SANITA’, ASSISTENZA ED RC SANITARIA: IL PUNTO DI VISTA DELL’ANIA

Per l’associazione delle  imprese occorre cambiare rotta. Tra le possibili soluzioni, replicare i modelli francese e tedesco, sviluppare la Ltc attraverso gli accordi collettivi di lavoro, ridurre i costi diretti e indiretti della sanità per abbassare i premi di Rc.   

«Il settore assicurativo, come avviene in molti altri paesi, può offrire un contributo importante nell’organizzazione di un modello di sanità complementare, efficiente e mutualistico». Aldo Minucci, presidente dell’Ania, lo ha ricordato nella sua recente relazione.  «Possiamo guardare all’esperienza della Francia, dove la grandissima maggioranza dei cittadini ha un’assicurazione privata che rimborsa la spesa relativa ai ticket. O della Germania, dove ai cittadini con reddito superiore a una certa soglia è lasciata la facoltà di coprire le proprie esigenze sanitarie con una polizza assicurativa privata, versando però un contributo di solidarietà al sistema pubblico».

L’Ania si sofferma anche sulla limitata copertura contro i rischi della non autosufficienza, come dimostrato dalla scarsa diffusione delle polizze long term care. «Al riguardo, un importante ruolo può essere svolto dagli accordi collettivi di lavoro. Noi», ha detto Minucci, «siamo molto soddisfatti di aver costituito, nel 2003, d’intesa con le organizzazioni sindacali, uno specifico fondo per garantire, a dipendenti e pensionati del settore assicurativo, una rendita in caso di non autosufficienza. L’auspicio è che iniziative di questo tipo possano estendersi ad altri comparti economici».

RC SANITARIA – Sul tema della Rc sanitaria, Minucci ha evidenziato come per la gran parte delle specializzazioni, i prezzi delle polizze appaiano «del tutto ragionevoli, benché non ancora sufficienti a coprire il fabbisogno tariffario. Siamo però consapevoli che per altre specializzazioni, quali chirurgia plastica, ortopedia e ginecologia, il premio richiesto, in particolare ai liberi professionisti, può essere elevato in conseguenza dell’alta sinistralità che le caratterizza. Sempre per effetto dell’onerosità dei risarcimenti pagati dalle compagnie, talune strutture sanitarie hanno difficoltà a trovare le coperture assicurative a condizioni da loro ritenute accettabili; provvedono quindi con l’autoassicurazione. Per risolvere queste problematiche, la soluzione non è l’imposizione a carico degli assicuratori di limitazioni tariffarie o di obblighi a contrarre, perché queste misure avrebbero il solo effetto di far uscire buona parte delle compagnie dal mercato. Occorre, piuttosto, intervenire per ridurre i costi diretti e indiretti della malasanità», ha puntualizzato Minucci.

Analizzando le esperienze estere, la prima cosa da fare, per l’Ania, è perseguire una più efficace prevenzione del rischio, attraverso l’adozione di adeguati interventi organizzativi e tecnologici. «Vanno poi esaminate con estremo equilibrio due questioni», ha precisato Minucci. «La prima riguarda una più puntuale definizione della responsabilità del medico e delle strutture sanitarie, che la giurisprudenza ha ampliato in misura accentuata negli ultimi anni. È di tutta evidenza che se la responsabilità del medico che ha seguito le regole previste dai protocolli fosse limitata al dolo e alla colpa grave, il numero delle denunce scenderebbe drasticamente. Occorre trovare il giusto equilibrio tra i profili di responsabilità e il diritto dei cittadini a un equo risarcimento dei danni provocati dagli errori sanitari. La seconda è relativa alle modalità di definizione dei risarcimenti: anche in questo comparto, come nella Rc auto, sarebbe opportuna l’approvazione di tabelle che, riducendo la discrezionalità delle valutazioni giurisdizionali del danno biologico, rendessero più certo e stimabile in anticipo l’ammontare del risarcimento dovuto dalle compagnie».

Redazione – Intermedia Channel

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