Salone del Risparmio, il “fai da te” scelto da cinque risparmiatori italiani su cento

Calcolo - Pianificazione - Risparmio (Foto Acharaporn Kamornboonyarush - Pexels) Imc

Calcolo - Pianificazione - Risparmio (Foto Acharaporn Kamornboonyarush - Pexels) Imc

Il 5,1% degli italiani tra i 35 e i 74 anni sceglie il “fai da te” per gestire i propri risparmi: a comporre questo segmento sono i risparmiatori che non si avvalgono di alcun referente per la gestione del proprio patrimonio finanziario e sono quindi del tutto autonomi nella selezione dei prodotti, nonché nel decidere il timing di acquisto, vendita o switch.

Si tratta di 1,62 milioni di persone (su un totale di 32 milioni) che dedicano molto tempo a questa attività e che dichiarano “di avere una buona conoscenza della materia economico-finanziaria, una grande fiducia nella propria preparazione e competenza, una buona capacità di controllo delle emozioni che consente loro di affrontare anche prodotti ad alto profilo di rischio”.

La fotografia è stata tracciata dalla ricerca a cura dell’Istituto Demia per conto di Assogestioni sul mondo dei Risparmiatori fai da te, presentata durante i lavori del Salone del Risparmio 2019. Lo studio ha preso in analisi un campione rappresentativo di 1.050 risparmiatori in possesso di un patrimonio mobiliare investito o investibile di almeno 30.000 Euro (il 34,6% della popolazione del target 35-74 anni) e un campione di consulenti bancari e finanziari operanti in Italia. Nell’indagine sono state raccolte anche le risposte degli ex fai da te (rappresentativi di 1,91 milioni di persone): risparmiatori che, nella quasi totalità, hanno scelto nuovamente la consulenza in seguito a minusvalenze importanti e coloro che non lo sono mai stati, ovvero persone che affidano da sempre la gestione del patrimonio ad uno o più consulenti.

Secondo quanto è emerso dall’indagine, la figura del risparmiatore fai da te è in divenire e si articola in modo differente a seconda delle diverse generazioni: a cambiare con l’età anagrafica sono infatti l’atteggiamento verso il risparmio e gli investimenti, il livello di cultura finanziaria, la dimensione del patrimonio, l’accesso e la dimestichezza con la tecnologia, le risorse di tempo da dedicare e le esperienze passate.

Il 53% dei “fai da te” dichiara che il piacere di seguire personalmente i propri investimenti, unitamente alla propria dimestichezza tecnologica verso App o internet banking (36%) e alle personali conoscenze in materia (33%), sono tra le principali motivazioni che li spinge a gestire da solo i propri risparmi.

Il 46% dei risparmiatori fai da te intervistati attribuisce inoltre alle nuove normative come Mifid2 un ulteriore aggravio di burocrazia, già motivo di stimolo al fai da te. Motivazioni che si ribaltano per coloro che, invece, si affidano a un consulente: per il 42% dei rispondenti sono le insufficienti conoscenze in materia unite alla percezione della complessità dei mercati che richiedono conoscenza e costanza (34%) i motivi principali per affidare a un consulente per i propri risparmi.

Tra gli ex risparmiatori fai da te, il 49% dichiara che i mercati sono sempre più complessi e che è necessario avere a fianco un esperto, il 32% sostiene di non essere in grado di calcolare in modo adeguato i rischi e, tra le risposte più referenziate, il 24% riconosce alla consulenza un valore aggiunto anche a fronte di un costo da sostenere.

La competenza, evidenziano i curatori della ricerca, risulta tuttavia tra le principali leve potenziali per riavvicinare alla consulenza i fai da te: il 42% dichiara che potrebbe riconsiderarla qualora si rendesse conto di non essere abbastanza esperto, o se dovesse scegliere di investire in mercati sconosciuti (37%). A seguire vengono indicate la mancanza di tempo per dedicarsi al fai da te (25%), la necessità di pianificare nel medio-lungo periodo con gli strumenti più adatti (23%), le eventuali minusvalenze registrate (22%).

Dalla prospettiva opposta, i consulenti bancari e finanziari, interrogati sulla fotografia emersa dalla ricerca, confermano per il 64% che un risparmiatore fai da te potrebbe decidere di affidarsi ad un consulente perché si rende conto di non essere abbastanza competente e aggiornato per continuare da solo e per il 46% per poter pianificare nel medio-lungo periodo con gli strumenti più adatti. Secondo il 45% dei consulenti, il risparmiatore “fai da te”, inoltre, ricontatta il professionista dopo aver subito delle perdite e per il 34% per scegliere prodotti o investire in mercati che non conosce.

“I risultati dell’indagine – ha affermato Diego Martone, CEO di Demia Studio Associato – circoscrivono e quantificano un segmento di mercato che spesso sfugge alle analisi. Nonostante il possesso di alcune caratteristiche particolari, su tutte una grande fiducia nei propri mezzi, si registra, anche tra i fai da te, una convergenza nell’opinione comune a tutti i risparmiatori: per affrontare risparmio e investimenti non si può prescindere dalla competenza in materia e da una quantità di tempo da dedicare allo studio e all’aggiornamento. In assenza dei risultati attesi, la strada per recuperare è quella di rivolgersi ai professionisti del settore per una pianificazione finanziaria completa ed equilibrata, come anche dimostrato dalla presenza di un numero maggiore di ex risparmiatori fai da te rispetto a quelli che attualmente vi si dedicano”.

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