Voluntary disclosure, spazio alle modifiche

Voluntary Disclosure (3) Imc

Voluntary Disclosure (3) Imc

(di Antonio Tomassini e Antonio Longo – Quotidiano del Fisco)

Rientro dei capitali, la gestione del dopo-domande, a partire dalla scelta tra rimpatrio fisico, giuridico e waiver. Possibile cambiare opzione, ma prima dell’invito al contraddittorio

Lavori in corso all’agenzia delle Entrate per finalizzare l’operazione voluntary disclosure. Si è intensificata infatti l’attività di notifica di inviti e avvisi di accertamento (la disclosure si sta caratterizzando sempre di più come una procedura di accertamento generata su impulso del contribuente), i quali, con un notevole risparmio di risorse (anche finanziarie), potranno essere notificati all’indirizzo pec del professionista che assiste il cliente, come previsto dalla legge di Stabilità.

L’indirizzo pec

L’agenzia delle Entrate sta infatti inoltrando dei documenti attraverso cui il contribuente esprime la propria manifestazione di volontà a ricevere la notifica degli atti della collaborazione volontaria presso l’indirizzo pec del professionista. Inoltre i contribuenti hanno attuato o stanno attuando quanto dichiarato in sede di istanza e di relazione ai fini dell’ottenimento dei benefici in termini di riduzione delle sanzioni.

La voluntary disclosure

Le opzioni erano:

  • il rimpatrio fisico delle attività finanziarie estere;
  • il rimpatrio giuridico delle attività (lasciate all’estero) attraverso l’affidamento in gestione o amministrazione a un intermediario finanziario residente (che equivale alla nazionalizzazione delle attività);
  • il rilascio del waiver per lo scambio di informazioni nel caso delle attività che rimangono all’estero (in assenza di rimpatrio giuridico).

Il rimpatrio fisico

Ogni scelta (in alcuni casi obbligata, come per gli immobili) ha le sue criticità. Tra le più frequenti, nel primo caso, il rimpatrio fisico delle cassette di sicurezza, con il dubbio connesso all’eventuale obbligo di pagare i diritti di confine (dazi e Iva) per i beni soggetti a tale imposizione (che invero spesso sono beni privati nemmeno acquistati nel Paese di detenzione).

Il rimpatrio giuridico

Nel secondo caso, l’individuazione del momento in cui si intende conferito il mandato fiduciario: l’impostazione che sembra prevalere è che se il conferimento del mandato è intervenuto nel 2016, vi sarà l’obbligo di compilazione del quadro RW anche in Unico 2017, quanto meno per la porzione d’anno in cui gli attivi sono detenuti all’estero senza un mandato fiduciario; viceversa, nel caso in cui il conferimento del mandato fiduciario sia intervenuto entro il 31 dicembre 2015, l’assolvimento dell’obbligo dichiarativo nel quadro RW si esaurirà in Unico 2016.

Il waiver

Nel caso di opzione per il waiver, l’eventuale utilizzo di un modello non conforme, le tempistiche di rilascio o addirittura il rifiuto da parte dell’intermediario estero potrebbero essere problematici.

Le modifiche in corso

Peraltro, si ritiene che la scelta effettuata nell’istanza di disclosure e nella relazione sia modificabile dal contribuente (soprattutto nei casi di difficoltà oggettivamente riscontrabili) entro i termini che consentano di tener conto di ciò ai fini della riduzione delle sanzioni nei corrispondenti atti dell’ufficio. Nella circolare 30 dell’11 agosto 2015, l’agenzia delle Entrate ha chiarito, con riferimento al caso del rimpatrio, che tale evidenza deve essere fornita in sede istruttoria e comunque prima che l’ufficio proceda alla notifica dell’invito al contraddittorio.

Il post disclosure

Molti contribuenti stanno poi pensando alle cose da fare una volta completata la procedura. Dal considerare la presentazione di istanze di rimborso per i crediti di imposta non riconosciuti in disclosure, al porre in essere operazioni di riorganizzazione societaria o di liquidazione delle strutture interposte, esterovestite o comunque utilizzate per abbattere il carico impositivo, sino alla valutazione di forme di asset protection.

La difesa del patrimonio

Nel post disclosure infatti molti coglieranno l’occasione per pianificare il passaggio generazionale o comunque valutare forme di protezione del patrimonio. Le più gettonate sembrano le polizze assicurative (con una componente non irrisoria di copertura da rischi biometrici) e il conferimento del patrimonio in trust (che possono anche essere combinate tra di loro). Si tratta di strumenti che possono consentire il differimento delle imposte nell’ottica del passaggio generazionale, ma che devono essere strutturati con caratteristiche tali da evitare riqualificazioni civilistiche e fiscali, magari discutendone con il nuovo ufficio grandi patrimoni dell’Agenzia, che speriamo “parta” in fretta.

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