Welfare, il futuro della bilateralità

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E.N.B.Ass - Convegno Roma 2017 Imc

Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, intervenuto ai lavori del primo convegno E.N.B.Ass., bisogna superare la verticalità e costruire un sistema integrato con l’individuo al centro  

Il futuro della bilateralità è stato il fulcro del primo convegno dell’E.N.B.Ass. – Ente Nazionale Bilaterale delle Agenzie di assicurazione – organizzato mercoledì scorso presso l’Auditorium via Veneto di Roma. La natura stessa di un ente bilaterale “costituisce un elemento fondamentale di equilibrio nella gestione dei rapporti datori di lavoro-lavoratori, assicurando il rispetto delle esigenze di entrambe le categorie  sulla base di un principio di sussidiarietà”. E’ stato questo l’anello di congiunzione di tutti gli interventi dei relatori presenti, in particolare: Pier Giorgio Pistone (presidente E.N.B.Ass.), Salvatore Efficie (vicepresidente E.N.B.Ass.), Francesco Verbaro (presidente Formatemp – Fondo Formazione lavoratori in somministrazione) ed Emmanuele Massagli (presidente ADAPT – Associazione onlus di studi e formazione internazionale), moderati dal giornalista Angelo Raffaele Marmo (vicedirettore QN), con le conclusioni dell’on. Giuliano Poletti (ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali).

All’apertura dei lavori, Pistone ha ripercorso le vicissitudini dell’Ente dalla sua ideazione, in quanto parte integrale del CCNL (2001), fino all’inizio della sua effettiva operatività (2015). Il livello della prestazioni ad un costo accessibile per dipendenti ed agenti ha portato ad un rapido incremento del numero degli utenti tutt’ora in ulteriore crescita. Efficie ha insistito poi su alcuni aspetti relativi alle prestazioni fornite quali: rimborso agli agenti per la malattia dei dipendenti, indennità di malattia e rimborsi spese mediche, ampliamento delle coperture, integrazione degli ammortizzatori sociali, adeguata formazione professionale.

Verbaro ha, invece, rimarcato che gli enti bilaterali non sono delle sovrastrutture improduttive, ma un ente “utile”, strumento di welfare, che deve intercettare i cambiamenti ed accompagnare le transizioni in un contesto di allungamento dei tempi di pensionamento, con necessità di colmare il “gap” di competenze, il rischio biomedico e dare un supporto alla mobilità dei lavoratori.

Dal canto suo, il ministro Poletti ha insistito sulla necessità di superare la verticalità delle politiche di welfare e costruire un sistema integrato con al centro l’individuo e il contributo che la bilateralità può fornire in questo senso è fondamentale. La dinamica del cambiamento impone, d’altra parte, una progettualità in grado di anticipare e non rincorrere il cambiamento stesso che va governato e gestito. Occorre riconoscere un diritto alla formazione con l’alleggerimento dei relativi costi attraverso la leva fiscale. Bisogna, infine, tenere presente che la migliore forma di investimento è la conoscenza.

Quest’ultima, non può che essere alimentata dalla formazione dei lavoratori a partire dalle scuole, come ha sottolineato Massagli, a conclusione dei lavori, ricordando la legge Biagi (2003) ed il jobs act, in cui gli organismi bilaterali hanno una notevole rilevanza e sono destinati ad importanti sviluppi futuri con particolare riguardo all’apprendistato di primo e terzo livello (alternanza scuola-lavoro) e alla certificazione di contratto.

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