Uomini, donne e assicurazioni: il genere influisce sul calcolo della polizza?

Uomini e donne Imc

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(Contenuto pubbliredazionale)

Per lungo tempo il sesso è stato un fattore centrale nella determinazione del premio assicurativo. Dal dicembre 2012 gli aspetti della questione sono però cambiati: mentre si sono verificati importanti variazioni in merito ai prezzi delle polizze, sono state registrate anche delle inversioni di tendenza in fatto di sinistri causati da uomini e donne.

In questo articolo tenteremo di ricostruire la situazione attuale dei due sessi al volante, cercando anche di fornire un inquadramento “storico”.

Prima del pronunciamento della Corte di Giustizia Europea

Fino al 2011 l’essere donna comportava la possibilità di disporre di una polizza Rc Auto a tariffa agevolato. Il motivo? Dati alla mano (e in barba al detto: “Donna al volante, pericolo costante”), le automobiliste del vecchio continente causavano infatti un numero minore di incidenti e percorrevano anche meno km della loro controparte maschile. Da un rischio più basso, insomma, conseguiva un premio in denaro meno consistente. E’ stato calcolato che, in base a questa pratica, le donne potevano risparmiare fino al 30% sull’assicurazione della loro vettura.

Il biennio 2011/2012

Il 1° marzo 2011 la Corte di Giustizia Europea ha sancito che la parità tra uomini e donne dovesse necessariamente passare anche per il calcolo della polizza assicurativa (si veda anche: Note sintetiche sull’Unione Europea – Uguaglianza tra uomini e donne).

Da questa presa di posizione è scaturita prima una proposta di legge che puntava ad azzerare la differenza tra le polizze Rc auto contratte da uomini e da donne e, in seguito, un provvedimento vero e proprio, divenuto efficace a partire dal 21 dicembre 2012. Quest’ultima, a voler essere più precisi, era la data ultima in cui le compagnie assicuratrici avrebbero dovuto uniformarsi alla decisione della Corte di Giustizia Europea.

La proposta si inquadrava in un processo messo in moto otto anni prima per garantire l’uguaglianza tra uomini e donne. Fino al 2011, tuttavia, l’aspetto assicurativo era stato escluso da questa “riforma”, perché si era deciso di far pesare maggiormente i dati statistici di cui sopra.

Nel momento in cui è stato deciso di fare marcia indietro si è invece partiti dal presupposto che per determinare le assicurazioni obbligatorie e indispensabili – ovvero quelle che fanno capo a un servizio minimo necessario per poter vivere nella società di oggi – non è corretto impiegare dei fattori che non sottostanno al controllo del consumatore, quali l’età, il sesso e il luogo di residenza.

Quando infatti si discuteva su questi punti, non solo gli uomini pagavano più delle donne, ma gli automobilisti giovani erano sottoposti a rincari rispetto ai “veterani”, mentre in certe province le polizze avevano dei costi anche doppi rispetto ad altre.

In fatto di età le cose non sono cambiate (anche se la Legge Bersani, del 2007, ha permesso ai guidatori più giovani di aggirare l’ostacolo accedendo alla classe di merito dei genitori) e altrettanto può dirsi a proposito della correlazione tra il prezzo dell’assicurazione e la provincia di residenza. Se un tempo il divario tra Nord e Sud era decisamente elevato, adesso si trovano anche dei capoluoghi settentrionali nella top 10 delle polizze più salate.

Ad essere di fatto cambiato è quindi solamente il rapporto tra sesso e assicurazioni: dal 2013 in poi, infatti, i costi delle RCA sono aumentati per le donne, mentre il prezzo è rimasto invariato per i guidatori.

Va da sé che una tale decisione ha comportato rincari notevoli per categorie come le giovani automobiliste, per quanto, negli ultimi anni, le possibilità di risparmio per consumatori (e consumatrici) sono aumentate grazie alla diffusione di comparatori per assicurazioni online.

Uomini e donne uguali, non solo a livello di portafogli

Dopo l’entrata in vigore del provvedimento in questione, si è registrata una minore incidenza di sinistri da parte di guidatori maschi.

In questa sede va fatta la dovuta premessa che la frequenza degli incidenti viene calcolata sul numero dei sinistri rispetto al numero di automobili in circolazione. Questo valore, in buona sostanza, dopo aver evidenziato come per molti anni le automobiliste del nostro Paese fossero coinvolte in meno sinistri stradali degli uomini, ha registrato una inversione di tendenza.

Prendendo come esempio i dati più recenti a nostra disposizione – ovvero quelli relativi al 2015 diffusi da ANIA (Associazione Nazionale per le Imprese Assicurative) – si nota infatti come la frequenza sinistri femminili sia arrivata al del 5,9%, mentre quella dei maschietti è al 5,65%.

Volendo parlare in termini assoluti, invece, sono 539.136 gli incidenti provocati dalle oltre nove milioni di donne al volante, mentre gli automobilisti maschi, che sono più di 14 milioni, hanno causato 797.056 sinistri.

Aspettate, però, a rispolverare il vecchio adagio sulle donne al volante: la differenza tra uomini e donne alla guida è minima ed è bene sottolineare che in alcune regioni come la Liguria le guidatrici sono molto più prudenti dei guidatori.

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