Tutti i numeri dell’anticipo pensionistico

Calcolatrice - Principi contabili Imc

Calcolatrice - Principi contabili Imc

(di Davide Colombo e Marco Rogari – Quotidiano del Lavoro)

«Penalizzazione» media dall’1,4% al 5% circa l’anno con ipotesi tasso prestito al 3% e premio assicurativo al 30%. Disoccupati e lavoratori in condizioni disagiate: su una pensione piena netta di 993 euro al raggiungimento della «vecchiaia» l’anticipo di un anno sarebbe di 943 euro «al netto» con una rata di 38 euro. Processi di ristrutturazione aziendale: si ipotizza un contributo dell’impresa variabile tra il 25% e il 60%. Con un «concorso» del 40% l’incidenza media della rata varia dal 2,1% al 2,9%. Le uscite volontarie con le «riduzioni» più elevate: nel caso di un assegno «pieno» di vecchiaia di oltre 2.600 euro il costo medio delle rate per l’anticipo di 1, 2 o 3 anni si avvicina al 5%

Quanto può costare l’Ape? Dopo il terzo round di incontri Governo-sindacati sullo schema di anticipo pensionistico con prestito bancario assicurato, abbiamo formulato qualche ipotesi. E disegnato quattro figure tipo di beneficiari: Giovanni è un disoccupato senza più ammortizzatori sociali o con reddito basso; Federica è un’impiegata coinvolta in un piano di ristrutturazione aziendale; Mario è invece un lavoratore nato tra il 1951 e il 1953, come i suoi colleghi, ma non si trova in situazione di difficoltà e vuole autonomamente optare per l’anticipo sapendo di poter contare su una pensione piena lorda di 2.615 euro. Nell’identica situazione di Mario c’è poi Laura, che ha però maturato una pensione quasi doppia (circa 5mila euro lordi).

Il costo dell’Ape (Anticipo pensionistico), come rata media spalmata sui venti anni di rimborso, potrebbe oscillare da circa l’1,4% l’anno per Giovanni (la cui pensione lorda è di 1.212 euro) a circa il 2,8% l’anno per Federica (pensione lorda maturata di 2.000 euro e un contributo dell’impresa del 40%) fino a circa il 4,9% l’anno per Mario e al 4,6% per Laura per un anticipo di tre anni.

Considerando l’attuale andamento dei tassi e il “quadro” finanziario, si potrebbe ipotizzare che all’Ape si applichi un tasso annuo nominale del 3% (Tan). Al Tan si aggiungerebbe un’assicurazione contro il rischio di pre-morienza con un premio del 30% sul valore dell’Ape. Un costo che potrebbe anche essere più basso e che, in ogni caso, sarà compreso nel contratto per il prestito bancario. Seguendo le indiscrezioni finora emerse dal confronto Governo-sindacati, l’assegno anticipato con l’Ape non potrà essere superiore al 95% dell’ipotetica pensione “netta” di vecchiaia maturata. Il costo complessivo dell’anticipo (Tan più assicurazione) verrà rimborsato, come detto, in vent’anni, a partire dal momento del raggiungimento della soglia del pensionamento “effettivo” (attualmente 66 anni e 7 mesi). Con un prelievo mensile sulla pensione che sarà alleggerito da una detrazione fiscale graduale sulla base del reddito del beneficiario. Sulla base delle dichiarazioni fatte da esponenti del Governo e di quanto emerso dal confronto con i sindacati, si potrebbe ipotizzare che oltre i 5mila euro lordi l’agevolazione non debba scattare.

Giovanni, Federica, Mario e Laura si rivolgono all’Inps per chiedere la loro situazione previdenziale (quale pensione lorda e netta hanno maturato) e, una volta fatte le loro scelte, sempre dall’Inps riceveranno l’assegno.

