Voluntary Disclosure: la soluzione offerta dalle polizze assicurative

Rientro capitali (2) Imc

Rientro capitali (2) Imc

(Fonte: F – Risparmio & Investimenti)

Le esperienze raccolte nell’ambito di un evento di alta formazione promosso a Lugano da Farad International e da Bonn Steichen & Partners

Voluntary Disclosure: le esperienze pratiche di professionisti internazionali. E’ il titolo di una conferenza svoltasi il 20 gennaio scorso a Lugano e promossa da FARAD International e da Bonn Steichen & Partners e volta a presentare le ultime novità in materia di regolarizzazione volontaria dei capitali.

Dopo una prima sessione di inquadramento normativo alla quale hanno preso parte Roland Pliger di Bonn Steichen & Partners, Luca Ferrari Trecate di STS Network Deloitte, Paola Marzetta di Maisto e Associati, Fabio Ciani, docente presso l’Università Roma Tre e Tancredi Marino, partner dello studio Pavia Ansaldo, il focus si è spostato sulle declinazioni operative e sulle possibili soluzioni adottabili. A tale panel hanno partecipato Fabrizio Novelli di FARAD International, Fabrizio Vedana di Unione Fiduciaria, Leo de Rosa dello Studio Russo De Rosa Associati e Vincenzo José Cavallaro, socio di Stufano Gigantino Cavallaro e Associati.

L’evento ha visto la partecipazione anche dell’avvocato Paolo Bernasconi (che ha tenuto uno speech incentrato sull’impatto della Voluntary Disclosure italiana sulla piazza svizzero/ticinese) oltre che di Marco Caldana, amministratore delegato di FARAD International, e Lorenzo Stipulante, country manager Italia di FARAD International.

Di seguito presentiamo alcuni stralci degli interventi relativi alle soluzioni in ambito Voluntary offerte dalle polizze assicurative.

Avvocato Vedana, partiamo da due aspetti della massima attualità: cosa cambia in ottica voluntary disclosure con il trattato Italia — Svizzera per lo scambio di informazioni e con la manovra sul cambio effettuata a gennaio da parte della Banca Nazionale Svizzera?

L’accordo fiscale annunciato e il franco forte sono argomenti che rappresentano una forte presa sugli indecisi. L’accordo incide in maniera importante sulla riduzione dei costi della voluntary e sui termini dell’accertamento. E’ un tassello fondamentale per la riduzione dei costi soprattutto per i patrimoni all’estero da molto tempo.

Vi sono diverse voci riguardo l’abbandono del peg (il tasso di cambio fisso, ndIMC) a 1,20 con l’Euro da parte del Franco. C’è chi dice che i clienti che hanno patrimoni da “disclosare” e hanno patrimoni espressi in franchi con questa manovra si trovano di fatto pagata la voluntary. Altri dicono che con l’apprezzamento del franco molti italiani potrebbero essere determinati a lasciare i soldi in Svizzera perché si è capito che il Franco rimarrà una moneta forte con positive ricadute sul piano delle sensazioni epidermiche. Altri dicono che questo apprezzamento può allontanare i clienti italiani dalle banche svizzere, quindi spingere verso il rimpatrio fisico perché potrebbero essere interessati a monetizzare subito le plusvalenze latenti. Spetterà alla fiduciaria svizzera mettere in risalto i vantaggi del Franco forte.

Altri ingredienti sono la circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze, che da indicazioni sul riciclaggio, mancano i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate come il modello definitivo di accesso alla Voluntary Disclosure.

Lo strumento polizza assicurativa si è dimostrato efficiente nei passati Scudi fiscali. Avvocato Vedana, potrebbe esserlo anche in occasione della Voluntary Disclosure?

Sicuramente lo strumento polizza, analogamente ma con finalità diverse rispetto a il conto corrente e alla gestione patrimoniale, rappresenta per tutti coloro che hanno attività finanziarie non dichiarate al fisco e possibilmente oggetto di voluntary disclosure uno strumento giuridico che ha una serie di vantaggi. Il vantaggio che può offrire rispetto ad altri strumenti è di assicurare l’insequestrabilità e l’impignorabilità della polizza, purché si parli di una polizza che risponda a determinate caratteristiche, rispondenti a indicazioni che arrivano alla luce delle legge di stabilità, sia da parte delle sentenze. Ciò per assicurare la tenuta dello strumento polizza. Cosa fare operativamente quando si apre la voluntary? Una linea condivisa non c’è. Allo stato vi sono elementi sufficienti per disegnare un profilo: non necessariamente la fiduciaria arriva in fondo al processo. Può intervenire nell’iter operativo prima della presentazione dell’istanza ovviamente a condizione che già ci sia un contatto con un professionista con il quale fare una valutazione di opportunità della voluntary e in quel momento la fiduciaria potrebbe ricevere un mandato. Un mandato in esecuzione del quale per cristallizzare il patrimonio che sarà oggetto di voluntary disclosure, e ad esempio fintanto che la pace non è stata fatta in via definitiva col fisco, cristallizzarlo anche in termini di non prelievi in quel conto, mettere tutte le disponibilità che saranno oggetto di voluntary in una polizza può consentire di gestire al meglio dal punto di vista di più soggetti: cliente, agenzia entrate, banca.

