Unicredit, Banca Generali punta su Fineco. Ma sulla cessione pesa il nodo del prezzo

Milano - Unicredit Tower Imc

Milano - Unicredit Tower Imc(di Francesco Spini – La Stampa)

Mandato a Goldman Sachs per trattare l’acquisto. Mustier chiama la banchiera Böckenfeld in cda e lima il piano

Si avvicina a grandi passi la presentazione del piano industriale di Unicredit (nella foto, la Torre Unicredit di Milano, quartier generale del gruppo bancario), il primo dell’era di Jean-Pierre Mustier. Ieri il consiglio di amministrazione del gruppo si è riunito nella sede di Hvb, a Monaco di Baviera. E tra l’analisi dell’andamento della banca, una breve digressione sulle iniziative per l’Oktoberfest in corso e non ultimo – la cooptazione a consigliere dell’ex ad di Kleinwort Benson Bank Martha Dagmar Bockenfeld (che riporta a 17 il numero dei componenti, sceso dopo l’addio di Manfred Bischoff) ha fatto anche il punto sul cantiere per il piano industriale.

Nel piano il mercato si attende la cessione di sofferenze (con la Gacs) per almeno 20 miliardi con una perdita stimabile di circa 2 miliardi di euro da controbilanciare con un deciso rafforzamento patrimoniale. Questo sarà composto da un aumento di capitale – che fatalmente sarà contemporaneo a quello ben più tribolato del Monte dei Paschi di Siena – e cessioni di attività: proprio su questo fronte, tornano voci di interesse per Fineco. Si tratterebbe di Banca Generali che, secondo quanto riporta l’agenzia internazionale Reuters, avrebbe chiamato Goldman Sachs per studiare un’offerta. Generali, da cui non giungono commenti, sarebbe così impegnata su più fronti visto che ha presentato anche una proposta non vincolante per Pioneer. Il faro, ora, si riaccende su Fineco, la banca diretta multicanale di cui Unicredit ha il 55%, dopo aver ceduto a luglio il 10% in un collocamento accelerato.

I tre mesi di «lock-up», in cui il gruppo guidato da Jean-Pierre Mustier non può vendere, terminano a metà ottobre e le valutazioni sul da farsi sono in corso. Ma le difficoltà della cessione si concentrerebbero soprattutto sul prezzo dell’eventuale offerta in contanti. La cosa è legata al fatto che tra il 70 e l’80% degli attivi di Fineco è investito in bond della controllante Unicredit che riconoscono un rendimento ben più alto di titoli di Stato, non lontano dal 2%. Ma nel caso di un passaggio di controllo assai probabilmente Fineco dovrebbe porre in essere azioni per mutare la composizione del portafoglio che risulterebbe troppo sbilanciato su un singolo emittente, cosa oggi possibile perché coincide con la controllante. Ma altri titoli darebbero rendimenti decisamente inferiori, che non potrebbero non incidere sulla valutazione della banca.

Difficile che Mustier possa vendere a qualunque costo, peraltro con un’operazione che farebbe imbizzarrire gli investitori istituzionali che a luglio hanno acquistato il 10% sulla base di una valutazione di Fineco di 3,2 miliardi che – senza una fetta di utili portati dai bond della capogruppo – non sarebbe replicabile. Decisamente più facile la cessione di Pekao, per cui le assicurazioni statali polacche di Pzu, decise a diversificare le attività nel settore bancario, avrebbero offerto 2,8 miliardi. Unicredit starebbe trattando in maniera serrata per una cifra più alta.

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