Vecchietti (RBM): Il Servizio sanitario nazionale ha bisogno di un secondo pilastro aperto

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Secondo quanto emerge dalla Conferenza Nazionale GIMBE 2017, i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) sono già rischio. Per il consigliere delegato di RBM Assicurazione Salute “il Servizio sanitario nazionale di qui a vent’anni rischia di affondare. Il salvagente? Un secondo pilastro sanitario aperto. Il problema è che non ce n’è ancora per tutti i cittadini. Bisogna fare presto…”

Secondo quanto emerge dalla 12^ Conferenza Nazionale GIMBE, in corso di svolgimento a Bologna, sono già a rischio i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) del Servizio sanitario nazionale approvati due mesi fa. La spesa sanitaria italiana è largamente inferiore a quella dei Paesi europei con noi confrontabili ed distacco dell’Italia dagli altri Paesi è sempre più progressivo: la spesa corrente pubblica e privata è ormai inferiore di oltre il 28% a quella dei Paesi EU14 e si allarga anche la forbice in percentuale del Pil (8,5% nel nostro Paese contro il 10,2% dei Paesi EU14). Negli anni più recenti il gap aumenta di oltre il 2% annuo (quasi il 3% fra il 2012 e il 2013).

La Sanità nella Pubblica Amministrazione è il settore che ha dato il maggiore contributo al risanamento delle finanza pubblica e per i partecipanti alla Conferenza tutti questi aspetti sembrano sufficienti per mettere in dubbio che in cima all’agenda possano essere poste aspettative di ulteriori risparmi. A livello regionale, anche standardizzando il dato in funzione delle diverse demografie e della mobilità dei pazienti, fra il cittadino della Regione in cui si spende di più e quello residente nella Regione in cui si spende meno, il divario ha ormai raggiunto il 33,4%. Secondo i partecipanti alla Conferenza Nazionale GIMBE il sistema attuale non è quindi in grado di annullare (o quanto meno portare le differenze su valori accettabili) l’effetto del reddito sulle possibilità di accesso ai servizi sanitari.

“I nuovi LEA hanno previsto una ridefinizione del perimetro di azione del SSN con l’obiettivo di razionalizzare i livelli assistenziali garantiti ai cittadini ed intercettare alcuni dei principali “nuovi” bisogni in campo sanitario delle famiglie italiane – sottolinea Marco Vecchietti (nella foto), consigliere delegato di RBM Assicurazione Salute –. L’introduzione dei nuovi LEA comporta, secondo le stime effettuate dallo stesso Ministero della Salute, costi aggiuntivi per circa 3,2 miliardi di euro dei quali (solo) 800 milioni direttamente finanziati e 2,4 miliardi da sostenere attraverso razionalizzazioni della spesa. Questa impostazione, che già in fase di approvazione aveva suscitato diverse perplessità, inizia già oggi a mostrare i suoi limiti. Infatti, per effetto di una serie di necessità in campo sanitario ed amministrativo l’iniziale dotazione del Fondo sanitario nazionale per il 2017 pari ad 113 miliardi ha iniziato a contrarsi progressivamente (prima la destinazione “obbligatoria” sul FSN di 1 miliardo per finanziare i farmaci innovativi, poi 400 mln per il rinnovo dei contratti del comparto Sanità ed ora, da ultimo, ulteriori 422 milioni per assorbire il rifiuto di Sardegna e Friuli Venezia Giulia) fino a riallinearsi a 111 miliardi, ovvero ai medesimi valori del 2016 (ante approvazione dei LEA)”.

Nello scorso mese di giugno, la Fondazione GIMBE, dopo tre anni di studi, consultazioni e analisi indipendenti, ha presentato in Senato il Rapporto per la sostenibilità del SSN 2016-2025 che, escludendo un piano occulto di smantellamento del SSN, ha ribadito – spiegano da RBM Assicurazione Salute – come per salvare il sistema sanitario del nostro Paese sia indispensabile rimettere la Sanità e, più in generale, il Welfare al centro dell’agenda politica.

Il Rapporto ha quantificato per il 2025 un fabbisogno per il SSN di 200 miliardi, una cifra che può essere raggiunta con l’apporto costante di tre strategie: adeguata ripresa del finanziamento pubblico, piano nazionale di disinvestimento dagli sprechi, incremento della quota “intermediata” (ovvero gestita da Fondi sanitari e compagnie di assicurazione) della spesa sanitaria privata, previo riordino ed omogeneizzazione dell’impianto normativo applicabile ai Fondi sanitari ed alle polizze Salute. In questo contesto, la Fondazione ha, inoltre, istituito l’Osservatorio sulla sostenibilità del SSN “per monitorare in maniera continua e sistematica azioni e responsabilità di tutti gli stakeholder, con il fine ultimo di ottenere il massimo ritorno in termini di salute del denaro pubblico investito in sanità”.

Il confronto tra gli attori protagonisti dello scenario politico sanitario italiano ha fatto emergere più che mai l’esigenza di intervenire e tra le proposte rilanciate dalla Conferenza si fa sempre più strada l’istituzione di un secondo pilastro sanitario aperto estendendo a tutti i cittadini la possibilità di aderire, grazie anche ad un meccanismo di incentivazione fiscale, ai Fondi sanitari ed alle polizze Salute attualmente appannaggio dei soli lavoratori dipendenti.

Un progetto storicamente molto apprezzato da Vecchietti: “La situazione che ci restituisce il Rapporto GIMBE, in buona parte nota ai tecnici ed agli operatori del settore, pone un interrogativo molto importante che travalica persino la tematica dell’attuazione dei nuovi LEA: fino a quando il nostro sistema sanitario potrà sostenere la sfida dei “nuovi” bisogni assistenziali senza diversificare le sue fonti di finanziamento? È chiaro che sia ormai arrivato il tempo di un secondo pilastro sanitario aperto a tutti i cittadini in grado di integrare armonicamente il Servizio sanitario nazionale. Una presa di coscienza e di consapevolezza è la giusta base di azione per tutti, anche perché solo in questo modo è possibile recuperare quelle quote di universalismo ed equità perse, nei fatti, dall’attuale Servizio sanitario nazionale e consegnare alle future generazioni un sistema basato su accessibilità, qualità e sostenibilità delle cure”.

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One Comment;

  1. Maurilio said:

    E chi lo farebbe il secondo pilastro ? Le Società di assicurazione? Con quali garanzie ? A che prezzo per i rischi tarati ? Con una nazione di anziani, con i giovani che vanno fuori, mi sa dire che bacino potrebbe avere una compagnia, sarebbe in perdita subito ! non siete una Mutua di assistenza. Vero ?
    La verità e di raccogliere euri ! Poi x i sinistri vedremo. Il settore malattia in Italia a un target molto limitato e chi ne usufruisce sono dei privilegiati. Dirigenti, Parlamentari e Lobby. E non mi dica che non è vero.
    Questo è il nostro osservatorio.

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