Voci dalla Rete: L’assicurazione per la PMI che evolve

Voci dalla Rete (2) Imc

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Di seguito rilanciamo anche su Intermedia Channel la relazione presentata dalla consigliera UEA, Anna Fasoli, al workshop “I nuovi rischi legati al business. Il punto di vista delle imprese”, organizzato lo scorso 23 febbraio a Verona dall’Associazione e da DAS Italia, per approfondire le soluzioni di tutela legale per il mondo delle piccole e medie imprese italiane

“I nuovi rischi legati al business. Il punto di vista delle imprese” – Introduzione al tema a cura di Anna Fasoli, consigliera UEA

L’impresa evolve, l’impresa deve evolvere.

E farlo costantemente. Sembra questo l’imperativo categorico per rimanere sul mercato. Non esistono più le mezze misure. Essere o non essere, per richiamare il dubbio amletico, ma nel caso di una Pmi non c’è nulla di filosofico: concreto, invece, anzi concretissimo.

Identità delle PMI italiane

La fotografia di questa cellula pulsante dell’economia italiana l’ha data, a dicembre, e in maniera molto efficace, il rapporto CERVED PMI 2016.

Sulla base della classificazione operata tra le diverse imprese secondo il numero dei dipendenti, il fatturato e l’attivo, in simmetria con quanto stabilito dalla Comunità Europea, lo studio ha evidenziato che, nel 2016, in Italia soddisfano i requisiti di PMI 136.114 società, tra le quali 112.378 aziende rientrano nella definizione di “piccola impresa” e 23.736 in quella di “media impresa”.

Questo dunque il profilo del referente con cui interfacciarsi e da supportare.

Specifica il rapporto CERVED: si tratta di un tessuto che rappresenta più di un quinto (il 22%) delle imprese che hanno depositato un bilancio valido. Un 22% che, da solo, ha generato ricavi pari a 852 miliardi di euro, un valore aggiunto di 196 miliardi di euro (pari al 12% del Pil), contraendo debiti finanziari per 240 miliardi di euro.

In questo scenario, un ruolo di particolare interesse lo svolgono le microimprese. Si tratta di organismi fortemente votati all’evoluzione, ovvero tesi a diventare più grandi e più solide.

Possiamo quindi considerare l’importanza, anche dal punto di vista assicurativo, di questa tipologia d’impresa, perché, di fatto, se si rende solida, diventa una specie di tappa di passaggio verso la PMI.

C’è un elemento che sottolinea la forte vocazione alla crescita delle microimprese nel rapporto CERVED, quello che si riferisce alla catalogazione delle PMI innovative.

Si legge che, al momento del censimento operato, tra le 244 imprese iscritte come innovative, “solo 104 sono PMI secondo la classificazione europea (76 piccole e 28 medie), mentre le restanti 140 società sono microimprese”.

Una fase di “crisalide”, insomma, così possono essere considerate le microimprese, che, se si svolge positivamente, ne proietta il futuro verso la consolidazione come PMI.

Ebbene, che cosa sta dunque accadendo dentro questa compagine produttiva e operosa oggi?

Dopo una sorta di selezione darwiniana, innescata dalla crisi, le PMI soffrono meno, e crescono, invertendo la tendenza. Sia in numero che in salute. Tanto che, chiarisce il rapporto, oggi la PMI italiana gode di un migliore profilo di rischio, ovvero ha rafforzato la propria solvibilità.

Non di solo bilancio

La prospettiva di questa analisi è in chiave finanziaria. Si parla, insomma, di rischio in relazione all’aspetto della forza economica.

Un segnalatore importantissimo, non vi è dubbio, stante la natura stessa del business.

Un segnalatore importantissimo ma non del tutto esaustivo. E mi spiego subito.

Il fatto stesso che si guardi alle PMI come a soggetti differenti, che si parli di evoluzione, di sopravvivenza, di moria, di resistenza, resilienza, ne sottolinea aspetti molto “umani”, mi si passi l’espressione. Caratteristiche insomma che si legano ad una sfera che non è solo razionale, contabile, matematica.

