Studio Automotive Euler Hermes, immatricolazioni in crescita a livello mondiale

Auto - Traffico (11) Imc

Auto - Traffico (11) Imc

Secondo l’indagine curata dalla società del gruppo Allianz, le immatricolazioni di nuovi veicoli nel mondo saliranno del 3% nel 2018 e dell’1,9% nel 2019. Italia in controtendenza (-1% atteso sia quest’anno che il prossimo), dopo cinque anni consecutivi di crescita; rimane però elevata (EBIT +9,3%) la profittabilità per la componentistica. Nel 2022 si raggiungerà quota 110 milioni di veicoli immatricolati grazie alla spinta degli emergenti Cina, India e Brasile

Secondo quanto riporta un’indagine di Euler Hermes, società del gruppo Allianz operante su scala mondiale nell’assicurazione crediti, le immatricolazioni mondiali di nuovi veicoli cresceranno del 3% nel 2018, fermandosi poco sotto quota 100 milioni di veicoli in circolazione (99,7). La tendenza dovrebbe continuare nel 2019, poiché Euler Hermes stima che l’anno prossimo si oltrepasserà quota 100 milioni per i nuovi veicoli venduti a livello mondiale. Questo traguardo verrà raggiunto malgrado un leggero rallentamento delle nuove immatricolazioni, attese in crescita dell’1,9%.

Il mercato nel nostro Paese dovrebbe muoversi in controtendenza (-1% nel 2018 e nel 2019), dopo cinque anni consecutivi di crescita, ma con una profittablità ancora elevata per il settore della componentistica, dove è atteso un EBIT (margine operativo) in salita del 9,3%.

“In uno scenario internazionale caratterizzato da profonde trasformazioni, il settore automobilistico italiano, seppur con un lieve rallentamento nell’immatricolazioni, continua a registrare per il 2018 un solido trend, sostenuto dalla domanda interna e dal dinamismo dell’export (oltre il 60% dei veicoli prodotti viene venduto oltre confine) – ha affermato Massimo Reale, direttore commerciale di Euler Hermes Italia –. La dinamica positiva si allarga e consolida tutto il settore della componentistica italiana, vero fiore all’occhiello della filiera, con incrementi segnalati principalmente nel comparto dell’Engineering e design, specialisti e subfornitori (materie plastiche e sistemi). Le aziende italiane, inoltre, hanno finalmente intrapreso nuove strade tra la tecnologia sempre più presente a bordo e l’avvento dei motori elettrici, mentre la sfida sempre più stringente sarà affacciarsi a nuovi mercati, in primis quelli asiatici (Cina su tutti). Il livello delle insolvenze nel settore automobilistico rimane  basso rispetto ad altre industrie italiane, grazie a margini di profitto stabili e a tempi di incasso che si mantengono tra 60 e 90 giorni. Nuovi mercati, tecnologia, margini e liquidità rappresentano quindi la ricetta per navigare nelle turbolenze internazionali”.

Il dinamismo del mercato automobilistico mondiale dipenderà essenzialmente dai Paesi emergenti. Euler Hermes prevede infatti che il 95% della crescita attesa del mercato automobilistico da qui a cinque anni deriverà dai mercati emergenti, in particolare la Cina (47%) e l’India (13%). Il tasso modesto di diffusione dell’auto e l’arricchimento delle classi medie saranno fattori determinanti in questo senso. «Si calcolano attualmente 25 veicoli per 1000 abitanti in India e 120 su 1000 in Cina, mentre parliamo di 600 su 1000 in Europa dell’Ovest ed 800 su 1000 negli Stati Uniti – ha spiegato Maxime Lemerle, responsabile degli Studi Settoriali di Euler Hermes ed esperto del settore automobilistico –. In più, i mercati emergenti presentano in media una crescita economica rapida, con una classe media che evolve rapidamente. Una situazione che dovrebbe garantire nuovi importanti sbocchi per i costruttori del mondo intero».

La Cina è sulla buona strada per consolidare la sua posizione di primo mercato automobilistico mondiale, registrando più di un terzo delle vendite mondiali di veicoli malgrado un leggero rallentamento delle nuove immatricolazioni. Queste sono attese in rialzo del 4% nel 2018 e del 3,5% nel 2019, dopo uno sviluppo medio superiore all’8,6% annuo registrato tra il 2012 e il 2017. L’India dovrebbe per ora mantenersi al quarto posto del mercato automobilistico mondiale, con immatricolazioni di veicoli nuovi in crescita del 12% nel 2018 e del 9% nel 2019, in attesa di salire sul podio nel 2020.

Due sfide da cogliere per approfittare di queste prospettive favorevoli

A breve e medio termine, evidenziano da Euler Hermes, l’orizzonte sembra favorevole per il mercato automobilistico mondiale. Le prospettive delle industrie del settore continuano tuttavia a dipendere dalla loro capacità di adattarsi alle due sfide maggiori che si presentano a breve termine: da una parte l’accelerazione della transizione verso l’elettrico, dall’altra la gestione delle turbolenze legate agli annunci e alle misure protezionistiche.

