«Senza Tfr crolla il pilastro della previdenza integrativa»

Salvadanaio rotto (3) Imc

Salvadanaio rotto (3) Imc

(Autore: Federica Pezzatti – Plus24)

«Senza Tfr il secondo pilastro della previdenza rischia di crollare e con esso il futuro di molti italiani». A dirlo è Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio nazionale degli attuari, figure poco conosciute al grande pubblico ma fondamentali in molti settori (assicurativo, industriale, finanziario e previdenziale). Sono loro a stabilire, per esempio, le tariffe assicurative calcolando, tramite matematica e statistica, la probabilità che si verifichino o meno gli eventi. A differenza del Grillo parlante di Pinocchio o della greca Cassandra, i moniti di Crenca sono basati sui numeri e ci dicono che senza una buona politica che incentivi l’accantonamento dei risparmi, i pensionati di domani faranno fatica.

Professor Crenca, cosa avete segnalato anche al ministero dell’Economia?

I timori circa l’adeguatezza futura delle relative prestazioni; in particolare, il passaggio al contributivo puro, l’aumento della discontinuità lavorativa e in alcuni casi il modesto livello di contribuzione previsto, fanno sì che larghi strati della popolazione rischiano di trovarsi in futuro con una pensione di base non sufficiente. Pertanto un piano di welfare che guardi al futuro per mettere «in sicurezza» il Paese del domani poggiato sui 4 pilastri fondamentali (lavoro, sanità, assistenza, pensioni), non può che incentivare la previdenza complementare.

La manovra sul Tfr sembra andare nella direzione opposta…

Il Tfr già nel 2007 è stato individuato dal Governo di allora come una importante risorsa per finanziare i fondi pensione (il 44% del flusso annuo contributivo del 2013 era comunque rappresentato dal Tfr, Ndr). Il venir meno di questa risorsa rischia di smontare il pilastro del welfare che si sta faticosamente costruendo nel tempo; il rischio è che per cercare di risolvere oggi un problema, ne amplifichi un altro. È quindi necessaria una politica dell’oggi per il domani e non dell’oggi per ieri o dell’oggi per l’oggi. Sotto questo profilo, i rilevanti interventi fiscali che si intendono applicare sui rendimenti delle casse di previdenza dei professionisti, su quelli della previdenza complementare e sul Tfr stesso, vanno esattamente nella direzione opposta rispetto alle esigenze di welfare in precedenza evidenziate.

Un giovane quanto dovrebbe versare alla previdenza complementare per essere tranquillo?

Penso che se fin dai 25 anni un lavoratore versa il 10% del suo reddito annuale si trova sulla strada giusta.

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