SOMASCHINI (UNAPASS LAB 2.0): SU QUALI LEVE AGIRE PER INNOVARE LA PROFESSIONE

Agenti assicurativi (2) Imc

Agenti assicurativi (2) ImcNuovo incontro con uno dei protagonisti delle tavole rotonde dellItaly Protection Forum 2013: è il turno di Erik Somaschini, titolare di impresa di intermediazione con mandato Axa e Uca e responsabile Unapass del progetto Lab 2.0 sulle collaborazioni tra intermediari. Abbiamo chiesto le sue impressioni sui temi toccati durante i lavori dal titolo “E’ tempo di fare qualcosa di diverso

Il sistema assicurativo e quello distributivo in particolare sta vivendo un’epoca di profonde trasformazioni. Sembra però che lo sforzo di imprese e intermediari sia orientato a mantenere piuttosto che a innovare. E’ arrivato il tempo di fare qualcosa di diverso?

Ritengo certamente che sia arrivato il momento di fare qualcosa di diverso, anzi direi che siamo già in ritardo, poiché oltre alla crisi sistemica ed economica nella quale versa l’Unione Europea ed in particolare l’Italia, si somma la mancata evoluzione di una larga parte del sistema assicurativo.

Di certo, la concentrazione del mercato assicurativo italiano è un fattore che influisce in modo determinante su quanto sopra espresso, ed è probabilmente più facile per imprese dimensionalmente più agili e flessibili e per gli intermediari dalla mentalità più imprenditoriale agire per colmare il gap rispetto ai mercati assicurativi più evoluti, che si muovono in modo più veloce anche grazie ad un utilizzo più diffuso della tecnologia.

La crisi che stiamo vivendo fermerà la crescita del mercato assicurativo o potrebbe aiutarlo? E se si come?

La crisi sicuramente avrà degli effetti diretti anche sul nostro mercato e sarà compito del sistema assicurativo (imprese + intermediari) trasformare questo potenziale tsunami, che è un evento che porta solo distruzione, in una rivoluzione, che è invece sinonimo di un profondo cambiamento che comporta il sorgere di un nuovo modello.

In considerazione della crisi economica in corso, è necessario trovare a breve delle soluzioni al tema del costo della RCA attraverso il ricorso a strumenti quali scatola nera, agenda digitale ed antifrode ed il risparmio che ne deriverebbe dovrebbe essere in parte riallocato in aree di maggior interesse per i cittadini quali la Protection (prodotti area salute e prodotti con finalità pensionistica integrativa) e le coperture per gli eventi catastrofali.

Temo che tale prospettiva, in assenza di un piano condiviso fra Istituzioni, Imprese ed Intermediari difficilmente vedrà la luce.

Passaggi fondamentali potrebbero essere l’adozione di misure fiscali incentivanti, ma soprattutto un progetto di diffusione della cultura assicurativa, superando quella assistenzialista, al fine di agevolare la creazione di un mercato di domanda (la latente domanda di prodotti assicurativi, in funzione della crisi del welfare e delle instabilità climatiche è ormai una realtà tangibile) e non più solo di offerta quale è per sua natura il mercato assicurativo italiano.

Che ruolo gioca l’intermediario in questo contesto?

L’intermediario tradizionale si troverà davanti ad una grande scelta: difendere lo status quo subendo gli eventi quali la prossima riduzione del premio medio RCA e l’avanzata dei canali alternativi quali compagnie dirette e di bancassicurazione anche nel mercato della Protection, oppure scendere in campo e diventare parte attiva del sistema, facendo leva ed esaltando ciò che fa parte del suo DNA, ovvero la professionalità, ma cavalcando tutte le opportunità che le nuove tecnologie offrono.

Mi spiego meglio, ritengo che la digitalizzazione darà la possibilità di migliorare notevolmente le performance nel marketing, nella conoscenza dei propri clienti e quindi nella creazione di un’offerta sempre più mirata alle reali esigenze della clientela.

Inoltre, ed questo è l’aspetto che ritengo più importante, attraverso la revisione dei processi in chiave digitale (firma digitale, archiviazione digitale, ecc…) sarà possibile riappropriarci di ciò che è più importante nel nostro lavoro ovvero il tempo, perché è inammissibile che oggi passiamo solo il 15-20% della giornata lavorativa al massimo a fare il nostro mestiere, che è ascoltare i bisogni dei nostri clienti e proporre delle soluzioni.

Per concludere, ritengo che per realizzare quanto sopra è necessario rivedere il rapporto fra distributori ed Imprese superando la logica della contrapposizione e della falsa concertazione, per passare ad una vera e propria partnership consapevoli della necessità di entrambe le parti in un mercato con le caratteristiche di quello italiano.

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