Disoccupati disagiati

Partiamo dall’Ape di Giovanni, che chiede un anticipo sul 95% della pensione. Ipotizzando che Giovanni rientri tra i meritevoli di un aiuto pubblico in forma di detrazione, che può variare tra il 45 e il 65% della rata di ammortamento. Il suo assegno, con la richiesta di un solo anno di anticipo, sarebbe di 943 euro al mese (contro una pensione netta teorica di 993) , la rata da pagare sarebbe di 38 euro con un’incidenza media annuale del 2,5%. Se l’anticipo è di due anni sempre sul 95% la rata sale a 76 euro (incidenza media di circa il 2,5%) e l’assegno netto non cambia. Se il contributo dello Stato sale al 65%, perché Giovanni rientra in una categoria particolarmente disagiata e a basso reddito, l’Ape netta resta a 943 euro con anticipo di un anno con una rata che scende però a 21 euro con un’incidenza media dell’1,40%.

Ristrutturazione aziendale

Federica, come abbiamo detto, punta all’Ape perché la sua azienda gli ha fatto una proposta di uscita anticipata: chiede il 95% dell’assegno partendo da una pensione lorda piena di 2mila euro (1.510 netta). Ipotizzando un contributo del suo datore di lavoro pari al 25% dell’Anticipo pensionistico, la sua Ape netta è di 1.435 euro (86 euro di rata e 3,56% di incidenza media) nel caso di anticipo di un anno, mentre con tre anni di anticipo l’assegno resta a 1.435 euro ma cambia la rata (268 euro, con un’incidenza media del 3,67%) . Nell’eventualità in cui il contributo dell’azienda dovesse salire al 40%, con l’anticipo di un solo anno Federica incasserebbe una pensione Ape di 1.435 euro, con una rata di 68 euro e un’ incidenza media annuale di circa il 2,8%. Nel caso estremo di un contributo aziendale del 60% su un’Ape di tre anni, l’assegno netto resta lo stesso mentre la rata diventa di 132 euro e il costo medio è dell’1,80%.

Uscita volontaria

Vediamo ora la situazione del più fortunato Mario, che sceglie di anticipare il ritiro partendo da una pensione potenziale di 1.863 euro (2.615 euro lordi). Immaginiamo che scelga un anticipo al 55% della pensione per avere un’Ape netta di 1.025 euro con l’anticipo di un anno (85 euro di rata e 2,76% di incidenza media). Se la richiesta di Ape fosse su 3 anni al 95% l’Ape netta sarebbe di 1.770 euro con una rata di 465 euro e un’incidenza media di 5,03% che scenderebbe al 4,89% se l’anticipo fosse di un solo anno con una rata di 150 euro.

Resta infine Laura, che dall’alto di una pensione lorda di 5mila euro (3.167 netti) può accedere a un’Ape al prezzo di mercato. Vediamo quanto costa: con la richiesta del 95% e tre anni di anticipo l’Ape netto sarebbe di 3.009 euro con una rata di 816 euro e un costo medio del 4,62%. Con una richiesta di assegno anticipato pari al 55% della pensione piena e sempre per tre anni l’Ape netto sarebbe di 1.742 euro con una rata di 472 euro e un’incidenza media del 2,67%.

L’assegno

A completare gli scenari probabilistici di costo dell’Ape vediamo come sarà la pensione di Giovanni, Federica, Mario e Laura trascorso il ventennio dei rimborsi. Immaginiamo che gli assegni vengono indicizzati secondo il tasso di inflazione stimato dalla Ragioneria generale dello Stato nel Def tenendo conto che la detrazione (per chi l’avrà) sarà invece piatta. Come emerge dalla parte finale dei quadri di simulazione che pubblichiamo, con un anticipo di tre anni la pensione netta di Giovanni si attesterebbe a 1.402 euro, quella di Federica sarebbe di 2.024 euro, per Mario a 2.388 e infine per Laura di 4.150.

Si tratta di scenari, naturalmente. Solo al momento della presentazione del testo in legge di Bilancio capiremo quanto vicini al vero. Su questi numeri pesa, com’è evidente, la struttura delle detrazioni calibrate sui diversi livelli di reddito e che saranno definite anche per garantire un’equità intra-generazionale. Insomma, con la nuova offerta di uscita flessibile garantita dall’Ape, la riforma Fornero non viene toccata né vengono rimessi in discussione gli equilibri attuariali che sono alla base del sistema contributivo.

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