Risparmio previdenziale, futuri pensionati senza bussola

Previdenza complementare - Domande Imc

Previdenza complementare - Domande Imc

(Autore: Vitaliano D’Angerio – Plus24)

Tasse in aumento su fondi e Tfr, nessuna notizia sull’assegno. Per 22 milioni di iscritti Inps il futuro è incerto

«Per me un cittadino è maturo e consapevole. E come accade in tutto il mondo, non può essere lo Stato a decidere per lui». Basta con lo Stato-Mamma: lo scriveva il premier Matteo Renzi sul suo sito il 5 ottobre scorso a proposito del Tfr. I lavoratori devono decidere da soli cosa farne della “liquidazione”, se lasciarla in un fondo pensione, in azienda o chiederla subito in busta paga come prevede la legge di Stabilità.

Scelta senza informazioni

Per scegliere in maniera consapevole, i 22 milioni di iscritti all’Inps dovrebbero però ricevere le necessarie informazioni come accade in molti Paesi europei. Ve la ricordate la “busta arancione”? Ne avevamo scritto un anno fa su Plus24 chiedendo all’allora commissario Inps, Antonio Mastrapasqua, quando sarebbe stata spedita. Nella busta arancione, a 19 anni dalla riforma Dini (passaggio da sistema retributivo a contributivo), dovevano essere inserite le stime sull’assegno previdenziale che il cittadino italiano avrebbe incassato al momento del pensionamento. Negli anni, i ministri del Lavoro hanno fatto tutti la stessa promessa: «Manderemo al più presto la busta arancione con le informazioni sulla pensione». Ultimo in ordine di tempo il nuovo commissario Inps, Tiziano Treu, che in un’intervista al Corriere della Sera ha annunciato entro fine anno tali informazioni ma «gradualmente» e per i lavoratori «più vicini alla pensione». Tutti però a breve dovranno decidere su cosa fare del Tfr: forse è arrivato il momento che anche quelli lontani dalla pensione sappiano a quanto ammonterà l’assegno previdenziale.

A proposito di “liquidazione”, il professor Tullio Jappelli (Università Federico II di Napoli) su lavoce.info ha calcolato che nel 2015 l’impatto del Tfr in busta paga sui consumi oscillerà da 0,8 a 3,3 miliardi di euro per un incremento del Pil compreso fra 0,05% e 0,22 per cento. Nei calcoli, Jappelli ipotizza un flusso annuo di Tfr di 26 miliardi, un consumo aggregato di 934 miliardi e un Pil di 1.518 miliardi.

Campagna dei fondi in vista

Ci potrebbero essere però delle variazioni a questo scenario. A quanto si sa, infatti, i fondi pensione negoziali sono in pressing, assieme alle Casse previdenziali, per ottenere una sforbiciata della tassa sui rendimenti: la legge di Stabilità la innalza al 20% dal 11,5% per i fondi complementari e al 26% per le Casse dal precedente 20 per cento. Stesso lavoro diplomatico è in atto sul Tfr in busta paga che l’Esecutivo vuole tassare con l’aliquota marginale Irpef (se lasciato in azienda il prelievo è del 17%): il mondo dei fondi pensione dà ormai per scontata l’operazione ma si vorrebbe trovare un argine alla fuoriuscita del Tfr. Fra le richieste al Governo vi sarebbe quella di accorciare per legge il periodo di iscrizione al fondo pensione (da 8 a 4 anni) per chiedere l’anticipazione del 30% di quanto versato. Infine, i protagonisti della previdenza integrativa stanno pensando di mettere in atto una campagna a tappeto per informare gli iscritti sul “salasso fiscale” del Tfr spostato in busta paga. Lo stesso Treu giovedì, durante l’audizione in commissione, a proposito del Tfr, ha auspicato che sia una soluzione temporanea: «Non si può depauperare la previdenza complementare». Appunto.

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