Strade killer: 3.700 morti e 260 mila feriti

Ogni anno un bollettino di guerra. Statale Adriatica, Aurelia, Pontina e Appia le più pericolose

Auto - Incidente stradale ImcPiù che un bilancio sugli incidenti assomiglia a un bollettino di guerra: 3.653 morti e 264.716 feriti. È quanto accaduto sulle strade italiane nel 2012 (dati Istat). Numeri che fanno ancora più impressione se si pensa che rispetto al 2011, la situazione è migliorata con una diminuzione del 5,4% delle vittime e del 9% dei feriti. Un risultato che conferma il trend in costante miglioramento dell’ultimo decennio con una riduzione del numero di vittime della strada del 48,5% (da 7.096 a 3.653) nel periodo compreso tra il 2001 e il 2012. Merito dei tutor sull’autostrada, dei maggiori controlli, delle campagne di sensibilizzazione e soprattutto della patente a punti (oltre 90 milioni i punti decurtati agli automobilisti indisciplinati dall’entrata in vigore nel 2003, con una media di 2,5 punti per ogni patente). Un progresso comunque non sufficiente a far raggiungere all’Italia i primi posti nella classifica europea per minore numero di vittime in rapporto alla popolazione che la vede relegata al tredicesimo posto dietro a Paesi come Regno Unito, Spagna, Germania e Francia.

In Italia sono le strade extraurbane quelle a maggiore rischio sia per quanto riguarda il numero delle vittime sia per la gravità degli incidenti. Nel 2012, infatti, sulle autostrade sono morte 330 persone, molte di meno rispetto a quelle decedute sulle strade urbane (1.562) e sulle strade extraurbane (1.761) che hanno anche il più alto indice di mortalità (4,94 decessi ogni 100 incidenti).

Indice di mortalità che raggiunge il valore massimo dalle ore 3 alle 6 del mattino e durante il weekend. In particolare il venerdì e il sabato notte avvengono il 43,2% del totale degli incidenti notturni. Il mese peggiore invece è luglio in coincidenza con l’inizio dell’esodo estivo.

In sette casi su dieci le vittime di incidenti stradali sono conducenti di veicoli (70%), nel 14,6% passeggeri trasportati e nel 15,4% pedoni. Le fasce di età più colpite sono quelle tra i 20 e i 24 anni e tra i 40 e i 44 anni, mentre i veicoli più coinvolti sono le autovetture (66,3%) che precedono i motocicli (13,6%), gli autocarri (6,5%), le biciclette (5,2%) e i ciclomotori (5%).

Preoccupante la crescita, negli ultimi anni, dei ciclisti deceduti a causa degli incidenti: + 9,7%. Un aumento dovuto anche al costante aumento del numero di persone che, complice la crisi, preferiscono utilizzare la bicicletta per raggiungere il posto di lavoro. Niente traffico, nessuna spesa per la benzina e per la sosta a pagamento: queste le carte vincenti per chi sceglie di viaggiare sulle due ruote.

Nella top ten delle strade più pericolose d’Italia (Fonte Ania, associazione nazionali imprese assicuratrici), il triste primato spetta alla statale Adriatica che si estende per 955 chilometri, dal Veneto alla Puglia, e ha il maggior numero di incidenti (1.711), mentre l’indice di mortalità più elevato (8,5 morti ogni 1.000 incidenti) spetta alla statale Jonica.

Sul podio anche la via Aurelia che fa registrare dati spaventosi: 1.283 incidenti, 23 morti e 1.763 feriti. Particolarmente a rischio il tratto compreso tra i chilometri 12 e 36. Numeri preoccupanti arrivano anche dalla Padana Superiore, dalla via Emilia, dalla via Tirrenia Inferiore, dalla strada statale Pontebbana e dalla Padana Inferiore, mentre il più alto numero di incidenti in proporzione all’estensione chilometrica spetta alla statale 227 di Portofino che, nel 2012, ha fatto registrare 5,9 incidenti per chilometro, precedendo due vie tristemente note ai romani: la via Pontina e la via Appia.

Nella categoria autostrada e raccordi, secondo un’indagine dell’Aci, la maglia nera va al Grande Raccordo Anulare con 13 chilometri da bollino rosso in cui si verificano incidenti ricorrenti.

A seguire i tratti dell’A1 Milano-Napoli in corrispondenza di Frosinone e Firenze, l’A20 Messina-Palermo, l’A12 Genova-Roma (nel tratto Genova-Rosignano), l’A29 Palermo-Mazara del Vallo, la Tangenziale Est-Ovest di Napoli, il Raccordo Tangenziale Nord di Bologna, la Tangenziale Est di Milano e l’A19 Palermo-Catania.

Il primato del traffico invece spetta, ormai da anni, alla Salerno-Reggio Calabria dove nella notte di Capodanno sono state travolte e uccise due donne, madre e figlia, sbalzate dalla vettura sulla quale viaggiavano in seguito ad un incidente con un’altra auto.

Il responsabile si è costituito ieri alla polizia stradale di Cosenza che ha posto sotto sequestro la sua vettura. «Purtroppo gli incidenti di questi giorni, uno dei quali causato da un automobilista ubriaco, drogato e senza patente che ha portato alla morte di una bambina di 8 anni, dimostrano la pericolosità di certe condotte al volante – spiega Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione AniaPer questo riteniamo che, nei casi in cui ci si metta alla guida con un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o sotto l’effetto di droghe, si debba configurare l’ipotesi di dolo eventuale del conducente, per la gravità sociale, umana ed etica di certi comportamenti che provocano incidenti stradali. Non si può più permettere che certi episodi restino impuniti».

Autore: Andrea Barcariol – Il Tempo (Articolo originale)

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