VOCI DALLA RETE: PERCHE’ NON BISOGNA DIFFIDARE DEI COMPARATORI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una replica alla nota del direttore di attualità UEA Francesco Barbieri, pubblicata venerdì scorso su Intermedia Channel all’indomani del comunicato IVASS che annunciava una verifica sulla trasparenza dei siti comparativi. L’avv. Ivan Dimitri Calaprice, professionista che si occupa di comparazione telematica, offre con il suo contributo alla discussione con un ragionato punto di vista sul fenomeno dei comparatori

Voci dalla rete HP Imc

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(e-mail firmata giunta in redazione)

Mi permetto di intervenire a commento dell’articolo “Comparatori, suona la sveglia anche per l’Ivass” a firma Francesco Barbieri e pubblicato in data 13 dicembre 2013.

Si tratta, i lettori di Intermedia Channel lo sanno bene, di un nuovo passo nel solco di una polemica già awiata nel febbraio di quest’anno con l’articolo “Chi compara i comparatori”, ripreso dalla rivista Attualità Uea.

Ritengo utile, confrontandomi professionalmente con tale realtà, cogliere l’occasione per offrire uno spunto interpretativo di segno diverso, che guardi con meno paura alle dinamiche della aggregazione telematica, sconosciute ai più ma già ben note – da anni — a tanti operatori del settore, che, provenendo da esperienze professionali eterogenee, ne hanno già saputo intercettare i vantaggi.

Ho infatti la netta sensazione che l’approccio al tema sia troppo spesso volutamente inquinato da mitologie, retroscenismi e dietrologie che, oltre che offuscarne gli effettivi contorni, malcelano dietro il vessillo di un (generale e ampio) richiamo al rispetto delle regole della concorrenza, una (specifica ma circoscritta nonché legittima ma assai banale) difesa di interessi settoriali.

Il rischio finale è che si finisca con l’assimilare – purtroppo frettolosamente e senza alcun distinguo critico – il mondo dei comparatori ad una terra infestata da un cupo e temibile meticciato di “abusivi, elusivi e trufiatori” che insidiano sprovveduti utenti del web.

La realtà non è però questa e di ciò si deve dare onestamente atto.

I principali operatori italiani del comparto sono infatti titolari di siti web governati da società regolarmente costituite e registrate presso le locali Camere di Commercio. Tutti (o quasi), inoltre, sono iscritti alla sezione B) del Rui.

Prima di intraprendere un discorso sul tema andrebbe anzitutto ricordato, quindi, che nel nostro ordinamento i comparatori sono, sul piano formale, degli intermediari assicurativi, e, dunque, dei soggetti già da tempo sottostanti al controllo dell’Ivass (o, nel caso di di operatività in regime di stabilimento o libertà di prestazione di servizi, anche al controllo di Autorità straniere).

Non è il Far West, dunque, come taluno ha osservato dalle pagine di questa newsletter, e non è vero che non è possibile sapere con esattezza cosa i comparatori siano e chi li controlli, come se si parlasse della banda di Jesse James…

Basterebbe un clic sul Rui o una scorta veloce al footer del comparatore di interesse.

E’ innegabile, invece, che talune delle attività che i comparatori svolgono non sono affatto inquadrabili entro le regole sugli intermediari concepite dalla c.d. Commissione Carbonetti – ormai quasi un decennio fa ed in attuazione di una direttiva comunitaria – avendo in mente i canali distributivi in allora conosciuti.

Il problema è evidentemente un altro, allora.

C’è la sentita e diffusa esigenza di adattare regole antiche a nuove operatività, ovvero quella di concepirne di nuove, partendo dal presupposto che il fenomeno in parola è solo l’espressione di uno di quegli innumerevoli comparti economici in cui il Legislatore non riesce a signoreggiare soltanto perché non ce la fa a stare “al passo dei tempi”.

L’Ivass non potrà quindi che intervenire con lo spirito di ricesellare le regole della statica tassonomia del titolo IX del c.d. Codice delle Assicurazioni private (e dei Regolamenti), adattandole alle dinamiche traiettorie del web 2.0.

Non è velleità romantica leggere nella stessa rubrica del suo comunicato — che parla di un Faro acceso — un segno dello spirito che informa in realtà l’intero testo, ovvero quello di iniziare a segnare una via per consentire migliori approdi ai navigatori del web.

Se questo non fosse il metodo in pectore allora non avrebbe avuto alcun senso specificare che “i siti comparativi rappresentano una nuova frontiera per la distribuzione nel settore assicurativo, in grado di stimolare i consumatori a ricercare i prezzi e i prodotti migliori ed incentivando così le dinamiche concorrenziali”.

