SNFIA: LE ALTE PROFESSIONALITA’ ASSICURATIVE SONO INNOVATIVE MA MARGINALIZZATE

SNFIA HPSi è svolta settimana scorsa la tavola rotonda con la quale Snfia – il Sindacato Nazionale Funzionari Imprese Assicuratrici – ha presentato il libro “Il Mercato assicurativo: la sfida delle Alte Professionalità in Italia“.

Da anni la valorizzazione del merito e il riconoscimento delle competenze sono al centro dell’impegno di Snfia – ha sottolineato il segretario generale Marino D’Angelo e l’attuale crisi economica rende ancor più urgente e significativo proseguire su questo terreno, riportando al centro del dibattito l’uomo e il lavoro. Con questa pubblicazione intendiamo raccontare la situazione di fragilità di una fascia di lavoratori che conta in Italia 16.743 addetti. Un segmento che, nella nostra ricerca, chiede con forza, lucidità e responsabilità che le imprese tornino a riconoscere il valore del Merito, inteso come capacità innovativa, competenza, esperienza e dedizione“.

Accanto ad interviste e contributi di personaggi quali Carlos Montalvo (direttore Eiopa), Domenico De Masi, Pasquale Natella (partner Key2People) e Marco Falchero (senior manager PwC), il volume contiene i risultati della ricerca condotta da Snfia su un campione rappresentativo (1.069 intervistati, tra funzionari e quadri) degli Alti Professionisti assicurativi. La ricerca, sottolinea il sindacato dei funzionari assicurativi, restituisce la fotografia del middle management assicurativo e delle percezioni e aspettative maturate rispetto alla propria posizione in azienda. Tra i dati più rilevanti:

  • Il 47,2% dichiara di ricevere una formazione poco o affatto adeguata allo svolgimento delle proprie mansioni;
  • Il 74,6% sostiene che le compagnie facciano poco o nulla per combattere la burocratizzazione dei processi aziendali;
  • Il 44,7% ritiene che il modello organizzativo aziendale abbia determinato uno svuotamento delle proprie mansioni;
  • Quasi due terzi (65% del panel) ritengono troppo gravosi i carichi di lavoro;
  • Il 47,3% denuncia un sovraccarico cognitivo;
  • Il 69,4% sottolinea l’insufficienza del sistema meritocratico premiante;
  • Il 69,2% non intravede prospettive di evoluzione professionale;
  • L’88,6% del panel dichiara di riuscire a conseguire gli obiettivi prefissati, malgrado i limiti organizzativi.

Dalla lettura di questi dati – si legge in una nota – emerge quindi “la contraddizione che attraversa il comparto delle Alte Professionalità assicurative: veicolo di innovazione e competitività, da una parte, oggetto di marginalizzazione funzionale e organizzativa, dall’altra. A questo proposito, vale la pena ricordare che il middle management coincide in larga parte con il cosiddetto Ceto Medio, il cui disagio economico e sociale è considerato uno dei principali fattori di crisi del nostro Paese. Tutti gli osservatori concordano, infatti, nel ritenere che alla situazione di stallo del Ceto Medio vada riferita in gran parte la incapacità di rilanciare la produttività dell’intero Sistema Italia“.

Mentre la congiuntura economica negativa inizia a far pesare i propri effetti anche sulle imprese assicurative – prosegue la nota -, diventa cruciale tornare a investire su questi lavoratori e sulle competenze strategiche di cui sono portatori unici. Per resistere alla crisi e rilanciare un mercato, quello assicurativo, che presenta numerosi ambiti di possibile espansione, anche rispetto agli altri paesi europei. Dal punto di vista del consumatore, inoltre, è evidente che una maggiore efficienza organizzativa e una piena gratificazione di quadri e funzionari non possano che avere un impatto positivo sul costo assicurativo, che notoriamente oggi rappresenta un importante fattore di spesa delle famiglie italiane. Un atteggiamento di responsabilità sociale d’Impresa verso i lavoratori potrà, dunque, a sua volta generare un circuito economico virtuoso, rimotivando alla spesa assicurativa il Consumatore stesso“.

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