Dottor Novelli, come utilizzare lo strumento polizza in ottica di voluntary disclosure? Quali sono le possibili opzioni che avete immaginato effettuando un confronto rispetto all’operatività dei precedenti Scudi?

Partirei dalle differenze tra voluntary e scudi: il format voluntary è mondiale, il format scudo era locale; non c’è l’anonimato ed è un’iniziativa che non ha una via di ritorno, è una decisione che il contribuente prende una volta per tutte.

Credo sia utile un brevissimo riepilogo sui vantaggi delle polizze di private insurance. Sono offerte da Lussemburgo, Irlanda e parzialmente Lichtenstein. Sono offerte da compagnie che tendenzialmente agiscono da sostituto d’imposta. L’italiano che vuole avere denaro all’estero dichiarato, con la polizza ha una serie di vantaggi di carattere fiscale (una legittima ottimizzazione fiscale), giuridico e anche operativo. E’ molto più semplice per tutti gli operatori gestire il tutto tramite polizza.

Gli scudi sono stati tre negli ultimi 15 anni e il più recente, quello del 2009-2010, prevedeva il rimpatrio giuridico con polizza. Il rimpatrio giuridico significa rimpatriare ma lasciare gli averi all’estero presso la stessa banca e lo stesso gestore già in essere. La via principale è stata quella della sottoscrizione della polizza tramite fiduciaria statica italiana. Il cliente regolarizzava, pagava le imposte, la fiduciaria statica italiana subito dopo sottoscriveva la polizza di private insurance. C’è stata però anche una forte componente legata al rimpatrio giuridico, che prevedeva che venisse sottoscritta la polizza. Dopo qualche settimana la cotraenza veniva volturata a favore della fiduciaria statica italiana e a quel punto il cliente pagava le imposte, con una struttura regolarizzata per il futuro.

Nel caso della voluntary siamo in attesa dei provvedimenti attuativi. Però gli step sono abbastanza chiari: il primo è quello di coinvolgere un professionista, un fiscalista, un commercialista evoluto a cui dare un mandato a operare (il cliente si impegna a fornire tutta la documentazione utile a valutare il caso). Analizzata la documentazione il professionista dovrebbe capire quale è la probabile sanzione a cui va incontro il cliente, a quel punto segue l’invio dell’istanza tramite compilazione del modello telematico. Questo è il momento in cui ad oggi un po’ tutti gli operatori possono intervenire. E’ possibile sottoscrivere il mandato fiduciario. In un’unica sede sarà possibile sottoscrivere il cartaceo, la proposta assicurativa e i documenti dell’intermediario assicurativo. La documentazione resterà in stand-by fino a quando il cliente procede con l’iter, l’agenzia dice al cliente quanto deve pagare. Il cliente pagherà e a quel punto la documentazione andrà tradotta in polizza. Il cliente con un unico incontro potrà firmare la documentazione di tutte le controparti.

Avvocato Cavallaro, di recente ha scritto diversi articoli sulla stampa italiana relativi al tema, che la stessa stampa ha ribattezzato delle “polizze elusive”. Come è possibile evitare tali contestazioni? E come beneficiare al meglio dello strumento polizza in modo che possa avere una tenuta giuridica?

Il dibattito sulla possibilità per l’amministrazione finanziaria italiana di riqualificare contratti di assicurazione sulla vita in qualcos’altro ha fatto irruzione nel campo della voluntary disclosure. La Guardia di Finanza nell’ambito di attività amministrativa condotta nei confronti di un permanent establishment di una compagnia assicurativa del Lichtenstein ha rinvenuto degli elenchi con dei nomi e degli importi e ha interpretato questi elenchi come la prova dell’esistenza di contratti di assicurazione sulla vita emessi da una compagnia assicurativa delle Bermuda e sottoscritti da residenti italiani in violazione alle regole sul monitoraggio fiscale. Durante quelle attività amministrative la Gdf ha trovato delle procure in bianco che la compagnia assicurativa avrebbe rilasciato nei confronti dei sottoscrittori di queste polizze per operare sul fondo interno dedicato sottostante a queste posizioni assicurative. Unitamente a questa procura la Gdf ha trovato anche alcune mail relative alle passate edizioni dello scudo fiscale con cui gli impiegati di quella banca dicevano ai loro colleghi della compagnia assicurativa: l’Agenzia delle Entrate ci dice che quando c’è interposizione soggettiva noi dobbiamo identificare il beneficiario economico ai fini di accettare la domanda di scudo fatta direttamente dali’interponente e non dalla società interposta. Tutti questi elementi sono stati utilizzati per sostenere la tesi che queste polizze non erano polizze ma qualcos’altro. Erano uno schermo, un sistema di detenzione fiduciaria di attivi. Quindi nel terreno della voluntary ha fatto irruzione il dibattito sulla possibilità da parte dell’amministrazione finanziaria di riqualificare i contratti di assicurazione sulla vita.