Prima sfida: Fronteggiare il lento tramonto del diesel e l’inasprimento delle regole

La transizione verso i veicoli elettrici costituisce un vero test di adattamento per i costruttori e le aziende dell’indotto. A livello globale, il mercato dell’elettrico è in forte crescita (+45% atteso nel 2018 dopo il +54% registrato nel 2017), ma la quantità di veicoli elettrici rapportata alle vendite a livello mondiale di veicoli è ancora limitata (inferiore all’1,2% nel 2017 e all’1,7% nel  2018). La crescita si concentra soprattutto in alcuni Paesi e rimane vulnerabile rispetto ai cambiamenti delle misure di sostegno pubblico. «Lo si è visto di recente in Cina ed Europa, dove i poteri pubblici inaspriscono fortemente le norme ambientali al fine di disincentivare la produzione di veicoli inquinanti – ha evidenziato Lemerle –. I costruttori sono così costretti ad accelerare la transizione della loro offerta a favore dell’elettrico. Questo implica costi supplementari, in materia di ricerca e sviluppo, ma anche in termini di comunicazione e marketing nell’ottica di convincere i consumatori, scettici a causa del prezzo dei veicoli e dei problemi legati all’autonomia delle batterie».

La Cina primeggia nettamente a livello mondiale nelle vendite di veicoli elettrici (con una previsione per il 2018 di 878.000 unità vendute), davanti agli Stati Uniti (264.000), mentre l’Europa è trainata dalla Germania (74.000), dal Regno Unito (55.000) e dalla Francia (49.000).

Seconda sfida: Adattarsi alle incertezze che il protezionismo americano fa scontare agli scambi di automobili a livello mondiale

Altro fattore di inquietudine ed adattamento per i costruttori nel mondo intero è rappresentato dall’amplificazione delle turbolenze per quanto riguarda gli scambi internazionali. Alle incertezze legate alla Brexit si aggiunge il risorgere della retorica protezionistica americana: sanzioni verso Iran e Russia, incremento dei dazi  su acciaio ed alluminio, rimessa in discussione dei trattati commerciali. In generale, gli USA sono di gran lunga il primo importatore mondiale (291 miliardi di dollari, ovvero il 20% del totale) con saldi commerciali deficitari significativi rispetto al Messico (62 miliardi di dollari), Giappone (49) e Germania (28) e la conseguente volontà di riequilibrio.

Questa situazione minaccia direttamente il mercato automobilistico mondiale, sottolineano da Euler Hermes, in quanto gli scambi internazionali di automobili hanno pesato per il 9% sul commercio mondiale nel 2017, per un totale di 1.439 miliardi di dollari. In questo contesto, la società del gruppo Allianz stima che un aumento di 20 punti delle tariffe doganali sui veicoli importati genererebbe un mancato guadagno di 10 miliardi di Euro per l’industria automobilistica europea (ovvero l’1,5% del totale continentale delle esportazioni di veicoli) l’anno successivo all’entrata in vigore dei nuovi dazi. Questa decisione costituirebbe un ulteriore freno al commercio mondiale, già previsto in decelerazione: dopo il +8% del 2017, si dovrebbe infatti passare al +5,5% nel 2018 ed al +4,8% nel 2019.

«Gli annunci ed i negoziati dell’amministrazione Trump – ha rilevato Lemerle – gettano nell’incertezza le prospettive commerciali e finanziarie di costruttori e produttori di equipaggiamenti, americani e stranieri. Pesano sulle decisioni di investimento e potrebbero condurre ad una ricomposizione di determinate catene di  produzione».

La netta virata strategica del settore automobilistico mondiale

Il settore automobilistico, evidenziano infine da Euler Hermes, nel 2017 ha probabilmente raggiunto il vertice superiore del suo ciclo finanziario, da un lato registrando un margine operativo pari mediamente al 5% per i costruttori ed al 7,2% per i produttori di equipaggiamenti, dall’altro con investimenti record (140 miliardi di dollari, pari al 4,8% del giro d’affari). Di fronte alle due considerevoli sfide appena citate, gli attori del settore saranno però costretti quasi certamente ad ammainare almeno parzialmente la vela per quanto riguarda gli investimenti. Con il rischio di perdere terreno rispetto ai concorrenti nel campo dei veicoli autonomi e più ampiamente su tutti i mercati di punta legati alla mobilità.

«In un contesto di trasformazione tecnologica sfrenata e di incertezze commerciali, l’industria automobilistica mondiale attraversa una fase di turbolenze – ha concluso Ludovic Subran, capo economista di Euler Hermes –. Le prospettive di crescita del mercato ci sono, ma le sfide da cogliere sono impegnative per le industrie del settore. Queste hanno davanti a loro una virata inedita: le scelte strategiche, commerciali ed organizzative effettuate nel primo decennio potrebbero essere seriamente messe in discussione. Devono di nuovo adattarsi  per non mettere in pericolo rapidamente la loro profittabilità e liquidità».

Intermedia Channel

Related posts

Top