Sanità: Prestazioni di eccellenza ma anche benefici fiscali, è l’assistenza integrativa

Salute - Sanità - Visita medica Imc

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(di Vito De Ceglia – Repubblica Affari & Finanza)

Per molti è già un benefit aziendale ma secondo uno studio potrebbe diventare la soluzione per garantire qualità del servizio e sostenibilità dei costi. E adesso spuntano offerte personalizzate sempre più vicine al contribuente

Un difficile equilibrio tra efficienza e qualità. Incrociando le analisi dei più autorevoli studi di settore, è questa la fotografia che emerge del nostro sistema sanitario. La crisi economica, l’invecchiamento della popolazione e le previsioni di incremento di disabilita lasciano immaginare che, negli anni a venire, l’aumento della domanda di sanità e di assistenza proseguirà a ritmi serrati determinando una crescita della spesa per cure. Si pone così il problema, inaggirabile, di conciliare il diritto di ogni cittadino a cure e assistenza, con i limiti imposti dai processi di razionalizzazione della spesa pubblica.

E’ in questo periodo storico, nel quale le certezze vengono meno, che l’assistenza sanitaria integrativa potrebbe ricoprire finalmente quel ruolo di supporto e integrazione al Sistema sanitario nazionale (Ssn). A sostenerlo non sono le compagnie di assicurazioni, ma la stragrande maggioranza degli italiani i quali sono sempre più convinti che il diritto alla cura non sarà garantito nei prossimi anni a causa della crisi. Lo mette nero su bianco un recente studio realizzato da Eurisko per Assidim, associazione senza scopo di lucro e con fini assistenziali. Addirittura il 42% degli intervistati, secondo l’indagine, considera l’assistenza sanitaria integrativa il benefit aziendale più importante che si possa avere.

Il dato poco positivo che emerge, però, è che a fronte dell’accresciuta consapevolezza dell’importanza di avvalersi dell’assistenza integrativa, solo il 17% dei lavoratori ne possiede una. Tra le cause, oltre alla mancata elargizione da parte delle aziende di questo beneficio, potrebbe esserci la scarsa conoscenza delle modalità di accesso.

Il 47% degli interpellati non sa, infatti, se a concedere l’assistenza debba essere l’azienda o si debba richiederla individualmente. «Oggi gli italiani danno priorità alla salute e l’assistenza sanitaria integrativa è il pilastro su cui fondare il futuro — spiega Bruno Soresina, presidente Assidim — essa permette ad ogni singolo di scegliere la modalità di assistenza, attraverso ottime prestazioni e vantaggi fiscali. Infine, a livello aziendale, i lavoratori vorrebbero l’assistenza sanitaria integrativa come benefit e lo apprezzerebbero rispetto a tutti gli altri».

Gli italiani, conclude lo studio Eurisko, sono interessati all’assistenza integrativa per favorire la prevenzione, una maggiore serenità e sicurezza e la possibilità di fruire di servizi di alta qualità. E non è tutto qui. Perché questi dati incrociano quelli dell’Osservatorio Sanità di Unisalute che mette in risalto come la tendenza all’invecchiamento preoccupi le famiglie. Il 60% dei nostri connazionali teme i problemi legati all’avanzare dell’età e alle spese che ne conseguiranno.

Il 30% degli intervistati è preoccupato dell’eventualità che il Ssn non riesca a garantire il supporto adeguato, un ulteriore 30% ha il timore di non poter provvedere economicamente alle cure di cui potrebbe aver bisogno in futuro. Da qui la necessità di essere supportati da un’assistenza sanitaria integrativa. Sempre da un’altra ricerca dell’Osservatorio di UniSalute arrivano altre segnalazioni: in tempo di crisi, rileva lo studio, la maggioranza degli italiani (53%) ha razionalizzato negli ultimi 12 mesi le spese per la salute, n 38% fa solo le visite indispensabili quando ne ha davvero bisogno, mentre il 15% dichiara apertamente di effettuare meno controlli per motivi economici. Andando più nel dettaglio, si scopre poi come siano in particolare gli abitanti del Sud Italia ad aver stretto la cinghia anche sul fronte salute (59%).

Ad ulteriore conferma di come l’attenzione alle spese coinvolga anche la salute il dato secondo cui più di un italiano su quattro (27%) abbia diminuito la frequenza con cui si rivolge alla sanità privata — notoriamente più costosa di quella pubblica — e ben il 75% degli intervistati dichiara che ciò è dovuto a questioni economiche. Quando si rivolge alla sanità privata, la metà degli italiani (52%) lo fa perché i tempi di attesa nel pubblico sono troppo lunghi e non sempre ci si può permettere di aspettare troppo per curare la propria patologia.

Questa fotografia ribadisce quanto già evidenziato da altre ricerche di Unisalute realizzate negli ultimi anni: i tagli alle spese che da qualche anno gli italiani sono costretti a fare riguardano anche le cure mediche. Questa tendenza ormai consolidata conferma, pertanto, come nei prossimi anni la sanità dovrà inevitabilmente essere sempre più sostenuta da forme di assistenza integrativa che supplisca alla contrazione dei redditi delle famiglie permettendo loro di garantirsi prestazioni sanitarie immediate e di qualità.

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