Vecchietti (RBM Assicurazione Salute): Un secondo pilastro sanitario per la buona salute di tutti

Sanità integrativa (2) Imc

Sanità integrativa (2) Imc

Audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di fondi integrativi del SSN, per l’amministratore delegato e direttore generale della compagnia specializzata nell’assicurazione sanitaria. Sanità integrativa: nel 2017 pagate oltre 8,3 milioni di prestazioni sanitarie per un valore medio di 433,15 Euro per assicurato. Quasi quattro milioni di prestazioni specialistiche, poco meno di tre milioni di cure dentarie e oltre un milione di diagnosi precoci. “Un aiuto concreto” per le famiglie italiane, soprattutto per i redditi medio bassi (gli assicurati con redditi inferiori a 35.000 Euro sono tre cittadini su dieci). Solo 13 milioni di italiani (22% della popolazione) hanno accesso alla Sanità Integrativa, peggio in EU14 solo Grecia, Portogallo e Spagna. La proposta di Vecchietti: l’istituzione di un secondo pilastro sanitario universale così come il Servizio Sanitario Nazionale “per raddoppiare il diritto alla salute degli italiani”

Oltre 8,3 milioni di prestazioni sanitarie pagate dalle forme sanitarie integrative, per un ammontare complessivo di 3,6 miliardi di Euro ed un valore medio di rimborso di 433,15 Euro per assicurato. Quasi quattro milioni di prestazioni specialistiche, poco meno di tre milioni di cure dentarie e oltre un milione di diagnosi precoci. “Un aiuto concreto” per le famiglie italiane, soprattutto per i redditi medio bassi (gli assicurati con redditi inferiori a 35.000 Euro sono tre cittadini su dieci ). Solo due italiani su dieci possono però oggi accedere ad una Forme Sanitaria Integrativa.

Sono questi i dati del nuovo Rapporto RBM – Censis Sanità Integrativa (ed. 2017-2018), basato su un campione di 90 Forme Sanitarie Integrative e oltre 4,5 milioni di assicurati, illustrati ieri mattina da Marco Vecchietti, amministratore delegato e direttore generale di RBM Assicurazione Salute durante l’audizione presso la Commissione Affari Sociali della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva in materia di fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale.

“Attualmente la sanità integrativa intermedia 5,8 miliardi di euro di spesa sanitaria, ossia il 14,6% circa della spesa sanitaria privata totale, dato inferiore a quello della maggior parte dei Paesi OCSE, nei quali al sistema di tutela sanitaria di base si affianca, su base istituzionale o volontaria, un secondo pilastro sanitario aggiuntivo – ha dichiarato Vecchietti –. Le potenzialità del settore ed i benefici ad esso correlati sono però molto elevati: a fronte di 3,9 miliardi di euro di contributi lordi versati nel 2018 il totale dei rimborsi pagati ammonta a 3,6 miliardi di euro, dato in crescita di ben il 30% rispetto al 2017. Il rapporto tra premi e rimborsi, comprensivi delle spese di liquidazione (in media pari al 5%), supera quindi il 90% (92,3%) a dimostrazione di un modello organizzativo efficiente ed improntato a garantire livelli assistenziali coerente con i contributi versati dai cittadini e della aziende”.

“Delle 8,3 milioni di prestazioni sanitarie rimborsate dalla Sanità Integrativa nel corso del 2017 – ha spiegato l’AD e DG di RBM – l’1,84% (153.066 prestazioni) hanno natura ospedaliera, il 45,26% (3.761.873 prestazioni) sono di tipo extraospedaliero (specialistica e diagnostica), il 34,88% (2.898.897 prestazioni) sono cure odontoiatriche, il 3,14% (260.574 prestazioni) corrispondono a rimborso dei farmaci, il 14,14% (1.175.150 prestazioni) riguardano il finanziamento di protocolli di diagnosi precoce mirati a contrastare l’insorgenza di malattie croniche non trasmissibili e lo 0,74% (61.734 prestazioni) una serie di prestazioni sanitarie minori”.

“Solo 13 milioni di italiani usufruiscono oggi di forme sanitarie integrative, circa il 22% della popolazione, uno dei dati più bassi in Europa – ha proseguito Vecchietti –. Eppure la sanità integrativa, per chi già ha avuto modo di sperimentarla, garantisce grandi vantaggi. Il livello di rimborso delle cure pagate di tasca propria, infatti, è di oltre 2/3. Alla luce di questi dati bisognerebbe pensare a come estendere presto a tutta la popolazione questo importante strumento di protezione sociale, superando posizioni ideologiche e preconcette che mirano a sottrarre queste importanti tutele a chi le finanzia già da anni con il proprio stipendio. Bisognerebbe, in altre parole, istituire un vero e proprio secondo pilastro sanitario universale così come il Servizio Sanitario Nazionale per raddoppiare il diritto alla salute degli italiani”.

L’attuale impianto della sanità integrativa, ricordano dalla compagnia specializzata nell’assicurazione salute, “è stato tracciato dalla Riforma Bindi alla fine degli anni ’90 e per scelta fortemente ancorato al mondo del lavoro (in particolare, a quello del lavoro dipendente). Attualmente tuttavia, questa impostazione presenta tutti i suoi limiti. Di fronte all’avanzata dei nuovi bisogni di cura ed alla crescita della spesa sanitaria privata, la Sanità Integrativa potrebbe rappresentare una straordinaria opportunità per tutti i cittadini”.

Secondo la compagnia, queste considerazioni “trovano ampia conferma nei numeri del nuovo Rapporto: se si analizza il numero di assicurati dalla sanità integrativa per fase della vita emerge con chiarezza come l’incidenza massima si ha in coloro che sono in età da lavoro: quattro adulti su dieci, a fronte di poco meno di un bambino su dieci, un giovane su venti e un anziano su dieci. Prendendo in considerazione la professione constatiamo l’importanza delle coperture promosse rispettivamente dalla contrattazione collettiva e dagli enti previdenziali privatizzati. Ad essere assicurati sono infatti cinque lavoratori dipendenti su dieci, quasi quattro lavoratori autonomi su dieci, poco più di uno imprenditore su dieci e meno di un pensionato su venti. Per quanto riguarda lo stato di salute, invece, a essere assicurate sono tre persone sane su dieci, più di sette persone su venti per le quali si sia manifestata una patologia in stato acuto, poco meno di tre cronici su venti e meno di un autosufficiente su dieci”.

“Da questi dati – hanno concluso da RBM – si evince come ad essere priva di una copertura sanitaria assicurativa e a dover quindi scegliere se attingere ai propri risparmi per curarsi, o peggio ancora rinunciare alle proprie cure, sia la gran parte della popolazione che versa in stati di fragilità, ossia gli anziani e i cronici e non autosufficienti. Molte delle prestazioni rimborsate dalle forme sanitarie integrative, del resto, riguardano proprio le cure alle quali i cittadini sprovvisti di assicurazione sono spesso costretti a rinunciare, con ripercussioni anche gravi sul proprio stato di salute”.

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