Servizio Sanitario Nazionale e secondo pilastro sanitario, così diversi e così uguali

Marco Vecchietti (8) Imc

Marco Vecchietti (8) Imc

Intervenendo al convegno “Reddito di Salute: il servizio universale della sanità integrativa”, Marco Vecchietti, AD e DG di RBM Assicurazione Salute, ha osservato come, sulla base di dati 2018 della Ragioneria Generale dello Stato,  “il finanziamento dei nuovi bisogni di cura richiederebbe circa 30 mliardi di Euro aggiuntivi da investire nel SSN. Oltre 24 miliardi di questo importo graverebbero sulle spalle dei cittadini: agevolare l’estensione della sanità integrativa e istituire un secondo pilastro sanitario è quindi l’unica soluzione possibile”

“Chi meno ha più spende per curarsi”. È questo uno dei temi cardine attorno ai quali si è sviluppato l’intervento di Marco Vecchietti (nella foto), amministratore delegato e direttore generale di RBM Assicurazione Salute, al convegno Reddito di Salute: il servizio universale della sanità integrativa, organizzato a Roma dalla Fondazione Farefuturo.

“L’identikit di chi acquista servizi sanitari privati – ha affermato Vecchietti, presentando un approfondimento dell’VIII Rapporto RBM-Censis – è presto fatto: agli anziani over 60 sono imputabili oltre 23 miliardi di euro spesi per acquistare beni e prestazioni sanitarie private rispetto ai 40 miliardi complessivi, dei quali solo 5,8 miliardi “gestiti” (poco meno del 14,5%) da polizze sanitarie e fondi integrativi”.

“Il costo medio pro capite sostenuto dagli anziani (1.356,23 Euro annui) penalizzati da situazioni reddituali mediamente meno favorevoli, è più che doppio rispetto a quello registrato per tutti i cittadini – ha proseguito l’AD e DG della compagnia specializzata nell’assicurazione sanitaria –. Un’altra fascia che acquista prestazioni sanitarie private è quella delle persone che convivono con una patologia cronica, ovvero quasi un italiano su due. Il 58% delle cure acquistate privatamente, infatti, riguarda i malati cronici, il 15% le persone con patologie acute, per oltre il 12% i non autosufficienti/inabili. E ancora, proseguendo nell’identikit di chi paga di tasca propria per curarsi, osserviamo come la spesa sanitaria privata interessi in prevalenza i redditi meno elevati. Si tratta di un fenomeno caratterizzato da un’importante regressività: il 32% della spesa sanitaria privata, infatti, ha riguardato i cittadini con reddito compreso tra 35.000 e 60.000 euro annui, il 17,6% i redditi compresi tra 15.000 e 35.000 euro annui ed il 6,4% i redditi inferiori a 15.000 euro annui”.

“A livello territoriale, la spesa sanitaria privata non risparmia le aree economicamente meno agiate: pagano di tasca propria le cure sanitarie il 26% dei cittadini del Sud e Isole, poco meno del 20% di quelli del Centro, poco più del 24% dei cittadini del Nord Est ed oltre il 30% di quelli del Nord Ovest – ha inoltre evidenziato Vecchietti –. Per quanto riguarda le visite specialistiche il maggior ricorso alla sanità privata si osserva al Sud e nelle Isole con una frequenza del 69,6% (+7,6% rispetto alla media). Ulteriore paradosso è che un lavoratore del Sud versa un’aliquota Irpef superiore a quella di un collega del Nord, ma la sua aspettativa di vita in buona salute è inferiore (57,3 anni in Campania contro i 65,5 di Trento, oltre nove anni di divario secondo i dati presentati al Convegno OASI 2018). Attualmente, nel nostro Paese le forme sanitarie integrative intermediano una spesa sanitaria pro capite di circa 95 Euro, 5 volte meno che in Francia e 2 volte in meno che nel Regno Unito. Tutto ciò a causa del mancato avvio di un secondo pilastro sanitario a favore di tutta la popolazione (al momento riguarda solamente alcune fasce di lavoratori)”.

Secondo RBM, “se da un lato si accentuano dunque le disuguaglianze in Italia anche in campo sanitario, dall’altro va evidenziato come il Servizio Sanitario Nazionale e il secondo pilastro sanitario siano sempre più simili a due gemelli diversi che in mancanza di dialogo finiscono per penalizzare una larghissima fascia di utenti”.

“Vediamo come ad essere oppressi dalla spesa out-of-pocket siano i più deboli: spende di più chi ha meno. Il sistema non è costruito per coprire i cittadini, ma i lavoratori. Estendendo a tutti i benefici della sanità integrativa si potrebbe garantire a chiunque un accesso a cure adeguate in tempi brevi. Come recentemente evidenziato dalla Ministra Grillo, lo Stato non può più rispondere a tutte le esigenze di cura – ha sottolineato Vecchietti –. Credo sia giunto il momento di attivare subito un secondo pilastro sanitario per rendere di nuovo la salute un diritto di tutti, per tutti. Ogni italiano oggi versa circa 1883,79 Euro di tasse per finanziare il SSN e ne aggiunge 654,89 al momento dell’accesso alle cure. Ed è un dato di fatto che chi già ha attivato una polizza assicurativa o un fondo sanitario sostiene un costo per le cure private nettamente inferiore rispetto a chi non dispone ancora di tali tutele. Infatti, in media, una forma sanitaria integrativa è in grado di garantire al cittadino una riduzione di oltre due terzi della spesa sanitaria di tasca propria”.

Come evidenziano ancora dalla compagnia, l’affiancamento di un secondo pilastro privato in un sistema prevalentemente pubblico come quello italiano “non è un elemento inconciliabile”. “Nel nostro Paese – ha concluso Vecchietti – a oggi i cittadini sono assistiti mediante un servizio sanitario “misto” per modalità di erogazione delle prestazioni che vede la compresenza di pubblico e privato. Sempre più spesso il Servizio Sanitario Nazionale fatica a soddisfare i bisogni di cura e gli italiani sono costretti a rivolgersi alla sanità privata. Servizio Sanitario Nazionale e secondo pilastro sanitario sono gemelli diversi la cui co-esistenza non solo è realizzabile, ma garantirebbe accesso alle cure a tutti i cittadini, colmando quelle differenze che si fanno ogni anno più marcate. Un secondo pilastro sanitario aperto a tutti i cittadini, promosso su base territoriale attuando la potestà legislativa che in questa materia è già attribuita alle regioni e che completi l’attuale impianto della sanità integrativa prevalentemente incardinato su di un modello di tipo occupazionale, potrebbe rappresentare uno strumento di grande efficacia per contenere le disuguaglianze”.

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