Standard & Poor’s: Generali e il segnale negativo all’Italia

L’agenzia di rating ha cambiato i criteri con cui dà i voti e ha messo sotto osservazione le Generali minacciando la bocciatura

Standard and Poors - PalazzoLa storia recente italiana sembra intrecciare con troppa facilità fibrillazioni politiche e vicende economico finanziarie. Ma ancora una volta è quello che sta accadendo. Standard & Poor’s (S&P), una delle maggiori agenzie al mondo che valuta l’affidabilità nel restituire crediti di aziende e Stati, ha deciso di modificare i criteri con il quale dà i voti. E ha messo sotto osservazione le Generali minacciando una bocciatura. Il motivo? Ha troppi titoli di Stato italiani in cassaforte. Debiti sovrani, declassamento, default: parole che sembravano essere state accantonate un paio di anni fa. Nell’estate del 2012, Mario Draghi, presidente della Bce, disse: faremo quello che serve per difendere l’euro. Da quel momento i mercati finanziari si calmano e cambiano atteggiamento. Ma Draghi non aveva certo il potere di far scomparire il dissesto nei conti pubblici di alcuni Paesi (e non è il nostro caso) né tantomeno l’indebitamento che, purtroppo per noi, in Italia è arrivato a toccare il 130% del Prodotto interno lordo.

È per questo che il segnale che arriva da S&P è preoccupante, è solo la prima avvisaglia di quello che potrebbe accadere con gli stress test che dall’anno prossimo riguarderanno le banche europee. Gli istituti finanziari saranno sottoposti a degli esami per misurare la loro solidità nell’affrontare possibili shock finanziari. E in caso di crisi, ieri, l’agenzia di rating ci ha detto che considera un fattore negativo per assicurazioni e banche, italiane e non, aver comprato Btp e Bot.

Se si diffondesse queste principio le conseguenze potrebbero essere gravissime. Non è lontano il ricordo della Deutsche Bank che nella primavera del 2011 annuncia di aver ceduto titoli di Stato italiani dando il via a massicce vendite sui mercati finanziari. Lo scorso settembre bastarono poche frasi del commissario Almunia sul Monte dei Paschi per scuotere di nuovo la Borsa. La fragilità del nostro Paese emerge in queste occasioni. Potremmo prendercela con chi dà i voti. E a dire il vero la mancanza di cautele è sorprendente in una fase di mercati estremamente instabili. Ma nemmeno si può pensare che altri, come l’Europa, o l’ombrello di Draghi possano ripararci all’infinito.

Alla politica, al governo, spetta un compito preciso. Non certo di ridurre nel giro di pochi mesi gli oltre 2mila miliardi di debito pubblico, ma di avviare perlomeno un chiaro percorso di privatizzazioni che ne riduca la portata. E soprattutto rendere evidente ai mercati e a chi ci giudica che una crisi finanziaria è sempre meno probabile. Che si sta lavorando per il risanamento e la crescita al tempo stesso. Quello che sta accadendo in queste ore in Parlamento non va certo in questa direzione.

Autore: Daniele Manca – Corriere della Sera (Articolo originale)

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