SPECIALE 40 ANNI DI UEA: RESOCONTO DELLA TAVOLA ROTONDA “EVENTI CATASTROFALI E SOLUZIONI ASSICURATIVE PER SALVAGUARDARE IL SISTEMA PAESE, LE PERSONE E LE IMPRESE”

Proseguono gli approfondimenti dei lavori del 40° Congresso UEA, con il resoconto della tavola rotonda sugli eventi catastrofali (nella foto, un momento dei lavori) di venerdì 24 maggio. Il punto di vista delle istituzioni, delle imprese di assicurazione e riassicurazione, delle società di disaster recovery e degli intermediari. Per affrontare il tema dei rischi da calamità naturali è fondamentale l’azione sinergica di tutti i soggetti coinvolti (si ringrazia Diana Pastarini per la collaborazione)

UEA - Tavola rotonda catastrofali 2013 ImcL’Italia è un paese con particolari condizioni fisiche e geografiche – presenza di vulcani attivi, complessi sistemi di faglie, conformazioni geologiche instabili – e intensamente antropizzato. Dalla combinazione di questi elementi deriva un elevato livello di esposizione al rischio. È partito da questo assunto Roberto Giarola, responsabile del Servizio Volontariato del Dipartimento della Protezione Civile, ma è andato anche oltre, offrendo dati e analisi che smentiscono una vulgata spesso richiamata come alibi: quella che non conosciamo a sufficienza il nostro territorio e i rischi a cui è soggetto. “Al contrario, abbiamo gli strumenti, le competenze e le conoscenze per mappare il profilo di rischio di tutta la penisola, e abbiamo uno storico di eventi tale che ci consente di affermare due cose: sono calate le vittime, grazie ai continui miglioramenti nell’efficienza dei soccorsi, e sono aumentati i costi, mediamente pari 3,5 miliardi di euro l’anno“. Costi che lo Stato non può più sostenere. “L’introduzione di un regime di tipo assicurativo per il rischio catastrofale non è più procrastinabile – ha detto Giarola – occorre prendersi collettivamente la responsabilità di far fronte in modo strutturato alle emergenze attraverso un percorso di autoprotezione. È prima di tutto un problema culturale e necessita della volontà di tutti i soggetti coinvolti, Stato, Assicurazioni e cittadini, per essere superato“.

La “politica” era presente al tavolo nella persona dell’onorevole Gianluca Benamati – componente della X Commissione “Attività produttive, Commercio e Turismo” e della VIII Commissione “Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici” – che ha ricordato come, per gli italiani in caso di necessità, sia il pubblico il riferimento unico a cui fare appello: “per cambiare questa mentalità – ha rilevato – soprattutto in un periodo di crisi, dobbiamo evitare che il contributo assicurativo sia vissuto come una tassa“.

Romina Ronchi di Ania ha portato il punto di vista delle compagnie e un recentissimo studio Perils che stima le esposizioni per l’anno 2013 al rischio terremoto e alluvioni in 350 miliardi di euro per quanto riguarda le imprese e 60 miliardi per le abitazioni private. Le regioni dove le compagnie di assicurazioni contano una maggior esposizione alle catastrofi naturali per quanto riguarda le imprese, sono la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Veneto; per quanto concerne le abitazioni la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, l’Emilia Romagna ed il Lazio. “I soggetti maggiormente sensibili alla copertura assicurativa sono quelli che vivono, presumibilmente, nelle aree più esposte ai rischi – ha sottolineato Ronchi – e questo potrebbe comportare anti-selezione e difficoltà nel raggiungimento della massa critica necessaria per una efficiente mutualità tra i rischi“.

Inoltre, Ronchi ha ribadito le raccomandazioni dell’Ocse che individuano l’infrastruttura assicurativa come il candidato ideale per la distribuzione dei contratti, il servizio di valutazione e liquidazione dei danni, anche laddove il risk taker sia lo Stato. Complessivamente l’Ania si dice favorevole ad un sistema di incentivazioni fiscali per le polizze catastrofali al fine di incrementare il mercato volontario, ma anche all’implementazione di un sistema pubblico-privato semi obbligatorio.

Su questo tema Paolo Ghirri, direttore commerciale di Munich Re Milano, ha proposto un’analisi dei quattro principali modelli attualmente sperimentati: quello ex post all’italiana; quello esclusivamente volontario e privatistico inglese in cui le assicurazioni sono l’unico soggetto esposto al rischio; quelli semi-obbligatori (con differenti declinazioni) spagnolo, francese e belga. “È possibile trovare un equilibrio economico anche per le compagnie – ha detto Ghirri – in questo campo il sistema assicurativo e riassicurativo possono agire con profitto e soprattutto hanno le risorse necessarie, in termini di competenza e tecnicalità per minimizzare i costi e gestire efficacemente gli aspetti peritali e distributivi“.

A seguire, Stefano Sala, amministratore delegato PER Spa, ha portato il punto di vista delle società di salvataggio, chiarendo come il costo dei danni possa essere notevolmente ridotto con un intervento tempestivo e altamente professionale di disaster recovery. “Il tempo è un fattore cruciale – ha sottolineato Sala – perché più si riesce a salvare e meno si deve ricostruire, e perché alcuni tipi di danno, se trattati nell’immediato, possono addirittura essere gestiti senza interventi radicali di ricostruzione, ma attraverso azioni di ripristino che permettono di contenere notevolmente i costi. Altro aspetto fondamentale è l’elevato grado di specializzazione dei tecnici che effettuano il salvataggio che consente, ad esempio nel caso di un macchinario danneggiato, di procedere alla bonifica e al risanamento di ogni singolo componente e di riassemblare il tutto attribuendogli addirittura una garanzia ex novo“.

A concludere, il consigliere Uea Vittorio Brambilla ha esposto una panoramica degli interventi legislativi che dal 1993 hanno cercato di regolamentare la materia e un confronto puntuale con i sistemi adottati dai principali paesi europei in relazione alle peculiarità geografiche e socio-economiche, per arrivare a ribadire che: “Non si può più aspettare il verificarsi di una nuova catastrofe per ridiscutere quale sistema sia meglio o sia peggio, quale sia il tecnicismo migliore e più adatto alla realtà italiana, si deve prendere atto che da decenni i sistemi misti pubblico-privati si sono rivelati risolutivi, e che le compagnie assicurative possono svolgere un ruolo sociale, ancorché mosso da necessarie logiche di profitto“.

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