Svizzera, incidenti a due ruote in aumento a causa del boom delle biciclette elettriche

Pista ciclabile - Biciclette (Foto Cristiana Raluca - Pexels) Imc

Pista ciclabile - Biciclette (Foto Cristiana Raluca - Pexels) Imc

Con il motore sotto la sella si fa meno fatica in salita. La bicicletta elettrica, attualmente di gran moda anche nella Confederazione, presenta però qualche inconveniente. AXA Svizzera ha analizzato il fenomeno, i rischi collegati (anche con l’ausilio di crash test dedicati) e i possibili adeguamenti e miglioramenti per le infrastrutture stradali dedicate alle due ruote

Da alcuni anni in Svizzera si registra un vero e proprio boom delle biciclette elettriche. Con la primavera alle porte le vendite dovrebbero subire un nuovo incremento. La clientela è in aumento: se in passato a preferire l’e-bike erano soprattutto gli anziani, oggi sono sempre più numerosi i giovani che la usano per recarsi al lavoro. Stando a un sondaggio condotto da AXA Svizzera nel 2018, quasi la metà dei ciclisti intervistati utilizza a questo scopo la bicicletta con la pedalata assistita.

Questa tendenza sempre più diffusa ha però provocato anche un aumento costante del numero degli incidenti che vedono coinvolti i mezzi elettrici a due ruote. «Per nessun altro mezzo di locomozione di anno in anno si registra un aumento costante di incidenti come per le e-bike», ha affermato Bettina Zahnd, responsabile Infortunistica e Prevenzione di AXA Svizzera. Stando a fonti di Polizia, solo nel 2017 in Svizzera 820 biciclette elettriche sono rimaste coinvolte in incidenti stradali, 589 dei quali lievi, 224 gravi e sette mortali (dati ASTRA).

Più pesanti e più veloci

Secondo l’Ufficio prevenzione infortuni (UPI), nella Confederazione il tasso di incidenti delle biciclette elettriche con conseguenze gravi o mortali è più del doppio (84 incidenti per 100 milioni di chilometri percorsi) di quello delle biciclette tradizionali (38 incidenti per 100 milioni di chilometri). «La principale differenza  – ha affermato Zahnd – risiede nel fatto che le biciclette elettriche sono più pesanti e più veloci. Visivamente sono uguali a quelle tradizionali, ma in ultima analisi andrebbero considerati ciclomotori di dimensioni ridotte o a tutti gli effetti. Pertanto i conducenti hanno bisogno di maggiore pratica». La differenza di velocità tra i due mezzi di trasporto è particolarmente significativa in salita: le e-bike vanno a una velocità quasi doppia rispetto alle biciclette tradizionali.

Da un’analisi più attenta degli incidenti verificatisi tra il 2012 e il 2016 emerge che i conducenti delle biciclette a pedalata assistita spesso si infortunano da soli, cioè senza scontrarsi con automobili o altri utenti della strada. Stando ai dati forniti dalla polizia, a seconda della tipologia di e-bike, gli incidenti senza concorso di terzi si collocano tra il 42% e il 49%. «In realtà, questa percentuale potrebbe essere ancora più elevata, poiché in casi del genere spesso il ciclista non chiama neanche la polizia, ma si reca semplicemente dal medico o all’ospedale più vicino», ha evidenziato la responsabile Infortunistica e Prevenzione di AXA Svizzera.

Tendenza a sottovalutare la velocità

Sempre stando ai dati forniti dalla Polizia, se si verifica una collisione con un altro veicolo, nel 60% dei casi la colpa è esclusivamente della persona che ha causato il sinistro. Vale a dire che, in caso di collisione, il conducente della bicicletta elettrica è spesso la vittima e non il responsabile dell’incidente.

Zahnd ritiene che, tra l’altro, l’automobilista tende a sottovalutare la velocità dell’e-bike. In uno studio condotto dalla compagnia elvetica del gruppo AXA nel 2018, oltre il 50% dei conducenti di e-bike interpellati ha dichiarato che gli altri utenti della strada non sono in grado di valutare correttamente la loro velocità. «Gli automobilisti devono abituarsi al fatto che non tutte le biciclette sono uguali», ha sottolineato Zahnd. Data la crescente diffusione dell’e-bike sharing nelle città, secondo AXA Svizzera è inoltre importante sensibilizzare in tal senso anche i conducenti delle biciclette elettriche, che talvolta hanno scarsa dimestichezza con questo mezzo.

Il casco salva la vita

«Spesso sono gli stessi conducenti di e-bike a non rendersi conto della velocità a cui vanno. Raccomandiamo pertanto di includere il tachimetro nella dotazione di serie delle e-bike, soprattutto se si tratta di modelli veloci in grado di raggiungere i 45 km/h», conclude la responsabile Infortunistica e Prevenzione di AXA Svizzera, che raccomanda inoltre a tutti i conducenti di biciclette elettriche di indossare il casco. «Se si paragona la percentuale di conducenti di e-bike feriti o deceduti che portavano il casco, si nota chiaramente che solo un terzo di chi ha avuto un incidente mortale indossava questa protezione, contro quasi due terzi di chi è rimasto ferito, a testimonianza del fatto che in genere il casco contribuisce a evitare incidenti mortali».

Nella Confederazione elvetica questa protezione è attualmente obbligatoria solo per i conducenti di e-bike veloci in grado di raggiungere i 45 km/h. La maggior parte delle biciclette a pedalata assistita vendute è però costituita da modelli più lenti che raggiungono una velocità massima di 25 km/h, per i quali non è previsto l’uso obbligatorio del casco.

Benché dal 2006 le e-bike siano sempre più diffuse, l’obbligo di indossare il casco alla guida di modelli veloci è stato introdotto in Svizzera relativamente tardi, ossia nel 2012. Fin dal 2010 il servizio Infortunistica di AXA Svizzera ha effettuato una serie di crash test volti ad attirare l’attenzione sull’aumento del tasso di incidentalità delle biciclette elettriche ed ha promosso l’uso obbligatorio del casco.

AXA auspica un miglioramento dell’infrastruttura per le due ruote

Poiché le e-bike sono più veloci delle normali biciclette, sempre più spesso chi le guida si lancia in manovre di sorpasso tra biciclette in grado di raggiungere velocità diverse, ma, soprattutto in città, spesso manca lo spazio per poterle effettuare. La pericolosità di una manovra del genere è stata illustrata nel 2018 dal servizio Infortunistica di AXA in un altro crash test. Durante il sorpasso di una bicicletta normale, una cargo e-bike in grado di raggiungere i 45 km/h si è scontrata frontalmente con un’automobile proveniente dalla direzione opposta. Per il conducente di una bicicletta elettrica l’impatto può comportare lesioni gravi, se non addirittura mortali.

La compagnia promuove pertanto un ripensamento dell’infrastruttura destinata ai mezzi a due ruote, soprattutto in città: corsie separate dalla strada e dalle piste pedonali e riservate a biciclette, e-bike e altri mezzi a due ruote o monocicli, nonché piste ciclabili più larghe, in modo che le e-bike veloci possano superare i mezzi a due ruote più lenti.

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