intervenire? A mio parere su tre fronti: previdenziale, malasanità ed eventi catastrofali. In quest’ultimo caso, sembrerebbe che lo Stato abbia già assunto la decisione di uscire dal sistema di intervento a livello nazionale, delegando tutto alle regioni e quindi ai privati. È chiaro che ciò aprirebbe un filone enorme di business per il mercato assicurativo».

Ai lavori della mattina (che hanno compreso anche una tavola rotonda dal titolo Pmi: un modello di business poco assicurato. Quali strumenti per la tutela e l’assistenza di aziende e lavoratori) hanno partecipato circa 220 tra esponenti di compagnie di assicurazioni, grandi, piccole e medie imprese, società di consulenza, consulenti Finanziari, associazioni di categoria, broker, agenti, risk manager, università e centri studio, avvocati e legali.

Fabio Sgroi – Direttore Intermedia Channel

Authors

Related posts

Top