Università Bocconi e Deutsche Bank: Stati Generali delle Pensioni, la demografia spinge in alto i tassi di interesse

Rischio demografico (2) Imc

Rischio demografico (2) ImcAgli Stati Generali delle Pensioni di Università Bocconi e Deutsche Bank, presentato uno studio di Carlo Favero e Vincenzo Galasso che analizza l’influsso della composizione della popolazione per età su crescita, tassi d’interesse e possibilità d’implementazione delle riforme strutturali

L’applicazione dei trend demografici alle previsioni economiche, attraverso un’attenta analisi della composizione per età della popolazione, ha spinto due studiosi della Bocconi (Carlo Favero – Deutsche Bank Chair in Asset Pricing and Quantitative Finance – e Vincenzo Galasso, direttore del Bachelor in International Politics and Government) ad allontanare lo spettro della stagnazione secolare per l’area Euro, ma a considerare difficile l’implementazione delle riforme strutturali. Queste ed altre tematiche sono state al centro delle discussioni nel corso degli Stati Generali delle Pensioni, organizzati nella giornata di ieri da Università Bocconi e Deutsche Bank a Milano nell’ambito delle attività della Cattedra di Carlo Favero.

Lo studio svolto da Favero e Galasso e il concept stesso degli Stati Generali delle Pensioni nascono dall’attività di ricerca della Deutsche Bank Chair in Quantitative Finance and Asset Pricing, cattedra istituita nel 2010 e assegnata, come anticipato, a Carlo Favero. Nel 2016 Deutsche Bank “ha confermato il proprio impegno per il progresso della ricerca in campo finanziario, consolidando il sostegno all’Università Bocconi e trasformando in permanente la Cattedra attraverso una nuova donazione”. L’attività di ricerca della Cattedra si incentra sulle interazioni tra trend demografici, prezzi delle attività finanziarie ed effetti della crescente longevità degli individui.

L’ipotesi di stagnazione secolare, che Larry Summers ha recentemente rivisitato, prevede una situazione di crescita insufficiente, combinata a tassi d’interesse reali negativi e conseguente instabilità finanziaria. L’analisi di Favero e Galasso mostra, invece, che nei prossimi 20 anni in Europa dobbiamo attenderci sì una diminuzione del prodotto pro-capite, ma tassi d’interesse reali di nuovo positivi.

I prossimi anni saranno caratterizzati dall’aumento dell’aspettativa di vita e dall’invecchiamento della popolazione, con poche nascite e una graduale diminuzione della popolazione tra i 40 e i 59 anni a favore degli over 60. “Mentre la relazione tra età e prodotto pro-capite è linearmente negativa, nel senso che diminuisce continuamente dai 20 anni in poi – ha spiegato Favero –, l’età tra i 40 e i 59 anni è quella in cui si risparmia di più, contribuendo al contenimento dei tassi d’interesse, mentre la popolazione over 60, risparmiando di meno, contribuisce al loro aumento”. Il prodotto pro-capite è, perciò, destinato a diminuire con il progressivo invecchiamento della popolazione, mentre la forte crescita degli over 60 riporterà i tassi d’interesse reali in area positiva.

“In una situazione di questo genere sono di cruciale importanza le politiche per la crescita – ha affermato Galasso – e abbiamo perciò voluto intervenire nel dibattito che contrappone riforme strutturali e politiche di aggiustamento macroeconomico”. Tutti i dati a disposizione dimostrano che le persone di mezza età e anziane hanno un’opinione più negativa di riforme, liberalizzazione, flessibilità, politiche per la concorrenza, globalizzazione e libero commercio rispetto a quella dei più giovani. Le riforme del mercato del lavoro e di quello dei prodotti penalizzano, infatti, nell’immediato gli insider del mercato del lavoro e, quindi, soprattutto persone nelle fasce centrali di età, mentre i loro benefici saranno goduti, nel prossimo futuro, soprattutto dai più giovani.

Secondo le evidenze dello studio, le politiche di aggiustamento macroeconomico neo-keynesiane finirebbero invece per favorire soprattutto i più anziani e gli insider, che hanno una maggiore capacità di influenzare il processo di allocazione delle risorse pubbliche.

“I nostri risultati suggeriscono, dunque, che l’implementazione delle riforme non sarà favorita dalla struttura per età della popolazione – ha concluso Galasso –. E non dovrebbe sorprendere che i paesi più anziani propendano più spesso per gli aggiustamenti macroeconomici e quelli più giovani per le riforme”.

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