VOCI DALLA RETE: PERCHE’ UN COMPARATORE NON E’ UN SEMPLICE INTERMEDIARIO DEL WEB

Voci dalla rete HP ImcProseguono i contributi dell’avv. Calaprice sul ruolo dei comparatori all’interno del sistema assicurativo. Diamo nuovamente spazio alle sue riflessioni sull’argomento, visto l’interesse sul tema anche alla luce della verifica del livello di trasparenza che l’IVASS ha programmato attraverso una serie di incontri con i broker gestori dei siti comparativi e con le principali imprese di assicurazione interessate dalle comparazioni stesse

*****

(e-mail firmata giunta in redazione)

Dunque ci siamo. Ivass ha dato il via ai lavori e la discussione si sta spostando dai tavolini alle scrivanie. I comparatori assicurativi, interessati da una “verifica”, guardano a Via del Quirinale per capire in cosa si concreterà – sul piano pratico – l’ annunciata volontà di indicare al mercato le “best practices”. Al contempo ci si chiede se ci si dovrà aspettare un nuovo disciplinare operativo che devi dalle regole generali, creandone di diverse.

Le regole, appunto.

Si deve dare atto che esiste una diffusa percezione – nel bene e nel male – che alcune fra quelle dettate dalle norme codicistiche e regolamentari non sembrano affatto calzanti rispetto alle peculiarità di questa nuova frontiera telematica. Di questo occorre essere consapevoli, giacchè, al di là ogni acrimonia o mania revanchista che il tema suscita in chi l’avversa tenacemente, la comparazione telematica, oggi inquadrata formalmente come intermediazione, pare disegnare un paradigma giuridico diverso, che, rispetto a quest’ultima, impone e profila schemi operativi del tutto originali.

Decisamente un quid minus ovvero un quid pluris (a seconda dei punti di vista) sia rispetto alla definizione codicistica ex art. 106 del D.lgs. 209/2005 (c.d. Codice delle Assicurazioni) sia rispetto alla categoria logica che il lemma “intermediazione” in sé per sé evoca.

Per meglio comprendere si guardi il tutto alla filigrana delle norme. Azzardiamo, quindi, una ideale rassegna di quelle prescrizioni che, di primo acchito, non sembrano idonee a governare la stessa realtà a cui l’Autorità di Vigilanza guardava nella fase di stesura dei diversi Regolamenti e che quindi, perciostesso, meriterebbero specifici interventi correttivi. Tanto, ovviamente, nell’ipotesi in cui vi fosse l’effettiva intenzione di definire una disciplina ad hoc del mondo comparativo.

Il tema, oggi, ha anzitutto un suo naturale e pacifico collegamento con le norme relative al collocamento a distanza dei prodotti assicurativi, e, quindi, al di là della laconica e poco significativa presenza dell’art. 121, con le norme del Capo II del Titolo II della Parte IIII del Regolamento 5/2006.

Si tratta, sul piano formale, di sole cinque regole che sul piano sostanziale diventano molte di più perché alcune di esse ne richiamano anche altre, a loro volta richiamando diversi corpi normativi (in primis: il D.Lgs 206/2005, c.d. Codice del Consumo). Fra queste l’art. 59 “Regole di comportamento” costituisce un capolavoro di perfezione luciferina perché, in poche righe, riesce non solo a dettare alcune specifiche prescrizioni ma anche ad effettuare il rinvio ad una pletora di altre, racchiuse in altrettanti articoli di legge.

Con riguardo a queste ultime, bisognerebbe quindi guardare:

a) Ad alcune disposizioni del D.lgs. 206/2005 relative alla commercializzazione a distanza dei servizi finanziari;
b) Ad alcuni articoli del medesimo Regolamento 5/2006;
c) Ad alcuni articoli di altro Regolamento, ovvero quello contraddistinto dal nr. 34/2010.

In aggiunta, a latere, si collocano gli artt. 60 e 61 dello stesso Regolamento.

Non è questa, naturalmente, l’occasione per commentare ciascuna di queste norme. E’ però utile osservare (ferme restando le sacrosante cautele che questo presidio normativo tende a garantire) che l’impianto delle norme di protezione consumeristica di cui al punto a) evoca anzitutto servizi finanziari (leggasi: assicurativi) di durata, a titolo oneroso e a contenuto complesso e, dunque, caratteristiche aliene al contratto d’uso del servizio comparativo, che si perfeziona istantaneamente e gratuitamente secondo un modello di interazione negoziale obiettivamente molto semplice.

