Studio BlackRock, le compagnie assicurative provano a migliorare la redditività dei loro portafogli d’investimento

Assicurazioni - Redditività Imc

Assicurazioni - Redditività Imc

Secondo quanto emerge dal Global Insurance Report 2017 commissionato da BlackRock, le società di assicurazione stanno attraversando una fase di riduzione della redditività, a cui cercano di ovviare sfruttando i propri portafogli d’investimento.

Condotto fra 300 senior executive di compagnie assicurative, il sesto sondaggio globale annuale del colosso degli investimenti ha rivelato che due terzi delle società sta ripensando al proprio portafoglio d’investimento come mossa essenziale per mantenere o rinvigorire la redditività futura del business. Oltre due quinti (41%) hanno dichiarato di sentirsi sempre più spesso costrette ad attingere agli investimenti per aumentare la redditività generale.

In un contesto di tassi d’interesse estremamente bassi e di difficoltà a ottenere margini, negli ultimi anni le società di assicurazione hanno intrapreso numerose misure per accrescere i ricavi e tagliare i costi e questi sforzi sembrano aver dato alcuni frutti: circa la metà degli intervistati (44%) ha infatti dichiarato di non aver subito cambiamenti in termini di redditività nell’ultimo quinquennio, malgrado le difficoltà del settore. Per ottenere questi risultati, molte compagnie assicurative si sono concentrate per lo più sulle attività di sottoscrizione e sui cambiamenti operativi. Per aumentare la redditività, due terzi degli intervistati (66%) pensa però che adesso la riformulazione dei portafogli d’investimento sia la chiave di volta. Si tratta di uno spostamento significativo: solo il 28% degli intervistati ha dichiarato di attribuire un’importanza prioritaria all’aumento dei rendimenti da investimento.

La stragrande maggioranza dei partecipanti (84%) ha affermato che scegliere asset alternativi o il mercato privato sarà fondamentale per aumentare le performance d’investimento, mentre circa il 70% vede un “ampio margine” di miglioramento nella gestione del rischio di portafoglio e nell’efficienza dei capitali.

“Le società di assicurazione – ha commentato Patrick M. Liedtke, responsabile della divisione asset management per il settore assicurativo di BlackRock in Europa – subiscono una pressione crescente per migliorare i margini di profitto, pur in un contesto di persistente incertezza geopolitica, scarsi rendimenti, limiti normativi e competizione agguerrita in fatto di sottoscrizioni. Ci stiamo rendendo conto che l’attenzione si è spostata sui portafogli d’investimento e sulle performance come fonte principale di redditività. Stante la minore propensione a investire in asset rischiosi osservata lo scorso anno, le compagnie assicurative cercano di generare rendimenti ottimizzando piuttosto il rischio e abbandonando le asset class tradizionali”.

Aumento dei rischi all’ordine del giorno

Mentre le compagnie assicurative cercano di migliorare i rendimenti sfruttando le opportunità d’investimento, spiegano da BlackRock, una serie di ostacoli macroeconomici e normativi permane. Il rischio geopolitico – che va dalle preoccupazioni per le ondate di populismo, al protezionismo, alle tensioni regionali – è ora considerato uno dei più gravi pericoli macroeconomici del settore dal 71% degli intervistati (51 punti percentuali in più rispetto al 2016).

Un notevole incremento si osserva anche nelle preoccupazioni sui rischi normativi. Circa due terzi (64%) delle società coinvolte nel sondaggio ha citato il rischio normativo come una delle sfide più ardue per il settore, con un aumento di 18 punti percentuali rispetto al 2016 (46%) ed a fronte del solo 40% del 2014. Oltre due quinti (42%) degli intervistati hanno dichiarato che l’attuale scenario normativo limiterebbe le opzioni d’investimento disponibili e utilizzabili per migliorare i rendimenti e stimolare la redditività in generale.

I rischi di mercato sono sempre più pronunciati e, per la prima volta nella storia del sondaggio, i tre più citati hanno superato la soglia del 70%. Il rischio di liquidità e la volatilità dei prezzi degli asset sono stati infatti annoverati dal 74% degli intervistati come alcuni dei tre rischi di mercato principali per le strategie d’investimento nei prossimi 12-24 mesi, con un netto incremento anche per il rischio legato ai tassi d’interesse, segnalato dal 72% dei partecipanti.

