Uzel (AD Groupama Assicurazioni): «Usciti da Mediobanca ma rilanciamo sull’Italia»

Dominique Uzel (2) Imc

Dominique Uzel (2) Imc

(Autore: Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

La casa madre, Groupama, si è definitivamente lasciata alle spalle le difficoltà finanziarie incontrate qualche anno fa. Merito anche del contributo dato dalle attività italiane. Lo assicura, in questo colloquio con Il Sole 24 Ore, l’amministratore delegato di Groupama Italia, Dominique Uzel (nella foto), che, rispetto al recente “uscita” da Mediobanca commenta: «Questi proventi potranno essere impiegati per lo sviluppo del business». E l’Italia non potrà che beneficiarne complice il fatto che i programmi di crescita non mancano: espansione per linee interne e nuovi accordi di bancassicurazione. Nel mentre si lavorerà anche per incrementare la solvency della compagnia e migliorare la redditività del danni.

Tre anni fa il mercato era convinto che Groupama stesse per abbandonare l’Italia, stava vendendo la Spagna e la situazione della capogruppo faceva presagire ulteriori cessioni. Ora il quadro sembra decisamente mutato. Il peggio è definitivamente alle spalle?

Il 2011 è stato un anno orribile per l’intero sistema finanziario, non solo per Groupama che oggi ha completamente ritrovato una solida posizione con un utile a 257 milioni di euro e un margine di solvibilità oltre 250%. Lo sviluppo internazionale però è sempre rimasta una priorità e tale resterà. E i risultati raggiunti con il bilancio 2014 dimostrano la bontà della scelta. Basti pensare che le attività internazionali hanno prodotto 72 milioni di profitti su 257 milioni di utili totali e valgono ben il 28% rispetto ad un giro d affari che ne vale il 20%. In alcuni paesi, tra l’altro, abbiamo ottenuto risultati eccezionali. L’Italia, per esempio, oggi vale il 50% del risultato all’estero e il 57% del giro d’affari dell’intero perimetro internazionale. Anche per questo, l’Italia è e resterà un mercato centrale per un gruppo oggi molto solido che ha un margine di solvibilità del 253%.

In Italia però il Solvency ratio è al 130%, avete in programma azioni volte a rafforzare la struttura patrimoniale?

È un livello più che accettabile, tanto più perché inserito in un quadro che vede la casa madre sfiorare livelli di eccellenza patrimoniale. In ogni caso, contiamo di lavorare per rafforzarci ulteriormente nel prossimo futuro.

Sul fronte della profittabilità, il combined ratio del settore danni è al 98,2%, leggermente sopra la media del comparto. Agirete anche in questa direzione?

Essere sotto il 100% significa produrre utili e già questa è un’ottima notizia. Puntiamo evidentemente a migliorare ma dobbiamo tenere conto del contesto nel quale operiamo caratterizzato da una forte competizione.

Con che strategia guardate al paese? A fine 2013 avevate 1,5 miliardi di euro di premi ora ne avete 1,63 miliardi, fino a dove pensate di poter crescere?

Crediamo che il mercato italiano abbia un potenziale non sfruttato, soprattutto in alcuni settori del Ramo Danni e nel Vita. Il nostro piano al 2017 prevede un giro d’affari superiore a 1,7 miliardi, con una crescita molto significativa nel Vita, dove puntiamo a ripetere l’eccellente performance di quest’anno (superiore al 60%) e nel settore Danni Non Auto.

Credete, vista la prossima introduzione di Solvency II che la vostra “taglia” richieda una riflessione anche su possibili aggregazioni?

Far parte di un grande gruppo internazionale ci garantisce anche importanti benefici in termini di diversificazione degli investimenti, per ridurre l’esposizione al rischio. Di conseguenza, la nostra attuale “taglia” non desta preoccupazioni. Al momento ci concentriamo sulla crescita per linee interne e parallelamente proseguiamo nella ricerca di partner per sviluppare accordi di bancassicurazione.

Crescita interna con quale logica di business?

Siamo focalizzati sulla diversificazione del business verso i Rami Non Auto e Vita, in ottica di miglioramento del nostro portafoglio e stiamo effettuando significativi investimenti in tecnologia, per dare da un lato strumenti sempre più digitali ai nostri oltre 1000 agenti e dall’altro servizi sempre più innovativi ai nostri 1,7 milioni di clienti, in ottica di prevenzione del rischio.

Avete avviato colloqui con qualche banca in particolare?

Proseguiremo con il modello fin qui adottato, ossia cercando accordi con banche di media dimensione, come possono essere le Banche regionali.

Come immaginate il mercato in Italia nei prossimi anni?

Il 2015 sarà ancora un anno duro dovuto sia alla situazione economica sia alla guerra dei prezzi. Solo le compagnie più efficienti, in termini di spese generali, processi snelli e controllo aziendale efficace, saranno in grado di mantenere le aspettative iniziali e noi stiamo lavorando a ritmi serrati per essere performanti in ciascuna di queste aree, senza tralasciare l’innovazione dell’offerta, che è fondamentale per la competizione.

Avete da poco venduto la quota in Mediobanca, ora la strategia non passa più per le reti tradizionali della finanza italiana?

La quota in Mediobanca si è rivelata strategica per l’ingresso sul mercato e anche in ragione di questo abbiamo sempre confermato la nostra fiducia al management. Ma oggi beneficiamo di una solida presenza nel paese e la cessione è stata una naturale evoluzione degli eventi. I denari raccolti con il collocamento, peraltro, verranno impiegati per dare ulteriore spinta al business dal punto di vista industriale. E Groupama Italia non potrà che beneficiarne.

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