Sace, le nuove ambizioni di Castellano

Alessandro Castellano (2) Imc

Alessandro Castellano (2) Imc

(di Adriano Bonafede – Repubblica Affari & Finanza)

Nel piano industriale della Cdp potrebbe tornare la possibilità di creare una “EximBank” mentre la controllata Sace Bt è stata ricapitalizzata per rilanciare il business dei crediti commerciali. Le contraddizioni

Alessandro Castellano (nella foto) adesso ci crede. L’attivo amministratore delegato di Sace, che soltanto qualche mese fa aveva dovuto fare marcia indietro sulla possibilità di trasformare la società in una banca, spera che nel nuovo piano industriale della controllante, la Cassa depositi e prestiti, sia ripescata anche questa possibilità. Del resto, il cambiamento ai vertici della Cdp sembrerebbe aiutarlo.

A febbraio scorso, il decreto sulle banche popolari era stato un fulmine a ciel sereno anche per Franco Bassanini, allora presidente della Cdp. In un comma, infatti, si dava la possibilità alla Sace di chiedere la licenza bancaria. Bassanini non era stato informato ma si sa anche era sempre stato contrario, per due buoni motivi. Primo, la Cdp aveva già in mente di costituire una “Exim (export-import, Ndr) Bank”, sul modello – almeno lessicale – dell’omonima banca pubblica americana. Secondo perché pensava che avrebbe dovuto essere lui a trovare la quadra.

Invece era improvvisamente spuntata quella postilla al decreto sulle popolari. Una sorta di bypassaggio della Cassa, secondo alcuni ispirato dallo stesso Castellano, che avrebbe trovato i giusti appoggi politici presso gli ambienti fiorentini vicini a Renzi.

Poi però si era tutto bloccato. Bassanini aveva spiegato in un’audizione alla Commissione Finanze della Camera tutti i risvolti della scelta di trasformare Sace in una banca: «Bisogna valutare bene alcune possibili criticità: se sia compatibile con l’attuale normativa Ue sugli aiuti di Stato la compresenza dentro lo stesso soggetto dell’attività di garanzia all’export con la controgaraizia dello Stato e attività di credito, e il problema delle regole della concorrenza».

A Bassanini, presso la stessa commissione parlamentare, aveva fatto eco il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi: «Bisogna capire meglio cosa vuol dire. Se quella norma vuoi dire che Sace si trasforma in una banca, essendo Sace di Cdp, questo sicuramente farebbe scattare vigilanze anche maggiorate perché avremmo un conglomerato finanziario». In sostanza – aveva detto Rossi – la Cassa depositi e prestiti dovrebbe cedere sul mercato partecipazioni azionarie e ridurre gli impieghi a sostegno dell’economia se finisse sotto la completa vigilanza della Banca d’Italia. Oggi Cdp è sottoposta a un regime meno vincolante di quello previsto per le banche, che devono sottostare a severi requisiti patrimoniali.

Lo stesso Rossi ha però lasciato la porta aperta dicendo che «se Sace fa direct lending e non fa raccolta al dettaglio allora la questione si semplifica». E’ su questo aspetto che Castellano ha lavorato in questi mesi, arrivando alla considerazione che la Sace potrebbe fare prestiti a favore dell’export italiano (finanziando i partner delle nostre imprese) se si limita a trovare i soldi sul mercato senza trasformarsi in banca commerciale.

Le ambizioni di Castellano hanno dunque trovato nuova linfa dopo l’allontanamento del presidente della Cassa, Franco Bassanini, e del direttore generale Giovanni Gorno Tempini. Tuttavia dopo il passaggio della Sace dal Tesoro alla Cassa nel 2012 (ciò che ha prodotto per lo Stato un introito straordinario di 6 miliardi), l’attività della Sace ha cominciato a essere monitorata con nuova attenzione. Un mezzo passo falso sembrerebbe l’aver scelto, nel 2004, di entrare nel lucroso segmento dell’assicurazione dei crediti commerciali tramite la controllata Sace Bt. In questo settore i leader europei sono la tedesca Euler Hermes e la francese Coface. Castellano aveva dotato la controllata di un capitale di 80 milioni. Poi, però, era scattata una procedura per “aiuti di Stato” e nel giugno scorso il Tribunale europeo aveva dato ragione alla Commissione Ue costringendo la Sace Bt a restituire alla casa madre gli 80 milioni a suo tempo ricevuti.

L’apertura di questa procedura ha mandato a monte i piani di Sace tanto è vero che la raccolta premi è drammaticamente scesa dal 14,4 per cento del mercato del 2011 al 7,7 del 2014. Ora la Sace ci riprova avendo deciso di ricapitalizzare la controllata con 48,5 milioni e con la possibile emissione di un bond subordinato per altri 15 milioni. La situazione dovrebbe essere mutata con il passaggio di Sace dal Tesoro alla Cdp, talché non dovrebbe più essere considerato aiuto di Stato.

Un’altra peculiarità della Sace starebbe, secondo alcuni analisti finanziari, nel fatto di non agire come “un’agenzia” per conto dello Stato neil’assicurare il rischio paese come fanno i concorrenti stranieri. Questi ultimi ottengono una fee da parte dello Stato per il proprio lavoro ma i premi e i sinistri fanno capo direttamente allo Stato. In questo caso i premi vengono invece incassati direttamente dalla Sace. Il bello è che nella sua attività precipua la Sace è in pareggio (390 milioni di premi, 378 di sinistri nel 2014). Migliore la gestione finanziaria (+326 milioni) grazie all’abilità del cfo, Roberto Taricco. In altre parole, i soldi si fanno soprattutto investendo capitale e premi ricevuti.

Tra le particolarità della Sace c’è quella di essere formalmente una spa privata ma di godere non di una ma di ben due garanzie pubbliche: una generale e una settoriale o di paese, qualora particolari operazioni possano comportare rischi eccessivi. La seconda garanzia è stata concessa a Sace dopo la “privatizzazione”. Ma perché lo Stato ha dato la sua garanzia a una società “privata”? Fra l’altro una società che ha venduto, e che quindi non era evidentemente considerata strategica? Inoltre, se la concessione di questa ulteriore garanzia fosse stata effettuata prima della vendita, lo stato avrebbe forse incassato più di 6 miliardi. E qualcuno si chiede perché – caso unico al mondo – debba essere una società privata a svolgere un lavoro che altrove è lo stesso Stato a svolgere vista la sua rilevanza strategica.

Related posts

Top