Unit linked, boom di premi nel 2014

Unit Linked

Unit Linked

(Autore: Nicola Borzi – Plus24)

A sostenere la raccolta i ritorni a doppia cifra e politiche commerciali che hanno spinto i prodotti flessibili

Con una raccolta premi pari a 20,15 miliardi, l’anno scorso le polizze unit linked sono tornate a contribuire alla raccolta dell’industria assicurativa nazionale. La crescita della nuova produzione, in base alle ultime statistiche dell’Ania, è stata pari quasi al 61% rispetto ai valori del 2013. Certo, in termini assoluti la produzione ha raggiunto un valore pari “solo” a un terzo delle polizze Vita ramo I (67,24 miliardi, in crescita del 42,5% sull’anno precedente), ma il fenomeno non deve passare inosservato.

A trainare l’offerta commerciale, come anche il successo di questi prodotti tra i risparmiatori sono una pluralità di fattori. Innanzitutto i rendimenti: secondo i dati analizzati dal Sole 24 Ore, che ha preso in considerazione un campione di 2.662 diversi prodotti, il rendimento medio su base annua al 31 dicembre scorso è stato del 9,4%, con 1,142 prodotti che si sono collocati sopra questa soglia.

La classifica dei rendimenti, su base annua, vede in vetta ben quattro prodotti collegati al mercato azionario indiano: prima Cnp E Azionario India di Cnp UniCredit Vita, con una rivalutazione del 47,4% rispetto al 2013, seguita da Creditras India Equity e Creditras E Az. India di Creditras Vita (rispettivamente +46,32% e 46,20%) seguite da Aviva E Azionario India che sulla distanza dei 12 mesi ha messo a segno una performance del 44,3%. Certo, non vanno dimenticate anche le performance negative (in un anno Linea Flessibile di Cattolica ha lasciato sul terreno il 41,39%), ma il settore nel triennio può contare su una rivalutazione media del 26,48% che non stona a confronto dei risultati di altre asset class.

C’è poi un particolare non secondario. Le compagnie stanno spingendo questi prodotti perché “scaricano” sui sottoscrittori parte dei rischi finanziari. In linea anche con la normativa Solvency II che prevede una minore riservazione per questi prodotti e dunque inferiore assorbimento di capitale. Con tassi ai minimi storici, questi prodotti finanziari rappresentano comunque un’alternativa interessante, anche se non va sottovalutato il rischio a carico del sottoscrittore. Anche, tra questa asset class, secondo l’osservatorio Ania, l’anno scorso la crescita ha premiato particolarmente i prodotti con fondi interni della categoria flessibile, che hanno visto la raccolta netta annua — che ha sfondato il muro dei 14,2 miliardi annui — valere ben il 53,3% del patrimonio gestito, pari a 20,96 miliardi al 31 dicembre scorso. In termini di patrimonializzazione, seguono le unit a contenuto obbligazionario (19,33 miliardi), poi le azionarie (12,78 miliardi) e infine le bilanciate (4,79 miliardi, con raccolta netta negativa). In termini di rendimenti, però, con un +11,73% medio annuo nel 2014 la gara è stata vinta dalle unit azionarie, seguiti dalle bilanciate (+8,56%) e dalle flessibili (+7,25%), con le obbligazionarie distaccate ad “appena” +4,9% e quelle di liquidità ferme al palo allo 0,48 per cento.

Related posts

Top