Una sfera, invece, persino emozionale. Ed è questo che vi invito a fare oggi. A guardare alle PMI non semplicisticamente come una somma di enti, dalle diverse caratterizzazioni giuridiche o finanziarie, bensì proprio come soggetti, quindi dotati di identità specifiche, modulate su scelte razionali ma profondamente influenzate anche da spinte emotive.

Insomma se è vero che le Pmi sono fulcro di scambi, affari, contratti, strategie, un tratto importantissimo per comprenderne la loro natura e le potenzialità del loro sviluppo sta nell’analisi dei rischi che si determinano nelle relazioni create. Da un lato con il network interno, dei dipendenti in primis. Dall’altro, con lo spazio esterno, infinito e in continua estensione, dei clienti, fornitori, partner terzi. È lì che troviamo i segnali fondamentali per sapere molto su ciascuna.

Dentro la fabbrica delle emozioni (aziendali)

Quello che intendo sostenere, insomma, è che questa caratteristica di dinamicità, forzata e ambita come atout differenziale nelle PMI ne fa dei soggetti che “esprimono emozioni”, soprattutto legate alla percezione del rischio.

Allora sul piano assicurativo, ecco la domanda, di che cosa hanno bisogno le PMI italiane?

Di questo parleremo oggi. Con interlocutori che nel settore si muovono da moltissimo tempo, e dunque hanno saputo registrare i cambiamenti nelle domande di questo straordinario universo. Che a volte, però, arranca, soffre, e teme.

Ed è qui che entra in gioco l’assicurazione, che entriamo in gioco noi, con un ruolo che può diventare davvero determinante. Facendo così la differenza, ossia aiutando in quel processo di selezione spontanea, a rimanere in vita le aziende più solide che, grazie all’esperienza e alla forza di innovazione, cresceranno ancora.

Ci chiediamo: come cucire il forte gap che resta tra la normativa di settore, vecchia e rigida, e le esigenze quotidiane?

L’assicurazione può fare da ponte.

In altre parole, considerando le PMI un centro di azioni e emozioni (la paura tra le più condizionanti), ecco che possiamo concepire l’assicurazione come un attivatore di connessioni. Un vero e proprio centro produttore di sinapsi, mi spingerei a dire, rubando il termina al gergo dei neuroscienziati che studiano la plasticità del cervello.

Sinapsi assicurative

Che cosa sono le sinapsi?

Si tratta di strutture altamente specializzate che consentono la comunicazione delle cellule del tessuto nervoso tra loro (neuroni) o con altre cellule (cellule muscolari, sensoriali o ghiandole endocrine). Attraverso la trasmissione sinaptica, l’impulso nervoso può viaggiare da un neurone all’altro, senza interruzione.

In senso assicurativo, allora, le polizze, se ben congegnate, possono dimostrarsi capaci di connettere normativa e esperienza, così riducendo i rischi per le Pmi di rimanere allo scoperto.

Non entrerò nel merito della casistica, perché chi parlerà dopo di me lo farà con estrema precisione. Tuttavia saranno esempi da cui emerge esattamente “quello che resta fuori”, ovvero una sorta di terra di mezzo che non è compresa nelle coperture previste per legge, ma che non può nemmeno inserirsi in una non ben definita “polizza globale” che rischia di diventare, come ogni qualunquismo, una panacea per il nulla.

C’è bisogno invece di un’azione concreta, una consulenza specifica, un intervento veloce e mirato.

Un ruolo smart, possiamo definirlo. Che si traduce in questo: avochiamo a noi, – noi agenti, certo, ma anche compagnie e realtà come UEA che credono nella cultura assicurativa – e lo sottolineo: cultura assicurativa – il ruolo di costruire le sinapsi tra azienda e contesto in cui si muove, tra esigenze emotive e fini pratici, tra paure e gesti concreti. Attraverso la realizzazione, in forma di coperture assicurativi, di questi “connettivi”, una parte cruciale dell’economia italiana avrà la forza di non smarrirsi nella selva degli imprevisti, né di demordere di fronte alla complessità, spesso schizofrenica, delle normative e della giurisprudenza delle corti.

Gli strumenti vanno aggiornati

Studiamo, aggiornandole, formule che sappiano andare verso le esigenze più pregnanti delle Pmi.

Perché?

Perché l’assicurazione prima di tutto deve essere UTILE.

