Salvatori: «I governi frenino. La crisi si supera solo con gli Stati Uniti d’Europa»

Carlo Salvatori (2) Imc

Carlo Salvatori (2) Imc

(di Sergio Bocconi – Corriere Economia)

Banchiere e assicuratore lascerà a fine aprile la presidenza di Allianz Italia. Protagonista della finanza tricolore, mantiene la carica in Lazard: «Neppure i Paesi più forti possono permettersi una Ue debole»

Sarà che nella sua vita professionale, da banchiere e assicuratore, si è cimentato numerose volte in aggregazioni e integrazioni. Forse anche per questo oggi, mentre si moltiplicano nel continente gli alfieri di una politica anti-euro, Carlo Salvatori (nella foto) si sente di sposare con convinzione la bandiera che ha colori antichi ma per molti oggi «scolorita»: «Non possiamo permetterci un’Europa debole. I singoli Stati non possono avere un ruolo significativo nelle questioni globali. Neppure i più forti. Neppure la Germania. Siamo “condannati” a viaggiare verso gli Stati Uniti d’Europa il più velocemente possibile. Solo così potremo tornare finalmente a parlare di sviluppo e ripresa».

Negli ultimi anni, del resto, Salvatori ha coltivato un profilo crossborder che lo rende particolarmente indicato a spendersi per una battaglia di unione mentre soffiano forti i venti della disgregazione.

La carriera

Il banchiere è stato impegnato su numerosi fronti ma si è dedicato principalmente alle presidenze di Lazard Italia e Allianz Italia, incarico quest’ultimo che ricopre dal 2012 e lascerà a fine aprile secondo un processo di successione concordato da tempo. «Nel mio ruolo ho lavorato in modo molto positivo con gli amministratori delegati che si sono succeduti, da ultimo Klaus-Peter Roehler, con il quale si è creato un proficuo e amichevole rapporto che continuerà anche successivamente. Insieme abbiamo affrontato con successo la trasformazione della rete delle agenzie, puntando sull’innovazione e i benefici che il digitale consente agli intermediari, in una visione di centralità del cliente, e abbiamo dimostrato quanto Allianz creda nel mercato italiano». A confermarlo basterebbe l’acquisizione seguita nel 2014 da Salvatori della rete Milano-Sasa dal gruppo UnipolSai, una delle operazioni maggiori nel settore degli ultimi anni. Il successore di Salvatori, nel ruolo di presidente che non prevede deleghe operative, sarà individuato dall’azionista in vista dell’assemblea per l’ok al bilancio 2016.

Salvatori, presidente in Lazard (società che sta seguendo oggi dossier come Alitalia e Mps) dal 2010, conserva fra i principali incarichi quelli di consigliere dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù del Vaticano e dell’Università Cattolica. E proprio da punti di osservazione privilegiati in quanto europei, Salvatori sottolinea che «è necessario affiancare all’euro una vera unita politica. Trasferendo in Europa ambiti più importanti di sovranità, non solo nella finanza». I punti di osservazione dai quali può attingere la convinzione «europeista» non appartengono però solo al presente. Perché la vita professionale di Salvatori (nato a Sora, vicino a Frosinone, nel luglio 1941) è stata particolarmente dedicata all’obiettivo di unire forze, integrare aziende e culture anche diverse. Mestiere che comincia a fare presto: cioè dopo che Nerio Nesi, che lo ha chiamato e richiamato in Bnl dove lui ha cominciato la professione in banca, lo presenta a Giovanni Bazoli.

Entra in Ambroveneto nel 1990, e lì si occupa per una decina di anni, con una «parentesi» in Cariplo dal ’96 al ’98, delle aggregazioni che hanno portato a Intesa. Conclusa l’unione con Comit, la guida della nuova banca viene affidata a Christian Merle e Salvatori esce. Dopo una breve esperienza in Banca di Roma, nel 2002 sostituisce Francesco Cesarini alla presidenza di Unicredito. Con Alessandro Profumo, accompagna l’istituto alla prima unione crossborder con la tedesca Hvb. E, per favorire l’integrazione fa un passo indietro e la presidenza passa al tedesco Dieter Rample. La successiva tappa, nel 2006, rappresenta una discontinuità, tanto per lui nato banchiere, quanto per la comunità finanziaria (e non solo). Salvatori, cattolico, è chiamato in Unipol, la compagnia di assicurazioni della Lega delle cooperative. Compito prioritario: riposizionare il gruppo dopo l’era trasversale della turbofinanza di Giovanni Consorte. Lavora con Carlo Cimbri e, raggiunto l’obiettivo, nel 2010 esce dichiarando «missione compiuta». Unipol è «tornata al centro del sistema», sottolinea. E in fondo la ridefinizione d’identità è stata preliminare al salto che Unipol compie quando, con una operazione avviata all’inizio del 2012 e conclusa a fine 2013, porta a termine la fusione con la Fonsai che i Ligresti avevano portato al collasso.

Globale

Lasciata Bologna, per Salvatori si apre la strada nella filiale italiana della maison Lazard, dove diventa presidente nel 2010, e in Allianz Italia dal 2012. Nel 2014 viene nominato nel consiglio di sovrintendenza dello Ior, l’Istituto per le opere di Religione, la «banca» del Vaticano. È l’unico italiano nel board laico dell’istituto. Ne uscirà nel maggio 2016 (con il tedesco Clemens Boersig) motivando la scelta come una «decisione personale».

Da banchiere Salvatori è ben consapevole che «per il nostro sistema è un momento delicato». Occorre trovare «un nuovo equilibrio» anche con «un’offerta diversa e aggiuntiva rispetto al modello delle filiali, puntando a modalità distributive innovative, seguendo il filone dei grandi operatori del mondo digitale». Un grande salto, che ha significative simmetrie del resto nel mondo assicurativo, sia in termini di problemi (con la crisi delle tradizionali componenti di ricavo), sia in relazione alle soluzioni. Ma il maratoneta Salvatori (al quale la rivista «Correre» ha dedicato anni fa la copertina) riassume con sintesi sportiva: «È solo cominciata per tutti una nuova, lunga corsa».

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