Potenzialmente più articolato, invece, il discorso relativo alle regole di cui ai punti b) e c). Dove – le norme qui descritte – fanno frizione con il sistema comparativo? Tentiamo un’indagine. Per quanto concerne il Regolamento 5/2006:

  • All’art. 47 comma 1 lett.c) si afferma che gli intermediari devono “acquisire le informazioni necessarie a valutare le esigenze assicurative e previdenziali dei contraenti ed operare in modo che questi ultimi siano sempre adeguatamente informati”. Ora, il modello comparativo è fondato solo formalmente su una “acquisizione delle informazioni” sostanziandosi in una prospettazione del tutto autonoma – da parte dell’utente – del proprio profilo di rischio attraverso la compilazione di un questionario online. Se da un lato l’intermediario/comparatore può assolvere quest’obbligo strutturando il questionario nelle forme tecnologicamente più evolute e adottando le formule informative più trasparenti, dall’altro occorrerebbe prendere atto che l’assenza di interazione “fisica” con l’assicurando comprime – quasi fino ad eliderla del tutto – la possibilità di rilevare in tempo reale errori o reticenze. Ipotetiche asimmetrie fra i dati inseriti (recte: “acquisiti) telematicamente e quelli effettivamente aderenti alla realtà potranno essere disvelate solo nella fase di controllo della documentazione svolto della compagnia in caso di stipula;
  • L’art. 48 comma 2 lett.a) richiama la possibilità dell’intermediario di suggerire modifiche contrattuali “o altre operazioni nell’interesse dei contraenti” e dunque descrive una fattispecie operativa distinta e distante da quella del sistema comparativo tipico;
  • L’art. 53 postula l’obbligo di rilasciare al contraente, oltre alla documentazione di cui all’articolo 49, copia del contratto e di ogni altro atto o documento da esso sottoscritto. Tuttavia il modello intermediatizio comparativo non prevede – generalmente – l’assistenza nella fase della stipula né tantomeno la sottoscrizione (peraltro concettualmente incompatibile con l’interazione telematica, se non nella accezione – qui tuttavia non specificata – di firma elettronica o elettronica qualificata o digitale) di “altri atti o documenti”. Una volta visualizzato il prospetto sinottico comparativo e prescelta l’opzione assicurativa di interesse, l’utente ha – infatti – l’accesso ad una piattaforma telematica gestita dalla compagnia, ove si svolge sia la fase della effettiva negoziazione sia quella della eventuale stipula.
  • Parimenti inconferente, per le medesime ragioni, la formulazione dell’art. 60 comma 2 nella parte finale, in cui si parla di consegna della documentazione contrattuale;
  • Con riguardo allo stesso art. 60 comma 2, ma nella parte in cui si prescrive l’obbligo di riepilogo dei principali obblighi di comportamento di cui all’allegato n. 7 a, è sufficiente osservare che si tratta, in larga parte, di un elenco di condotte che nulla hanno a che fare con la meccanica e le dichiarate finalità dello strumento aggregativo.

Per quanto concerne il Regolamento 34/2010:

  • L’art.8 elenca dettagliatamente un ventaglio di informazioni precontrattuali che – di norma – vengono rese sempre dalla impresa. Quando l’utente di un servizio comparativo mostra interesse in relazione ad una specifica offerta indicata nella “pagine dei risultati” viene infatti automaticamente reindirizzato alla piattaforma telematica della impresa che la rende disponibile. In quel momento l’utente ha la scelta di procedere con l’acquisto ovvero desistere. Non si crea neanche il presupposto per “rispettare” (è il vocabolo usato dall’art. 59 comma 3 del Reg. 5) questa disposizione;
  • L’art. 10 pone le stesse questioni di cui all’art. 53 del Regolamento 5 di cui sopra. Il comparatore – in generale e senza guardare a talune peculiarità operative di alcuni di essi – non ha la materiale disponibilità del contratto, la cui trasmissione è – di norma – curata direttamente dalla compagnia secondo i termini e le diversità qui indicati. Questa prescrizione diventa, quindi, nello scenario comparativo, una scatola vuota.

Queste le note più stonate dell’intera partitura che i comparatori sono comunque costretti a eseguire. Sarebbe facile sostenere che è giusto così perché le regole, anche se oscure, anche se troppe, devono essere uguali per tutti.  E la ragione di certi malanimi, in effetti, è tutta qui.

