Solvency II, il meccanismo di correzione della “volatilità artificiale”

Bussola - Investimenti - Controllo (Foto Gino Crescoli - Pixabay) Imc

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Come evidenzia l’approfondimento dell’ultimo ANIA Trends (la newsletter periodica dell’Ufficio Studi ANIA), l’attuale regime prudenziale, entrato in vigore a inizio 2016 con la Direttiva Solvency II, prevede che la valutazione delle attività e delle passività venga espressa a valori di mercato (fair value). Con questo metodo di misurazione vengono poi calcolati sia i fondi propri sia il requisito di capitale (SCR). Per le imprese di assicurazione, tipicamente investitori di lungo termine, questo ha significato esporre i propri indicatori prudenziali alle fluttuazioni di breve termine dei mercati finanziari, rendendoli perciò artificialmente volatili e poco coerenti con il modello di business.

Per mitigare l’effetto indesiderato di “volatilità artificiale”, che potrebbe costringere l’impresa di assicurazione a dover forzatamente liquidare una parte del portafoglio anche in assenza di tensioni strutturali sui propri investimenti, la direttiva Omnibus II ha introdotto, fra le misure del pacchetto di garanzie di lungo periodo, il Volatility Adjustment (VA), una misura che permette alla compagnia di applicare una “correzione” additiva alla curva dei tassi risk-free utilizzata per calcolare le riserve tecniche, strutturata in modo da assorbire gli effetti della volatilità artificiale di breve periodo sui fondi propri e sul requisito di solvibilità.

Il VA, ricordano dall’ANIA, è pubblicato mensilmente da EIOPA (L’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) con riferimento all’ultimo giorno lavorativo di ogni mese. Il meccanismo di calcolo prevede un aggiustamento uguale per tutti i Paesi che condividono la stessa valuta (c.d. currency VA) ed uno che “si attiva” solo in caso di forti oscillazioni localizzate in un singolo mercato, a patto che siano rispettate alcune condizioni sugli spread calcolati (c.d. componente nazionale) e si somma la precedente.

Il currency VA è basato sul differenziale di rendimento rispetto al tasso privo di rischio di un portafoglio rappresentativo degli investimenti di una compagnia media europea (c.d. spread currency) corretto per il rischio di credito e per la probabilità di default delle obbligazioni in portafoglio (c.d. fundamental spread).

La componente nazionale è invece definita come differenza tra lo spread country corretto per il rischio (calcolato in maniera analoga allo spread currency corretto per il rischio ma sulla base di un portafoglio rappresentativo dei soli investimenti della compagnia a copertura dei prodotti venduti nel proprio paese) e il doppio dello spread currency. Questa componente può essere applicata solo quando positiva e quando lo spread country corretto per il rischio è maggiore di 100 punti base (c.d. “condizione del 100”).

A entrambe le componenti è infine applicato un coefficiente di correzione pari al 65% (c.d. application ratio).

In Italia, spiegano dall’Ufficio Studi ANIA, sin dall’entrata in vigore di Solvency II il Volatility Adjustment “non ha funzionato in maniera adeguata né tempestiva; la componente nazionale si è infatti attivata in modo irregolare e senza riflettere le effettive dinamiche di mercato”. Questo è accaduto, secondo l’associazione delle imprese assicurative, “sia perché le condizioni di attivazione della componente nazionale non hanno funzionato come avrebbero dovuto sia perché i portafogli e gli indici utilizzati per il calcolo dell’aggiustamento non riflettono fedelmente il profilo di investimento della compagnia e, quindi, i reali rischi cui è esposta”.

L’adozione degli Atti Delegati di Solvency II da parte della Commissione l’8 marzo scorso senza l’introduzione di alcuna modifica al VA sembrava aver seriamente compromesso la possibilità di migliorie in tempi brevi. Il tema è tuttavia stato riproposto nel corso della negoziazione relativa alla revisione delle competenze delle Autorità europee di vigilanza (c.d. ESAs review), attraverso l’introduzione di una modifica – da 100 a 85 punti base – del valore soglia delle condizioni di attivazione.

Lo scorso 1° aprile il testo è stato approvato dal Comitato dei Rappresentanti Permanenti del Consiglio dell’Unione Europea ed il successivo 16 aprile dal Parlamento; sarà ora oggetto di revisione da parte dei giuristi linguisti e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, probabilmente dopo l’estate. Una volta pubblicato, gli Stati membri avranno un massimo di sei mesi per recepirlo nei rispettivi ordinamenti.

Un’analisi elaborata dall’ANIA per valutare l’impatto che questa modifica avrebbe per le compagnie italiane, mostra come l’abbassamento della soglia da 100 a 85 consentirebbe l’attivazione della componente nazionale in modo più continuativo e coerente con l’obiettivo dello strumento rispetto alla situazione attuale.

I punti blu nel grafico indicano il valore mensile del VA currency; quelli in rosso indicano il valore complessivo del VA nei mesi in cui si attiva anche la componente nazionale (VA currency + componente nazionale); i valori nei riquadri indicano infine il valore complessivo del VA nei mesi in cui le nuove regole ne avrebbero consentito l’attivazione (settembre, dicembre 2018; gennaio, febbraio 2019).

ANIA Trends - Solvency II - Volatility adjustment Imc

L’associazione delle imprese assicurative sottolinea come questa soluzione, “sebbene possa essere considerata valida e utile nel breve periodo, non affronta in modo strutturale i problemi di funzionamento alla base del meccanismo nato per contrastare la volatilità artificiale”. Questi ultimi verranno affrontati in maniera approfondita nel corso del processo di revisione della Direttiva Solvency II iniziato ufficialmente con la Call for Advice inviata dalla Commissione Europea a EIOPA nel febbraio 2019 e che dovrebbe concludersi a fine 2020.

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La tabella contenuta nell’articolo è stata realizzata dall’Ufficio Studi ANIA a supporto di quanto pubblicato su ANIA Trends – aprile 2019

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