Unipol, le pulizie di Carlo in banca

Carlo Cimbri (5) Imc

Carlo Cimbri (5) Imc

(di Stefano Righi – Corriere L’Economia)

Le ambizioni di Cimbri che non lascia il credito, ma raddoppia e sale al 10 per cento in Bper L’istituto di casa sarà rimesso a punto entro fine anno. Un doppio passo che prelude a un riassetto

Unipol non lascia, raddoppia e in tre mosse l’amministratore delegato del gruppo, Carlo Cimbri (nella foto), inizia a ridisegnare il rapporto tra il gruppo – che ha nella compagnia assicuratrice la sua fonte di maggiori introiti – e il mondo del credito, talvolta fonte di qualche preoccupazione. Il cambiamento degli scenari concorrenziali e normativi impongono al polo bolognese delle polizze – secondo in Italia dopo Generali – una profonda revisione dei rapporti con i partner del credito e anche una ridefinizione della funzione della banca di casa, capace di produrre quattro milioni di utili lordi, ma anche gravata da un eccessivo carico di non performing loans (Npl, i prestiti problematici).

Sono lontani i tempi in cui l’assicuratrice delle cooperative rosse si dilettava ad avere una banca. Era il 2005, i tempi della finanza del quartierino e dei furbetti che vi giravano attorno. Da allora Unipol ha cambiato pelle, ha avuto la forza di assorbire i disastri finanziari generati da Sai sotto la gestione Ligresti e di rilanciarsi sul mercato delle polizze in un Paese storicamente sotto-assicurato. Il teorema pensato da Cimbri, che in Unipol è entrato nel 1990 e che ha sempre avuto una grande presa sulla rete, si è verificato fondato. Ma ora urge guardare avanti, rimescolando le carte sui tre fronti creditizi in cui la compagnia è impegnata: Bper, Unipol Banca, Banco Bpm.

Fronte modenese

Bper, ovvero la Popolare dell’Emilia Romagna da qualche mese trasformatasi in Spa, è l’argomento di attualità. Nel portafoglio di Unipol c’è da tempo il 5 per cento del gruppo modenese che, nelle ultime settimane è diventato il 9,9 per cento. Già all’assemblea dell’8 aprile scorso, con il 5 per cento in tasca, Cimbri era il primo azionista di Bper, tanto che nella lista del cda presentata per il rinnovo parziale del consiglio, al terzo posto figurava Alfonso Roberto Galante, manager di Unipol con un passato in Mediobanca, che oggi siede nel consiglio di Bper. Cimbri, con l’ex popolare, sembra usare il bastone e la carota. Da un lato si dice insoddisfatto dei conti trimestrali della banca (Bper ha chiuso al 31 marzo con 14,6 milioni di utile, al netto dei contributi straordinari al Fondo di Risoluzione e al Fondo Atlante), dall’altro tranquillizza i mercati assicurando che il 4,99 per cento recentemente acquistato è solo un’operazione finanziaria e che «non stiamo interloquendo con i regolatori al fine di aumentare la nostra quota in Bper».

La partita però sembra incanalarsi verso dodici mesi molto interessanti. Nel maggio 2018 andrà integralmente rinnovato il consiglio di amministrazione di Bper, compreso l’amministratore delegato Alessandro Vandelli e se oggi a Modena si predica tranquillità e ci si dice impegnati soprattutto nelle imminenti celebrazioni per i 150 anni dell’istituto, qualche scelta strategica sembra allo studio. Bper vuole definire la partita di Arca sgr, di cui è prima azionista e primo distributore, rilevando magari con PopSondrio le quote delle due disastrate ex popolari venete, Veneto Banca e PopVicenza. Ma da tempo sta parlando anche con Creval per una possibile fusione. Sul primo punto, tutti sembrano essere d’accordo, ma sul fronte delle alleanze strategiche o addirittura sulle operazioni di merger e acquisition da Unipoi è arrivato un invito al dialogo…

Tre tavoli

Cimbri, come detto, ha dato le carte anche su altri due tavoli da gioco. L’accordo di bancassurance con Banco Bpm, terzo gruppo bancario in Italia, scadrà a fine 2o17. A oggi, ha detto Cimbri giovedì scorso nel corso di una conference call con gli analisti finanziari dopo la diffusione dei risultati trimestrali, «non ci sono elementi che facciano pensare a un possibile rinnovo degli accordi». Esiste un’opzione put, a favore di Unipol, da esercitarsi entro il 30 giugno 2018 ed in ballo c’è una cifra vicina al mezzo miliardo di euro. Una liquidità che Cimbri potrebbe utilizzare per rafforzare il patrimonio di Unipol Banca. Lo sportello di casa (che nel primo trimestre ha chiuso con 10,7 miliardi di raccolta diretta, in crescita del 2,2% ed impieghi a 8,7 miliardi, ha registrato un risultato ante imposte di 4 milioni, praticamente raddoppiato rispetto all’anno precedente), ma presenta un problema di Npl (Non performing loans).

«Stiamo lavorando a una soluzione definitiva, completa – ha assicurato Cimbri – che consideri non solo le sofferenze ma anche gli Unlikely to pay». Il tutto dovrebbe essere pronto per fine anno. Con Unipol Banca ripulita a fondo si potranno considerare diverse opzioni, anche sulla base della necessaria ripatrimonializzazione, i cui fondi potrebbero essere generati proprio dall’esercizio della put nei confronti di Banco Bpm. Strategicamente Cimbri avrà in quel momento diverse opzioni alternative, che vanno dall’integrazione in un altro gruppo bancario (Bper?) allo sviluppo di un piano autonomo e alternativo. Il tutto senza perdere contatto con il core business del gruppo. Le polizze di UnipolSai hanno prodotto 147 milioni di utile netto trimestrale sui 157 milioni dell’intero gruppo, con una raccolta diretta a 1,79 miliardi nel ramo Danni (+0,6%) e di 1,043 miliardi nel Vita, in calo di oltre il 46 per cento soprattutto, dicono da Bologna, a causa della contrazione del canale bancassurance, in flessione del 75 per cento. Nonostante questo il risultato ante imposte del settore Vita — 93 milioni contro 95 — è in linea con l’anno precedente. Un motivo in più per guardare alle banche, in questo momento.

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