Sanità, patto pubblico-privato contro malanni e spese di un popolo di anziani

Mutua - Assicurazione sanitaria Imc

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(di Vito De Ceglia – Repubblica Affari & Finanza)

Tra 5 anni nel mondo più vecchi che bambini. L’Italia al top per durata media della vita. Salgono paure e costi: si calcola che l’esborso per gli over 65 salirà dall’1,7% al 4% del Pil. I possibili rimedi

La grande sfida che i sistemi sanitari dei Paesi occidentali e di tutto il mondo dovranno affrontare nell’immediato futuro è quello dell’invecchiamento della popolazione. Un problema non da poco considerato che oggi, per la prima volta nella storia, la maggior parte delle persone hanno un’aspettativa di vita di 60 anni e oltre.

È questo l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) in uno studio presentato lo scorso 1° ottobre che riporta un dato per certi versi già noto, ma non per questo meno inquietante: la popolazione anziana a livello globale entro 5 anni supererà quella dei bambini sotto i 5 anni e nel 2050 gli over 60 dagli attuali 900 milioni passeranno a quasi due miliardi.

Altro dato, già noto: nel ranking mondiale dei Paesi più longevi, il Giappone occupa il primo posto. L’Italia, il secondo. Non solo, stando alle statistiche dell’Istat su dati Eurostat, siamo anche al secondo posto in Europa per numero di anziani dopo la Germania. Come se non bastasse, le previsioni non lasciano per niente tranquilli perché dicono che, seguendo questo trend, nel 2030 un italiano su 3 avrà più di 65 anni e i non autosufficienti passeranno dagli attuali 2,1 milioni a 3,5 milioni. L’Istat avverte inoltre che all’allungamento della vita media si associa l’aumento delle principali patologie croniche con costì per la sanità pari a circa 6 miliardi di euro.

Alla luce di questo fenomeno, non stupisce che il 60% dei nostri connazionali sia preoccupato dei problemi legati all’invecchiamento e delle spese che esso comporta: lo segnala la nuova ricerca dell’Osservatorio Sanità di Unisalute, la compagnia del Gruppo Unipol specializzata in assistenza sanitaria, attenta alle tematiche della non autosufficienza. Nello specifico il 30% degli italiani è preoccupato della concreta possibilità che il Sistema sanitario nazionale (Ssn) non riesca più a garantire il supporto sanitario adeguato, mentre l’altro 30% teme di non essere in grado di sostenere le spese per le cure e l’assistenza di cui avrà bisogno quando sarà anziano (percentuale che sale al 36% tra le donne).

Ma quali sono i problemi di salute tipici di un’età avanzata che preoccupano di più gli italiani? Per il 40% degli intervistati, sottolinea l’Osservatorio di Unisalute, è la demenza senile (percentuale che sale al 47% tra le donne), seguita dai problemi legati alla deambulazione e al rischio di dover rimanere immobilizzati a casa (34%). Guardando alle differenze che emergono lungo lo Stivale, si nota come opposte siano le preoccupazioni tra Nord e Sud: se nel Settentrione si teme maggiormente la demenza senile (44% contro il 31% del Sud), nel Meridione a far paura è il pericolo di non potersi più muovere (39% contro 31% del Nord).

Timori legati a problematiche già presenti in molte fami glie: sono sempre più quelle che devono occuparsi direttamente dei genitori anziani. Un italiano su due (48%), infatti, è preoccupato che questo tipo di problemi possa riguardare un proprio familiare, mentre solo il 36% è preoccupato per se stesso.

Di fronte ad uno scenario di questo tipo, la spesa pubblica per Long term care (Ltc), cioè per anziani over 65, deve fare i conti con l’inevitabile evoluzione della struttura demografica del Paese. E’ lecito, quindi, chiedersi cosa comporta tale longevità per la salute delle persone? E quali impatti ha sulla società e sul Ssn in termini di servizi, assistenza e costi? Due interrogativi che, secondo l’Ocse, giocoforza rendono sempre più urgente una riforma complessiva del settore Ltc la quale potrebbe prevedere anche uno sviluppo di forme di finanziamento aggiuntive/integrative rispetto a quelle pubbliche e quindi una collaborazione tra pubblico e privato.

L’Ocse stima che in Italia la spesa complessiva per anziani sottoposti a Ltc sia pari attualmente all’1,7% del Pil, ma nel 2050 tale incidenza potrebbe attestarsi al 4%, date le dinamiche socio-demografiche che caratterizzano il Paese. Inoltre, nell’area Ocse, l’Italia è il Paese con la più elevata percentuale (sulla popolazione) di familiari e amici che prestano in modo continuativo assistenza a persone disabili, con costi sociali che probabilmente potrebbero essere mitigati o del tutto eliminati attraverso un’offerta, anche da parte di operatori privati, di servizi di assistenza facilmente reperibili, caratterizzati da elevati livelli di professionalità e a costi non elevati.

Se è piuttosto evidente che la sola offerta pubblica e la sola spesa pubblica non possono fare fronte a bisogni crescenti, come nel caso dell’assistenza domiciliare integrata destinata a una popolazione anziana in crescita, l’idea di un’integrazione tra offerta pubblica e strumenti assicurativi (che permettano di sottoscrivere polizze a costi accessibili per poter godere in futuro di servizi di assistenza, di cura e di Long term care) e di intermediazione organizzata e professionale di servizi, diventa quanto mai attuale.

L’Italia, inoltre, resta una delle poche economie avanzate in cui la spesa out of pocket intermediata, ovvero coperta da assicurazioni di tipo integrativo o da strumenti simili, rappresenta una quota molto bassa del totale della spesa sanitaria “di tasca propria”.

L’Ocse stima che in Italia l’out of pocket intermediato sia appena il 13,4% del totale, a fronte del 43% della Germania, del 65,8% della Francia, 76,1% degli Stati Uniti.

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