Alla luce di questa forte percezione dei rischi macroeconomici e di mercato, evidenziano ancora da BlackRock, il 79% delle società di assicurazione si è detto soddisfatto con il proprio profilo di rischio attuale, una quota molto più elevata rispetto al 46% del 2016. Per contro, la quota di società disposta ad aumentare il rischio è notevolmente calata, scendendo al 9% rispetto al 47% del 2016.

Il dilemma della liquidità

Nonostante la tendenza a mantenere invariati i profili di rischio complessivi, le compagnie assicurative hanno evidenziato uno spostamento verso gli asset del mercato privato, compresi quelli illiquidi. In ascesa rispetto al solo 16% nel 2016, circa due quinti (39%) degli intervistati intende aumentare la propria allocazione al mercato privato. I cambiamenti in termini di asset allocation hanno già svolto un ruolo sostanziale. Per oltre la metà degli intervistati (57%), la decisione d’investimento più efficace intrapresa per aumentare la redditività è stato l’aumento dell’esposizione agli asset privati o alternativi. Fra gli altri contributi si annoverano l’incremento dell’esposizione alle azioni (35%) e l’allungamento della duration dei portafogli a reddito fisso (26%).

Sebbene gli assicuratori siano consapevoli che i mercati privati saranno essenziali per migliorare la redditività dei portafogli d’investimento, non vi è stata l’indicazione di una asset class particolare dove intendano concentrare la propria allocazione nei prossimi 12-24 mesi. Solo un terzo dei partecipanti (34%) si è detto intenzionato ad aumentare gli investimenti in azioni immobiliari commerciali – che si guadagnano così il primo posto fra tutte le classi di attività del mercato privato – seguite a ruota da azioni infrastrutturali (33%) e private equity (33%).

“Uno dei temi chiave emerso dal sondaggio di quest’anno – ha chiarito Liedtke – è l’approccio delle compagnie assicurative al loro profilo di rischio generale e ai livelli di liquidità. Sebbene sia chiaro che non vogliano aumentare l’esposizione al rischio, vi è una consapevolezza sempre più diffusa che gli asset del mercato privato offrono più probabilità di aumento dei rendimenti rispetto alle classi di attività tradizionali. Scegliere gli asset giusti sarà una delle mosse vincenti per sfruttare questa opportunità”.

L’asset allocation tende quindi ad allontanarsi dal reddito fisso. Solo il 9% degli intervistati vuole infatti aumentare le allocazioni ai titoli di Stato, rispetto al 47% del 2016, mentre la quota intenzionata a ridurre l’esposizione è schizzata dal 3% al 31%. Anche la predilezione per le obbligazioni emesse da enti ed amministrazioni locali si è notevolmente affievolita, con solo il 9% delle società pronto ad aumentare questi investimenti rispetto al 42% dello scorso anno. Quanto alle obbligazioni societarie high yield, rispetto al 29% del 2016 è solo il 16% degli intervistati a pianificare un aumento della ponderazione, mentre il 33% vuole ridimensionare l’esposizione.

Gestione del capitale

Circa tre quarti (70%) degli intervistati ritengono che vi sia un ampio margine per migliorare la gestione dei rischi in portafoglio e l’efficienza dei capitali. Quasi un terzo (30%) ha poi ammesso di aver aumentato le strategie di carry sul capitale (prendere a prestito capitali in una determinata valuta per investire gli stessi in strumenti finanziari – raramente in beni reali – denominati in altre valute) rispetto al volume imposto dalle autorità normative e al livello di cinque anni fa, mentre per il 61% la quota è rimasta invariata nell’ultimo quinquennio. Fra i motivi principali che li spingono ad aumentare o a mantenere i livelli di capitale, gli intervistati hanno citato la necessità di gestire la volatilità degli asset (55%) e delle sottoscrizioni (54%).

La prima motivazione è stata addotta anche come una delle principali giustificazioni per implementare strategie di carry sulla liquidità in eccesso (51%), che le società di assicurazione preferiscono conservare in cassa per riuscire a far fronte all’aumento dei tassi (40%), alla volatilità delle attività di underwriting (40%) e ai requisiti normativi (36%). Nel complesso comunque tre quarti degli intervistati ritengono di possedere un livello di liquidità adeguato alle proprie passività attuali e previste.

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