UnipolSai, numero uno della Rca, scommette sul patto con le officine

UnipolSai HiRes Rettangolare

UnipolSai HiRes Rettangolare

Le strategie del gruppo puntano ad abbassare le spese tenendo sotto controllo il costo dei sinistri di fronte alla spinta al ribasso delle polizze indotta dall’online

Le quotazioni di Unipol Gruppo Finanziario, la holding, negli ultimi tempi hanno perso un poco di sprint. Colpa in parte delle recenti vicende giudiziarie, due inchieste relative alla fusione con Fondiaria Sai, e alla vendita di titoli da parte di banche d’affari. Molti analisti sono sicuri che tutto si risolverà in una bolla di sapone, ma intanto gli investitori frenano. C’è da mettere in conto che sia Ugf che la controllata UnipolSai lo scorso anno sono state le regine del listino. Ugf ha guadagnato nel 2013 oltre il 170%, UnipolSai più del 100%. Normale, dunque, che le due azioni tirino un poco il fiato. Quello che le inchieste in corso hanno determinato, di sicuro, è una certa decorrelazione tra i due titoli, che prima correvano di conserva. Ora, UnipolSai da inizio anno ha fatto registrare + 5%, sopra la media del settore. Al contrario, Ugf è sotto del 5%.

Comunque sia l’outlook premia entrambi. Outperform per Mediobanca Securities, neutral per Banca Imi, neutral anche per Exane Bnp Paribas, che però tutte vedono prospettive positive. La visione bullish fa perno su una serie di considerazioni. La più importante riguarda i dividendi. Carlo Cimbri, amministratore delegato del gruppo, dicono i più informati, ha un mandato ben preciso: remunerare in maniera generosa gli azionisti, in particolare le cooperative, che hanno messo i loro soldi nell’aumento di capitale e il salvataggio di Fondiaria.

Il primo step è andato a segno: il dividendo di UnipolSai è stato superiore ai 20 centesimi, che per un titolo trattato a 2 euro non è poco ed è stato superiore alle aspettative degli analisti. Il dividendo UnipolSai è confluito nella capogruppo che potrà distribuire agli azionisti il prossimo anno un dividendo altrettanto generoso. Una parte è già servita a ricapitalizzare Unipol Banca, altra controllata, che aveva un Tier1 a livelli bassissimi. «In uno scenario di mercato che vede il decennale dei titoli di Stato al 2,8%, un titolo con una cedola prevista del 7-8% non è proprio da sottovalutare», dice un analista che non vuole essere citato.

Sul versante opposto, invece, vanno valutati alcuni fattori negativi che esercitano una pressione in senso contrario. Si tratta del trend di mercato, che pur in una congiuntura favorevole, si accinge a dover fare i conti con profondi cambiamenti, e anche con l’andamento ciclico di alcuni comparti, quali l’auto. Ma indubbiamente parliamo di un settore importante: «L’industria delle polizze rappresenta il 7,6% del Pil, pochi settori possono vantare tale dimensione», ha scritto recentemente Aldo Minucci, presidente Ania, associazione di categoria.

Dopo la fusione con Fonsai, partita effettivamente a gennaio di quest’anno, UnipolSai è il numero uno del mercato italiano, sia nei danni che nel ramo vita, seguita da Generali e Allianz. I tre big controllano il 65% del mercato, per il resto profondamente frammentato. Un oligopolio, che premia quanto più si è grandi. «Unipol è un gruppo dal potenziale enorme», commenta Sergio Paci, docente della Sda Bocconi, nonché responsabile Pensions & Insurance del Carefin-Bocconi. Spiega Paci: «E’ una potenza di fuoco, oltretutto anche come case history, perché mette insieme due realtà cosi profondamente differenti, con Unipol che ha la sua identità specifica “cooperativistica”; il gruppo ha ora un problema di irrobustire il profilo manageriale e, soprattutto, di gestire il processo di fusione che non ha certo tempi brevi, ci sono sovrapposizioni, in portafoglio ha più compagnie dirette, un processo di digestione che ha i suoi tempi».

A differenza di Generali e Allianz, gruppi a vocazione internazionale, Unipol è profondamente radicato nel mercato domestico. A differenza di Generali ha in portafoglio più Rca che Vita. Gli ultimi anni, complice la crisi che ha indotto molti a non usare l’auto, i sinistri sono diminuiti e la frequenza, un indicatore chiave, è risultata la più bassa degli ultimi 40 anni. Un dato positivo per le compagnie di assicurazione. Ma all’orizzonte si sta preparando un nuovo aumento dei sinistri. E non è facile digerirlo a fronte di tariffe che non possono essere spinte più in alto. Tanto più che sul settore comincia a pesare l’impatto delle polizze vendute online e, soprattutto, dei siti di comparazione dei prezzi, che annullano la fedeltà del cliente e spingono i prezzi al ribasso. Da questo punto di vista Unipol ha già dispiegato nuove strategie. Intanto ha cambiato la formula di remunerazione degli agenti, che vengono pagati molto al di sopra della media di mercato se garantiscono un portafoglio redditivo. Altrimenti vengono pagati meno. Un sistema per tenere sotto controllo soprattutto le frodi e ridurre comunque la frequenza dei sinistri. Ma in cantiere c’è un’altra strategia: si prepara, secondo voci informate, un accordo con i fornitori diretti, in pratica le carrozzerie, per creare un grande network di officine di fiducia a tariffe prestabilite. «Un modo per determinare a monte il danno medio, che oggi è impossibile determinare, visto che ognuno fa il suo prezzo», spiega Maurizio Poletti, broker di Unibroker. Con i volumi di clienti che ha Unipol può spuntare un ottimo sconto. L’Ivass consente questo tipo di accordo, bisogna trovare la formula giusta. E questo potrebbe far scattare una riduzione importante del combined ratio, la combinazione delle spese per sinistri e spese di gestione. «Le stime dicono che basta ridurre questo indicatore di 1 o 2 punti per avere un ritorno di redditività elevato», racconta Poletti. L’accordo con le officine potrebbe portare nelle casse di Unipol anche molto di più.

Autore: Paola Jadeluca – Repubblica Affari & Finanza (Articolo originale)

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