Perché?

Perché l’assicurazione deve essere TEMPESTIVA, ovvero capace di funzionare subito.

Perché?

Perché l’assicurazione deve essere MIRATA, ovvero efficace esattamente dove deve esserlo.

Non stiamo ad elencare a un cliente coperture accessorie per realtà che non lo riguardano. Non serve parlare di rischi remoti, sobillando fantasmi di paura. Arriviamo così a uno dei nodi più affascinanti del nostro lavoro. L’assicurazione è uno strumento estremamente funzionale e razionale che, però,  basa la propria attività cercando risposte reali, razionali a fatti che appartengono al mondo della paura, del rischio appunto, e quindi si connettono all’emotività del cliente.

Mi spiego: il cliente PMI si rivolge agenzia per ottemperare alle coperture imposte per legge, e questo è razionale. Ma molte delle richieste di protezione nascono dall’immaginare situazioni che, nel futuro, potrebbero distruggere ciò che possiede. Certamente, a noi spetta rispondere al rischio osservando la realtà presente, ma con un’osservazione esperta, lungimirante, che attivi la capacità predittiva, anche, che viene, si badi, dall’esperienza e dalla conoscenza, non da un non meglio identificato “fiuto”.

Contro la superstizione può solo la professionalità

Il doppio risultato cui si può giungere, attraverso incontri quali questo workshop, è, da un lato, sicuramente di rafforzare e diffondere negli agenti la conoscenza degli strumenti all’avanguardia per supportare il cliente, e un cliente strategico (per l’economia, come per la società) qual è il tessuto delle piccole e medie imprese in Italia. Dall’altro, però, è anche di far evolvere quella cultura assicurativa che deve sfatare i miti superstiziosi di cui siamo, nostro malgrado, circondati. Di quel pregiudizio che alterna fatalismo a istinto.

Contro questo può solo la cultura. Una cultura d’impresa, una cultura di intervento, che restituisce a chi lavora il potere di gestire quel lavoro, che sottrae insomma l’attività dall’idea che possa giungere qualcosa e distruggere tutto.

Come?

Lo ascolteremo oggi: attuando l’arte della protezione. Un’arte che non usa tele e olii, ma gli strumenti più nuovi, messi a disposizione, dopo accurati studi di settore, dall’offerta assicurativa.

Strumenti che, a ben analizzare, mostrano la vocazione di innescare la staffetta, ovvero impedire che esistano  “spazi bianchi”, terre di nessuno. Penso, per esempio, anche a quell’esigenza di tranquillità che viene profondamente turbata quando si apre un contenzioso, sebbene si sia, il più delle volte, dalla parte della ragione. Ebbene, si vorrebbe che tutto finisse presto, e così non è nella giustizia italiana. Allora ecco che avere a disposizione strumenti legali che aiutino la rapida risoluzione vale quasi più che avere ragione.

Un altro caso delicato è quello dei rapporti di moltissime PMI con la pubblica amministrazione. Lo scorso maggio, durante la sesta edizione di Focus PMI, organizzata da LS Lexjus Sinacta, sono stati resi noti i risultati dell’indagine “Il rapporto tra la piccola e media imprenditoria e la pubblica amministrazione”. Tra i punti dolenti chiariti, soprattutto la farraginosità delle procedure, il carico causato dal ritardo nei pagamenti. Insomma temi concreti che non sono affatto dettagli, ma nodi da cui dipende la fatica stessa di un business.

Anche la polizza evolve

Come vedremo tra breve, sono molti i problemi rispetto a cui la polizza può intervenire. Una polizza evoluta che sia capace di seguire i movimenti delle Pmi, d’un business che cresce, che si delocalizza, che interseca situazioni e una rosa di situazioni, dunque anche una casistica di rischio, molto più ampie. Ma anche un’evoluzione emotiva, perché oggi appare evidente come anche le Pmi possiedano un’identità, non solo giuridica, bensì legata alla loro manifestazione sociale, intesa proprio come legata alla rete dei social network. E all’identità si lega la rispettabilità, all’identità si lega anche quella fragilità “emotiva” che va protetta.

Ascoltando i nostri relatori comprenderete davvero che siamo qui per farlo. Grazie.


Intermedia Channel

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