Vecchietti (RBM Assicurazione Salute): “Reddito per la salute, necessario investire su collaborazione pubblico-privato”

Marco Vecchietti (9) Imc

Marco Vecchietti (9) Imc

Il gap tra il Centro-Nord e il Sud del nostro Paese continua ad allargarsi, anche nell’ambito della Sanità. Nel Mezzogiorno, infatti, le persone non hanno più la possibilità di curarsi adeguatamente a causa del reddito: è questa una delle evidenze emerse dal convegno Mezzogiorno d’Italia: ultima spiaggia, organizzata la scorsa settimana da EUR.A.PRO.MEZ (Associazione Nazionale per il Progresso del Mezzogiorno d’Italia) in collaborazione con la Fondazione di Economia Tor Vergata. Alla due giorni di lavori ha partecipato anche RBM Assicurazione Salute per dare il proprio contributo e fare il punto sulla situazione in tema di Salute al Sud.

Per l’amministratore delegato e direttore generale della compagnia specializzata nell’assicurazione sanitaria, Marco Vecchietti (nella foto), è stata inoltre l’occasione “per presentare un ambizioso progetto di “Welfare supplementare per il Sud”, in grado di ridurre i gap assistenziali con il resto del Paese e garantire così maggiore equità ed equilibrio”.

“Di fronte a questa situazione – ha annunciato Vecchietti – è sempre più necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali che, attraverso la collaborazione tra pubblico e privato, mirino a garantire più che un reddito di cittadinanza un reddito di salute. Promuovere fondi welfare territoriali in grado di assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e promuovere una pianificazione integrata. Occorre, quindi, coinvolgere aziende, ordini professionali e categorie presenti sul territorio per sviluppare un welfare del territorio ampliando le esperienze di welfare occupazionale”.

“La speranza di vita alla nascita per un cittadino del Sud è inferiore di due anni rispetto a quella di un cittadino del Nord – ha segnalato l’AD e DG di RBM –. Un’ingiustizia che lo accompagnerà per tutta la vita se si pensa che la speranza di vita oltre i 65 anni, in assenza di limitazioni funzionali, nel Mezzogiorno è decisamente inferiore. La colpa è da ricercarsi nelle politiche di austerity dei piani di rientro: se da un lato hanno risanato le finanze regionali, dall’altro hanno lasciato scoperto il bilancio assistenziale, a partire da un punto fondamentale per la tutela della Salute quale la prevenzione”.

Le malattie croniche e multi-croniche, evidenziano ancora dalla compagnia, hanno un’incidenza più alta al Sud rispetto alle regioni del Nord. Nello specifico, i maggiori fattori di rischio sono da imputare alla sedentarietà, con una conseguente maggior propensione all’obesità (anche nei più piccoli), investimenti più bassi nella prevenzione.

Dal VII Rapporto RBM-Censis è emerso come la lista di attesa media al Sud sia di oltre 65 giorni contro i 33 delle regioni del Nord-Est. In questo contesto, inoltre, cresce il ricorso alla spesa sanitaria privata – più diffusa rispetto al Nord – “e fonte di ulteriori disuguaglianze”, in quanto incide su redditi medi decisamente più contenuti (18.600 Euro nel Sud del nostro Paese contro 34.100 Euro delle regioni del Nord). E il tutto si riflette su una mobilità sanitaria in aumento (+21,4% rispetto al 2015, secondo il Rapporto), con uno spostamento sempre più massiccio dalle regioni del Centro-Sud verso i centri del Nord per sottoporsi a cure o interventi.

Secondo RBM si assiste quindi “ad un’Italia a due velocità dove a correre a scarto ridotto non è solo l’economia, ma anche i diritti fondamentali”. Le principali patologie che spingono alla migrazione sono di natura oncologica per quasi la metà dei casi (43%), seguite da quelle di natura cardiovascolare (26%), dalle malattie croniche gravi (24%) e dalle patologie pediatriche severe (7%).

“Si rende perciò necessario – sottolineano dalla compagnia – trattenere le risorse che finanziano le migrazioni sanitarie mettendo a fattor comune anche il flusso della spesa sanitaria privata e investendo sull’innovazione di un sistema sanitario multipilastro che coniughi pubblico e privato”.

Anche il meccanismo delle detrazioni finisce per amplificare ulteriormente il divario tra Nord e Sud. Quasi il 60% dei costi sostenuti da tutti i cittadini italiani attraverso la finanza pubblica per garantire le risorse necessarie al funzionamento di questo sistema viene assorbito dalle regioni del Nord e meno del 20% dalle regioni del Sud e delle Isole.

“Bisogna iniziare a costruire insieme alle istituzioni locali, alle parti sociali, agli ordini professionali e alle migliori forze del territorio un sistema di welfare territoriale che affianchi il pilastro pubblico per realizzare un sistema di sicurezza sociale più sostenibile, più equo e più inclusivo – ha concluso Vecchietti –. Occorre non lasciare più soli i cittadini, informandoli di questa nuova importante opportunità garantendo una risposta sicura per la nostra salute e per quella delle generazioni future”.

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