Unipol tenta l’affondo sulla Popolare Emilia, rastrellato quasi il 10%

Carlo Cimbri (3) Imc

Carlo Cimbri (3) Imc

(di Andrea Greco – la Repubblica)

La compagnia avrebbe raddoppiato la sua partecipazione. Cimbri tratta con la vigilanza le condizioni per salire ancora. Lo schema di lavoro prevede un fabbisogno di patrimonio di 6-700 milioni per ripulire dai cattivi crediti Unipol Banca

In Emilia qualcuno la chiama già «l’Intesa-Generali del tortellino». E, scherzi a parte, a Bologna, sede di Unipol, l’idea di un affondo verso la banca modenese Bper si è rafforzato, nell’ottica di creare il quinto polo finanziario italiano con attivi per 55 miliardi.

Intanto la quota di UnipolSai nell’ex popolare dell’Emilia Romagna, ufficialmente al 5,01% dal 19 dicembre scorso, sembra sia aumentata. Fonti finanziarie la danno oggi più vicina al 9,99%, soglia oltre cui va chiesta l’autorizzazione alla vigilanza di Banca d’Italia. Un portavoce di Unipol non ha voluto commentare l’indiscrezione: se ne saprà di più dal 22 maggio, quando gli azionisti Bper si presenteranno a staccare il dividendo da 6 centesimi. Ufficialmente, l’ingresso nel capitale di Bper serve a Unipol a tutelare il comune accordo distributivo: la banca vende polizze delle coop sui suoi sportelli, da un decennio e secondo intese di prossima scadenza.

Ma gli acquisti in Borsa – dove Bper è salita del 45% in sei mesi – paiono un antipasto di quel che si prepara. L’ad Carlo Cimbri (nella foto), leader del gruppo nato dall’unione di Unipol e Fondiaria-Sai, da mesi guarda avanti e studia come compiere un altro salto dimensionale, e lasciarsi alle spalle l’eredità di Unipol banca, che poche gioie ha dato alle cooperative. Ma gran parte del deficit può essere colmata dall’abbuono di capitale Solvency possibile se Ugf diversifica nel credito azioniste. Un anno fa cercò di usare la controllata (con 9 miliardi di euro di impieghi ma redditività vicina a zero, anche perché 3,7 miliardi sono crediti deteriorati), come pedina di scambio nel risiko tra Siena, Ubi, Banco popolare e Bpm. Non riuscì, perché Unipol banca ha poco valore in queste condizioni. A fine 2016 il gruppo Unipol ha quindi deciso – e annunciato – che prima ripulirà quei crediti, creando una bad bank da inglobare nella casa madre nel corso del 2017. Quella pulizia secondo stime degli operatori potrebbe richiedere patrimonio aggiuntivo per 6-700 milioni di euro a Ugf, se volesse aumentare le coperture dell’omonima banca sul livello scelto dall’ad Alessandro Vandelli per le sofferenze di Bper, come preludio a una loro integrazione.

Tuttavia parte di quel capitale Unipol potrebbe recuperarlo proprio diversificando i suoi attivi nel settore bancario, in base alle complesse regole di Solvency II sui patrimoni assicurativi. Uno schema preliminare, messo a punto dalla dirigenza Unipol e di cui Cimbri inizia a discutere con le vigilanze di credito e polizze, ipotizza il conferimento di Unipol Banca ripulita in Bper, e una crescita nell’azionariato del polo da parte dei bolognesi, a consolidare il ruolo di primo socio, con l’effetto per Unipol di migliorare la redditività del gruppo e liberare patrimonio per centinaia di milioni. Spesso infatti la vigilanza offre “sconti” alle partecipazioni incrociate banche-assicurazioni. Così è per il 13% di Mediobanca in Generali (che gode del cosiddetto danish compromise per chi fa credito ), così avrebbe potuto essere se Intesa Sanpaolo avesse portato a segno la scalata al Leone di Trieste. È un fatto, comunque, che la Bce vede con favore simili integrazioni, al fine di rendere meno bancocentrico e più aperto al mercato dei capitali il sistema finanziario.

Se la logica e i numeri elaborati a Bologna fossero incoraggiati a Roma, insomma, nelle prossime settimane il progetto di Unipol potrebbe accelerare, anche con il vento a favore degli investitori di mercato, che dalle voci partite a dicembre sono parsi piuttosto inclini a seguire i piani di Cimbri. Il progetto, comunque, è di complessa esecuzione e dovrà superare la freddezza del management e dei soci modenesi di Bper. Anche se la trasformazione in spa la rende ormai contendibile: già con il 5% Unipol è la prima forza singola. Lo si è visto all’assemblea di aprile, quando nella lista di maggioranza che ha rinnovato mezzo cda è entrato al terzo posto Alfonso Galante, ex di Mediobanca assunto da Cimbri come capo delle strategie di Unipol.

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