Ma se non si volesse adottare la linea estremista e anacronistica secondo cui questi intermediari non dovrebbero neanche esistere (è la linea prevalsa in alcune ale sindacali) si potrebbe solo prendere atto che a fattispecie diverse si applicano regole diverse e che, per realizzare un elementare principio di eguaglianza sostanziale, servono – in questo settore – nuove misure.

L’assetto complessivo dei vari aggregatori assicurativi, pure con alcune diversità, dimostra – infatti – che non si tratta di intermediari che usano la tecnica di comunicazione a distanza per sfruttarne la comodità di essa come “mezzo” ma di nuovi professionisti che, in questa stessa tecnica, vedono esattamente “un fine”, ovvero la volontà di usare la piattaforma tecnologica per offrire un angolo visuale diverso, così disancorando il consumatore medio dalla vecchia abitudine di vedere l’acquisto della copertura di rca come un fastidioso incombente da sbrigare in maniera irriflessa.

E’ evidente, allora, che sia l’art. 121 del D.lgs. 209/2005 (c.d. Codice delle Assicurazioni) sia i precitati Regolamenti Isvap, nel cesellare le misure dell’anello intermediatizio nella catena distributiva avevano l’obiettivo di disciplinare un fenomeno molto diverso.

La sfida è, quindi, soprattutto questa. Dare una forma differente alle stesse regole.

Circa quattro anni, fa, nel maggio 2010, l’allora Isvap, nel presentare il Regolamento 35, che si occupa anzitutto degli obblighi di informazione e di pubblicità, scriveva: “Da un punto di vista generale è stato perseguito l’obiettivo di coniugare la standardizzazione e la flessibilità dei documenti con la sinteticità e la chiarezza dell’informazione da rendere agli assicurati. Ciò anche al fine di agevolare la comparabilità dei diversi prodotti offerti dalle imprese di assicurazione”

Standardizzazione, flessibilità, sinteticità e chiarezza erano, dunque, le principali parole magiche per consentire la “comparabilità”. Sapremo presto se servirà un nuovo vocabolario.

Avv. Ivan Dimitri Calaprice

*****

Intermedia Channel

Related posts

4 Comments

  1. Angelo said:

    L’arte della retorica porta indubbiamente a dimostrare e a difendere l’indifendibile, l’aleatorio, l’effimero.
    Ma è un luogo comune, quello di trattare argomenti caldamente e comodamente sprofondati nella propria poltrona, senza esperienza diretta alcuna di ciò di cui si parla.
    Lontani anni luce dalla realtà dei fatti.
    Negli ultimi 2 anni, in nome degli interessi del consumatore, si sono susseguiti 3 DDL sulle assicurazioni che hanno riversato sugli intermediari, con particolare accanimento sugli Agenti di assicurazione, norme su norme, la maggior parte delle quali parcheggiata per la mancanza di regolamenti attuativi.
    E questo inciso di prosopopea risulta un guazzabuglio inconcludente di ossimori perfettamente aderente ai tempi che stiamo vivendo.
    Nel mondo delle assicurazioni le tensioni maggiori sono alimentate dalle lobby, e un buon lobbista è colui che riesce a difendere i propri interessi parlando di quelli della collettività (i consumatori).
    La crisi che stiamo vivendo passa anche dalla antica convinzione che l’uomo, inteso come genere, rappresenta solo un costo produttivo da eliminare.
    Non è così! Il capitale umano è la vera risorsa, il valore che fa ancora la differenza nelle relazioni professionali, nell’erogazione dei servizi, con i clienti.
    Certo, con l’avvento delle nuove strade di comunicazione (internet) il mondo è cambiato, e con esso anche i consumatori sono cambiati, nel senso che si sono trasformati in produttori dei beni che consumano.
    Da consumer a prosumer!
    Ma il capitale umano rimane un valore, una componente essenziale nell’erogazione dei servizi di qualità.
    Insomma, il mercato ha subito una profonda trasformazione: da mercato di massa a massa di mercati.
    Ad ognuno il proprio target: aggregatori, canali diretti, broker, agenti.
    E le scelte di alcuni grandi gruppi va in questa direzione.
    Parola d’ordine, diversificare.
    Purtroppo esistono obblighi normativi differenziati secondo i soggetti, non omogenei come dovrebbero.
    E questo comporta vantaggi competitivi di alcuni a danno di altri.
    La più importante iniquità è quella normativa, per cui gli Agenti di Assicurazione hanno carichi amministrativi e gestionali che sottraggono il 67% del tempo all’attività svolta.
    Pensate all’acquisizione dirette delle informazioni, delle firme, dell’archiviazione dei documenti, degli obblighi nei confronti della mandante, dell’assistenza in caso di sinistro, 7a e 7b, adeguatezza, ecc.ecc.ecc.
    Mo perfino l’ispezione dei veicoli, c’hanno appioppato!
    Ma siamo veramente impazziti!
    Perchè non partiamo da qui?
    Perchè i legislatori, i dirigenti delle compagnie, i giornalisti, gli avvocati, prima di legiferare, di dirigere una compagnia, di scrivere un articolo, non vengono in agenzia per un mese a fare con noi gli assicuratori a contato con i clienti in ufficio?
    La nostra parola d’ordine dovrà essere partire da equità ed efficienza.
    Se per efficienza pensiamo alla liberalizzazione del mercato consentendo ai clienti/consumatori di fruire di prodotti, non rendendo disponibili CGA con più di 80 pagine senza aver accesso alle informazioni contenute, ma con condizioni chiari e semplici, libere da vizi di interpretazione.

