Welfare aziendale carta vincente anche per i talenti

Dipendenti (2) Imc

Dipendenti (2) Imc

(Autore: Vitaliano D’Angerio – Il Sole 24 Ore)

Intervista a Gianni Turci, presidente di Marsh Italia: «Dalle polizze infortuni alle prestazioni sanitarie, la spesa deve essere rimodulata»

«Il welfare aziendale acquisterà sempre più importanza visto che in Italia le risorse pubbliche sono ormai scarse. Questo non vuol dire che bisogna aumentare i costi per le imprese ma sarebbe necessario dare priorità diverse alle risorse che già vengono spese per il benessere dei dipendenti». A parlare è Gianni Turci, presidente di Marsh Italia, società leader nella consulenza e gestione dei rischi.

Parliamo dunque di benefit aziendali. All’estero sono fondamentali anche per attrarre talenti. Giusto?

Proprio così. I benefit, e più in generale il welfare aziendale, sono elementi fondamentali per attrarre talenti e anche per non farli andare via. L’Italia, su questo versante, è un po’ in ritardo.

Le imprese italiane però già spendono in welfare aziendale. Che cos’altro devono fare?

Sì, vero, le aziende italiane già spendono sul versante welfare. Qui nessuno vuole aumentare i costi, tutt’altro. Anche perché, in questi tempi di crisi, è veramente difficile affrontare tali argomenti. Noi diciamo però che le imprese devono spendere meglio le risorse già destinate al welfare aziendale.

Rimodulare le risorse dunque. Ma come? Ci può fare qualche esempio?

L’esempio più lampante, in tale ambito, è relativo alle polizze infortuni collettive. In media il 70% di queste polizze coprono sinistri che non valgono il 3% di invalidità. Situazioni che non incidono per niente sulla vita, come il classico infortunio nella partita di calcetto.

Qual è quindi la vostra proposta?

Noi proponiamo di introdurre una franchigia del 3% e recuperare il 7o% per coprire sinistri più importanti come per esempio le invalidità totali per malattia. È una delle vie, appunto, per dare nuove priorità alle risorse destinate al welfare aziendale. Ma ci sono altri importanti esempi da fare come quello relativo ai ricoveri ospedalieri.

Può spiegare meglio?

Certo. Oggi le coperture sanitarie riguardano soprattutto i ricoveri ospedalieri. In Italia, però, fatta eccezione per alcune zone, mediamente le strutture ospedaliere sono soddisfacenti. Anche in questo caso sarebbe necessario rimodulare la spesa del welfare aziendale.

In che senso?

Destinando tali risorse alle visite odontoiatriche e quindi aumentando la copertura per la cura dei denti e più in generale per le visite specialistiche.

Siete riusciti a far breccia nelle aziende su questi temi?

Non è facile. E per svariati motivi. Innanzitutto le aziende pongono il problema dei contratti collettivi che pongono determinati vincoli su tali forme di welfare. La questione è concreta. Noi allora rispondiamo che, a questo punto, anche tali situazioni devono essere portate sui tavoli di negoziazione nazionale. Sono temi importanti. Visto che sono argomenti contenuti nei contratti collettivi se ne discuta pure in quella sede.

È soltanto una questione di contratto collettivo o c’è dell’altro?

Ci sono ovviamente altre situazioni che frenano un ripensamento del welfare aziendale. A mio avviso le questioni di welfare aziendale devono essere portate a livello di consiglio d’amministrazione. È quella la sede giusta per decidere su tali tematiche.

E il responsabile risorse umane che ruolo gioca?

Ripeto, secondo me sono problematiche da discutere a livello di board. È accaduto anche per altre questioni come per esempio quando si è dovuto affrontare, in passato, il rischio reputazionale o gli effetti della legge 231 sulla responsabilità delle società. Il responsabile delle risorse umane spesso non può prendere determinate decisioni. Credo che il commitment in tali casi debba essere più alto. È il consiglio d’amministrazione che deve decidere quali siano le priorità del welfare aziendale. Sono scelte importanti. Inoltre i benefit di questo tipo sono una grande opportunità per le imprese. Tutti, imprenditori e sindacati, devono capire che il mondo è cambiato. I benefit aziendali giocano un ruolo chiave sul versante del personale.

Quali sono le leve che userete per convincere i board delle aziende ad affrontare tali problemi?

Bisogna passare dall’aneddotica ai dati concreti. Abbiamo effettuato ricerche approfondite sui sinistri e sui rimborsi delle spese mediche. Siamo entrati nel dettaglio e forniremo questi numeri alle aziende come, per esempio, quelli sulle polizze infortuni collettivi. E dimostreremo che, cambiando le priorità del welfare aziendale, le imprese potranno realizzare anche dei risparmi. Poi sarebbe indispensabile un cambio di passo sulla comunicazione.

Si riferisce alla comunicazione esterna dei benefit?

Certo sarebbe utile che le aziende comunicassero i benefit e in particolare tutto ciò che è collegato al welfare aziendale. Una strategia che rientra sempre nella logica dell’attrazione dei talenti.

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