E di alcun senso, parimenti, sarebbe stato il richiamo alla commendevole volontà di avviare “una serie di incontri con i broker gestori dei siti comparativi e con le principali imprese di assicurazione interessate dalle comparazioni, alfine di approfondire taluni aspetti e indicare al mercato best practices da seguire”.

Nei dichiarati intenti dell’Istituto di Vigilanza non si sentono squillare trombe di guerra verso una sanguinolenta crociata contro i comparatori, così come la presa di posizione dell’Uea — mi pare – lascia tra le righe intendere.

C’è invece, un approccio ponderato ed ecumenico. Si ascolteranno tutti, compagnie e intermediari.

L’aggregazione telematica è, anzitutto, infatti, un sistema di approccio ai servizi assicurativi a largo spettro che, se imparzialmente strutturato, consente all’utente di ottenere in pochi minuti quello che otterrebbe — con maggiore dispendio di tempo – consultando una ad una le offerte delle diverse Compagnie; il sistema è ampiamente diffuso in Europa ed oggi si è consolidato, anche in Italia, quale nuova frontiera dell’intermediazione assicurativa, a fianco di meccanismi distributivi più tradizionali.

Questo Ivass lo sa da tempo, avendo sin dall’inizio consentito (e non negato, come accaduto ad esempio per altre entità giuridiche) l’iscrizione al Rui e al suo albo annesso a questa tipologia di operatori.

Lo stesso interesse dell’Eiopa con la consultazione — appena conclusasi, sui contenuti del Consultation Paper on Draft Report on Good Practices on Comparison Websites dà atto di un trend inarrestabile.

Pare quindi banale — ma senz’altro aderente alla realtà dei fatti – osservare che di professionisti abusivi, elusivi o trufiatori se ne sono sempre registrati in tutti gli albi e che è sempre corretto ambire a contrastarne e sanzionarne le attività ma senza la presunzione che si possano snidare solo guardando ad uno specifico settore dell’intermediazione assicurativa.

Ciò in quanto – ragionevolmente – a nessun tipo di intermediario, può essere, direttamente o indirettamente, associato un rischio di maggiore propensione alla illegalità usando quale discrimine la circostanza dell’operare avvalendosi di reti telematiche.

La discussione sui comparatori, va, quindi, ragionevolmente riqualificata, sottolineando l’esigenza che il fenomeno sia equilibratamente “organizzato” e non già acriticamente osteggiato.

Occorre iniziare a proporre regole ad hoc, magari chiare e snelle, che non abbiano l’effetto di generare disparità e svantaggi rispetto alle reti tradizionali, creare una massa critica sul tema, coinvolgendo tutti gli operatori del settore, sottolineare possibili spazi di interazione fra soggetti di esperienza diversa.

In caso contrario si rischia di dar corso, più o meno consapevolmente, ad un miope apostolato culturale, fondato sul fragile principio della pericolosità della intermediazione sul web, principio che, ça va sans dire, sarebbe destinato — nell’era della digitalizzazione dei servizi – ad una miserabile e grottesca parabola.

Avv. Ivan Dimitri Calaprice

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Intermedia Channel

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3 Comments

  1. wilweb said:

    Eccellente ricostruzione, basta battaglie contro i mulini a vento. L’ avv. Calaprice descrive con grande competenza la realtà.

  2. sconti sulla tariffa said:

    a mio avviso il problema é che la flessibilità delle agenzie può essere diversa per diversi motivi…ciò significa che per la stessa compagnia ci possono essere premi diversi fra le diverse agenzie…questo lascia quel minimo di mistero che permette di fare un pò di trattativa commerciale con il cliente…é questa la situazione per le agenzie con la gestione in apparlto…l’agente generale può premere o meno per ottenere uno sconto particolare…questo fa si che il preventivo online sia solo indicativo ma che nella realtà possa esserci anche un prezzo inferiore…

  3. Comparatori said:

    Parliamo allora di pubblicità ingannevole, perché da nessuna parte sui siti dei comparatori appare l’iscrizione al RUI e chiaramente specificato che si tratta di un intermediario assicurativo? perché in nessun sito e in nessuna pubblicità compaiono le compagnie comparate, perché non compaiono i compensi provvigionali sull’RC Auto esperssi in percentuale del premio cosìccome previsto dalle normative vigenti??
    Troppe le elusioni normative a mio parere da parte di questi soggetti : non serve una nuova regolameantazione basta applicare quella esistente e se modifica si deve fare, allora che valga per tutti gli intermediari.
    Grazie per l’attenzione

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