La giurisprudenza dice che quando il contratto assicurativo non ha la finalità di coprire un rischio che attiene la vita umana, quando è semplicemente uno strumento speculativo in cui la funzione previdenziale è annacquata dall’assenza di un obbligo alla restituzione del premio investito, l’impignorabilità e l’insequestrabilità non possono essere invocate.

Cosa dice la Gdf e cosa dice l’Agenzia delle Entrate negli avvisi di accertamento che sono stati notificati: la procura data dalla compagnia assicurativa al sottoscrittore della polizza è un sintomo chiaro ed evidente che qui abbiamo di fronte uno schema di interposizione fittizia. E ciò ha conseguenze rilevanti nel diritto tributario italiano: non è necessario scomodare l’elusione citata dai titoli dei giornali, ma permette all’amministrazione di imputare all’interponente i redditi che si producono formalmente in capo all’interposto. L’interponente è il sottoscrittore della polizza e l’interposto è la compagnia assicurativa. Quindi la presenza di una procura ad operare sul fondo interno dedicato snatura alla radice la causa del contratto assicurativo perché è la prova che il contratto assicurativo non è altro che uno schema di detenzione fiduciaria. Per questo motivo per l’amministrazione finanziaria è possibile disconoscere il tax deferral, ossia il differimento della tassazione all’exit dello strumento.

Come evitare rischi di riqualifica dei contratti di assicurazione sulla vita? Basta stigmatizzare la causa assicurativa, la funzione economico-sociale che è sottesa a questi contratti. In questo senso, rafforzando la struttura del contratto assicurativo, inserendo delle clausole che prevedano “additional coveraging in case of death” riusciamo a rafforzare la causa del contratto assicurativo. Quindi le polizze non sono assolutamente elusive soprattutto se si evitano meccanismi interpositivi.

Dottor Novelli, come incide la Legge di Stabilità sulla solidità della tutela giuridica delle polizze vita? Ritiene che ora si possa assestare il ciclo di riforme della tassazione delle polizze vita?

Veniamo da un cielo iniziato circa due anni fa di inasprimento fiscale delle polizze. L’ultimo step sembrerebbe la recente Legge di Stabilità che ha introdotto il pagamento dell’aliquota al 26% anche in caso di decesso dell’assicurato, quindi anche quando la polizza viene liquidata ai beneficiari. Che era un aspetto abbastanza importante, perché le polizze a vita intera solitamente vanno in successione. A mio avviso in questo modo lo strumento benché tassato mantiene dei notevoli vantaggi rispetto alle alternative perché il differimento fiscale ad oggi c’è. Se la polizza ha un’impalcatura fiscale giusta, che vuoi dire delegare un mandato di gestione a un gestore abilitato, utilizzare una compagnia che agisca da sostituto d’imposta può essere utile perché la compagnia si impegna a monitorare le normative italiane e a pagare le imposte. Il differimento fiscale non è solo la capitalizzazione degli interessi che non si pagano su base annuale ma solo in caso di uscita dalla polizza tramite riscatto parziale o totale o decesso, quindi sul realizzato, ma c’è un aspetto importante legato alla compensazione tra, diciamo, tutti i più e tutti i meno in maniera algebrica: dividendi, cedole, plusvalenze, minusvalenze, ecc….

Le minusvalenze in Italia devono essere recuperate entro cinque anni. Con lo strumento polizza, e grazie al differimento fiscale, le minusvalenze possono essere recuperate fino a quando è in essere la polizza, anche dopo vent’anni. Restano poi salvi gli aspetti successori. Se dovessero cambiare le normative in ambito successorio in Italia le polizze dovrebbero, in base al Codice Civile, mantenere un vantaggio. Resta uno strumento interessante anche dal punto di vista fiscale e dei vantaggi operativi. L’aspetto positivo che vedo è che dovrebbe allentarsi la tensione al rischio di riqualificazione. A mio avviso non c’è più molto interesse da parte dell’Agenzia delle Entrate a voler avere un “look through” se non in casi estremi. Tendenzialmente dovrebbe esserci quindi una minore tensione.

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