  2. diogene said:

    Pregiato avvocato Calaprice, perche’ le aziende che offrono un servizio di comparazione non si fanno remunerare dal cliente che, per loro tramite, ritiene di aver reperito il prodotto migliore al prezzo più basso? Sarebbe forse più garantito, quel cliente, dalla terzieta’ di chi fornisce il servizio? Perché invece quelle aziende, assimilandosi ai broker, che pure in altri mercati più maturi di quello italiano vengono pagati dal cliente, preferiscono espandere la propria prestazione acquisendo commissioni dalle Imprese assicurative?
    Nel nuovo dizionario che Lei auspica di scrivere, evidentemente attribuendo a parole, strumenti e ruoli il significato più aderente agli interessi che rappresenta, forse sarebbe utile aggiungere il termine TRASPARENZA.

    • Archimede said:

      Diogene, scusa, ma stò cercando di inventare qualcosa che mi faccia capire l’Avv.to da che parte stà.
      Ho letto e riletto attentamente quanto da lui scritto, e sono giunto alla conclusione che, stà dalla parte del cliente.
      Ritengo abusato il termine consumatore, utente, ed in piccola parte anche cliente, ma quest’ultima la ritengo più consona.
      Condivido quanto detto in precedenza dal sig. Nardilli e quanto evidenziato da te.

      L’identità e l’autonomia ed indipendenza del broker oggi è solo una teoria che si legge nei libri, nella pratica e nella sostanza, il broker è un soggetto “terzo” alle dipendenze della compagnia di turno che offre il “prezzo” badate bene non “premio” migliore.

  3. alessandro nardilli said:

    L’attività svolta dai comparatori o aggregatori – che dir si voglia costituisce – indubitabilmente – una attività di intermediazione assicurativa e, quindi, tali soggetti che ho difficoltà a percepire come professionisti, devono sottostare alle norme che disciplinano tale attività.
    La definizione, secondo la quale “l’assetto complessivo dei vari aggregatori assicurativi, pure con alcune diversità, dimostra – infatti – che non si tratta di intermediari che usano la tecnica di comunicazione a distanza per sfruttarne la comodità di essa come “mezzo” ma di nuovi professionisti che, in questa stessa tecnica, vedono esattamente “un fine”, ovvero la volontà di usare la piattaforma tecnologica per offrire un angolo visuale diverso, così disancorando il consumatore medio dalla vecchia abitudine di vedere l’acquisto della copertura di rca come un fastidioso incombente da sbrigare in maniera irriflessa…” è un ottimo esempio di linguaggio mistificatorio per descrivere una realtà oggettivamente e semplicemente differente.
    Ma si sa: l’italia è il paese dove tutto è interpretabile…!!!
    Ma davvero si può sostenere che il “fine” di tali nuovi “professionisti” (recte: intermediari) è unicamente quello di fornire al consumatore medio un angolo di visuale diverso…? E quale sarebbe quest’angolo diverso offerto al consumatore da questi ipotetici “professionisti” (recte: intermediari) per assolvere ad un “fastidioso incombente”?
    Il problema della scarsa sensibilità assicurativa degli italiani risiede proprio nel fatto che si continua a far passare il messaggio che l’assicurazione costituisce semplicemente l’adempimento di un obbligo, e non un atto di previdenza e civiltà. E finchè si insisterà esclusivamente sull’aspetto del costo e non anche su quello del benificio derivante dall’essere adeguatamente assicurato, e non si stimolerà realmente una corretta informazione e cultura assicurativa
    il nostro paese rimarrà in una situazione complessiva di arretratezza.
    Alessandro Nardilli

Comments are closed.

Top