Sanità, dal dentista all’oculista il servizio è su misura: “Ora serve una legge”

Salute - Medico - Critical Illness Imc

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(di Vito De Ceglia – Repubblica Affari & Finanza)

Secondo Fiammetta Fabris, direttore generale di UniSalute, i segreti sono la contrattazione ed il controllo del costo finale delle prestazioni. Tuttavia l’assenza di una normativa tributaria è tra le ragioni del mancato decollo delle coperture individuali

«La sostenibilità del sistema sanitario pubblico e lo sviluppo della sanità integrativa rappresentano una delle sfide di maggior rilievo per il riassetto del nostro sistema di welfare. In particolare, la sanità integrativa è destinata ad assumere un peso sempre maggiore nel sistema di prestazioni della sanità italiana. Tale considerazione nasce da una serie di constatazioni relative sia al valore già raggiunto dalla spesa sostenuta dai cittadini “out of pocket” (di tasca propria), che dalle caratteristiche e dalle prospettive emergenti per il sistema sanitario nazionale».

Di questo è convinta Fiammetta Fabris, da poco più di un anno direttore generale di UniSalute, la più importante compagnia di assicurazione per numero di clienti gestiti (5,3 milioni) e l’unica società del settore che si dedica da 20 anni esclusivamente alla protezione della salute con piani sanitari personalizzati e integrati con un’ampia gamma di servizi.

Un modello di business — costituito al 90% nell’erogazione di polizze collettive sottoscritte con grandi aziende, Fondi sanitari di categoria, Casse e Mutue sanitarie — che ha consentito ad Unisalute di crescere in termini di ricavi anno su anno fino a realizzare 299,1 milioni di euro di raccolta premi nel 2014 (+15,9% rispetto al 2013). Oggi, la società annovera tra suoi grandi clienti brand internazionali operativi in ogni settore produttivo. Solo per citarne alcuni: da Armani, Gucci, Givenchy a Benetton, Consob, Fastweb, Ericsson, Luxottica fino a Fincantieri, Finmeccanica, Bnl e Ferrovie dello Stato.

«A differenza di altre compagnie assicurative generaliste che hanno da sempre considerato la sanità come un elemento di perdita – sottolinea Fabris —, la nostra società ha dimostrato, fin da subito, che questo comparto può invece rappresentare un elemento di crescita. Ci siamo riusciti, ad esempio, introducendo nel mercato la contrattazione e il controllo del costo finale delle prestazioni».

Nello stesso tempo, UniSalute ha sempre avuto un canale diretto con le aziende, non solo quelle grandi. Ma di ogni tipo e di ogni dimensione, proponendo servizi rivolti a tutti i dipendenti ad un costo più contenuto consentendo anche a settori con bassi livelli retributivi di poter ottenere un’adeguata copertura sanitaria, sicuramente difficilmente acquistabile in forma individuale.

Numeri alla mano, UniSalute ha intrapreso fin dall’inizio un percorso diametralmente opposto rispetto al settore assicurativo “tradizionale”, quello per intenderci rappresentato dalle compagnie “generaliste”, che hanno scelto di continuare a presidiare prevalentemente il mercato delle polizze individuali tradizionali e con un modello che non prevedeva la gestione e il controllo delle prestazioni finali, che non può che tradursi in una continua rincorsa della dinamica del prezzo o dell’inevitabile stomo della copertura.

Questo scenario, assieme alla mancanza di una legislazione fiscale che non premia il mercato assicurativo delle polizze salute, è tra le ragioni anche del mancato decollo delle coperture individuali: «In Italia solo il 18% della spesa privata (circa 4,8 miliardi di euro annui), è intermediata, una percentuale tra le più basse in Europa. Inoltre, la sanità integrativa nel nostro Paese, benché coinvolga quasi 11 milioni di assistiti, per ora è quasi esclusivamente appannaggio del settore del lavoro dipendente».

Quindi, la strada da percorrere per raggiungere gli standard europei in materia di sanità è ancora lunga. Anche se tutti gli indicatori del settore, incluso quello dell’Osservatorio di UniSalute, prevedono una svolta nel breve periodo. Un segnale, in questo senso, arriva dal mondo corporate che, di fronte alla forte richiesta di assistenza da parte dei propri dipendenti, è sempre più consapevole dell’importanza di misure integrative di welfare in grado di sopperire alle carenze del sistema sanitario pubblico.

«Tra i servizi offerti in ambito di welfare aziendale — sottolinea Fabris — quelli legati alla sanità integrativa sono tra i più apprezzati tanto da diffondersi sempre in più settori lavorativi: dal commercio al metalmeccanico, dagli artigiani ai trasporti, passando per settori quali l’edilizia, le telecomunicazioni, la distribuzione e i servizi ambientali».

Segno che comunque le garanzie prestate in forma collettiva continuano ad essere la formula che più di tutte consente oggi importanti economie di scala e vantaggi per i sottoscrittori.

Nel corso degli ultimi anni è cambiata anche l’offerta di polizze sanitarie proposte da UniSalute, che si è adeguata alle esigenze della popolazione: «In termini di garanzie, gli italiani vorrebbero vedersi proporre all’interno dei contratti di lavoro, le cure odontoiatriche (75%), le cure oculistiche (50%), le coperture per terapie fisioterapiche (30%) e per l’assistenza domiciliare (28%) — conclude il dg —. Quindi, per le nostre coperture collettive legate al mondo del lavoro, studiamo piani sanitari personalizzati che comprendono ad esempio garanzie odontoiatriche, altre che si concentrano su programmi di prevenzione specifici per le principali patologie o piani di assistenza domiciliare in caso di non autosufficienza, inabilità post ricovero e cronicità».

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