Veneto, danni maltempo a quota 700 milioni: «Coperture assicurative obbligatorie»

Sale il conto del disastro, sono oltre 130 i comuni coinvolti

Veneto - Alluvione 2014 - Montebello Vicentino ImcNeve nel Bellunese, frane in montagna, acqua alta a Venezia e pioggia un po’ ovunque. Il bollettino della Protezione civile per il settimo giorno continuato di maltempo è ancora di allerta. Ieri mattina, intanto, sono arrivati sulla scrivania del governatore le prime valutazioni dei sindaci sui danni di questi giorni. Al momento si tratta di 130 relazioni (che significa 130 Comuni coinvolti, praticamente uno su tre) e i danni sono superiori alle stime iniziali che pur si aggiravano sul mezzo miliardo di euro. La somma dei tetti sfondati dalla neve, delle strade e degli argini danneggiati dalle inondazioni, delle aziende allagate dalle esondazioni, dei campi resi incoltivabili e dei blocchi per la produzione industriale e agricola potrebbe arrivare a toccare i 700 milioni di euro, una cifra di gran lunga superiore a quella conteggiata al termine dell’alluvione di Ognissanti nel 2010. Per capire le dimensioni del fenomeno basta pensare che per rimettere in funzione le idrovore e riparare gli argini in Veneto orientale ci vorranno dieci milioni di euro e, nel solo Padovano, serviranno almeno due milioni di euro per ripristinare la viabilità ordinaria. Il problema della viabilità coinvolge direttamente le piccole imprese del territorio che spesso non sono assicurate per le perdite dovute ai danni indiretti del maltempo (le interruzioni della produzione o delle vendite a causa del blocco delle strade).

Nel 2010 solo il 10% delle piccole aziende venete danneggiate aveva una polizza per i danni indiretti da blocco della produzione o blocco dei trasporti e, a causa della crisi economica e della riduzione dei margini di fatturato, sono tante le microimprese che hanno disdetto il contratto assicurativo di quest’anno. «Le coperture assicurative per danni diretti e indiretti per le imprese sono deducibili, ma nei momenti di crisi purtroppo sono le prime cose che vengono tagliate», ammette Roberto Manzato, direttore centrale di Ania, l’associazione nazionale delle compagnie assicurative. Non è un caso se in passato alcuni governi (Monti è stato l’ultimo in ordine di tempo) abbiano proposto di introdurre delle forme di obbligatorietà per le coperture catastrofali dirette alle aziende e alle case private in zone a rischio. «Per avere prezzi più bassi e più accessibili è necessario che le polizze siano più diffuse tra i cittadini su tutto il territorio nazionale – continua Manzato – e, in tal caso, l’unica via è quella della obbligatorietà come già succede per le assicurazioni delle automobili». La proposta – sostenuta più volte anche dalla Protezione civile – però ha sempre trovato diversi ostacoli in parlamento. Molti esponenti politici sono contrari a introdurre una legge che imporrebbe il pagamento di che sarebbe letto come una sorta di nuova tassa.

Per questo il sistema delle coperture assicurative obbligatorie non è mai decollato, aprendo alle polemiche ogni volta che si verifica una catastrofe naturale. Il fondo di rischio nazionale infatti è ormai al collasso e ogni anno (dai tempi delle accise sulla benzina per riparare i danni del terremoto in Irpinia) i governi che si succedono introducono nuovi orpelli fiscali per fare fronte alle continue emergenze di un territorio sempre più fragile. «Alla luce di questa drammatica situazione il governo pensi a sostenere e a incentivare le polizze assicurative – ha spiegato il presidente della Regione Luca Zaia all’indomani della prima conta dei danni -. Questo è l’unico modo di affrontare il tema dei risarcimenti per le alluvioni e i terremoti». In pratica, lo stesso metodo usato da Barak Obama per garantire la copertura sanitaria a tutti gli americani. Sempre in tema di polizze va registrato lo scontro di ieri tra il consigliere di Verso Nord Diego Bottacin e l’assessore all’Agricoltura Franco Manzato. Per il primo bisogna chiudere «Veneto Agricoltura e Avepa e usare i soldi per pagare le assicurazioni agli agricoltori». Per il secondo «c’è già un sistema di coperture del ministero».

Autore: Alessio Antonini – Corriere del Veneto (Articolo originale)

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