Welfare Italia Forum 2018, quasi due italiani su tre giudicano negativamente i servizi di welfare

Welfare - Protezione Imc

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La ricerca di Ipsos – presentata durante la nona edizione dell’iniziativa del Gruppo Unipol – mostra un giudizio decisamente negativo sui servizi di welfare, ma sulla sanità prevalgono le valutazioni positive. Il 46% è preoccupato di ammalarsi in futuro, il 36% teme per l’inadeguatezza della pensione. Il 54% vuole mantenere tutti i servizi di welfare gratuiti o a basso costo solo per chi è in condizioni di povertà. Solo il 22% degli italiani ha un’assicurazione sanitaria (e il 61% non intende farla), mentre il 30% ha un piano pensionistico integrativo

Si è tenuto ieri a Roma Welfare Italia Forum 2018, iniziativa del Gruppo Unipol giunta alla nona edizione e collocata nell’ambito del programma Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali. L’evento, ha spiegato il gruppo assicurativo bolognese in una nota, “rappresenta un momento di incontro tra decision maker e stakeholder attivi nei settori sanitario, socio-assistenziale e previdenziale con l’obiettivo di favorire lo sviluppo della White Economy, una filiera economica ed occupazione in grado di contribuire attivamente alla crescita del Paese”.

In apertura dei lavori, Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos, ha presentato i risultati della ricerca Gli italiani: bisogni, aspettative e scelte di welfare, realizzata per l’occasione dalla società di analisi e ricerche di mercato su un campione rappresentativo della popolazione italiana.

L’intervento del ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha poi preceduto l’avvio dei singoli tavoli di discussione, in cui si sono alternati interventi di scenario – curati da Carlo Stagnaro (direttore Osservatorio Economia Digitale Istituto Bruno Leoni), Alberto Brambilla (presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali), Alessandro D’Adda (partner MBS Consulting) – con le testimonianze dirette di Matteo Sarzana (general manager Italia di Deliveroo), Claudio Domenicali (amministratore delegato Ducati) e Massimo Giupponi (direttore generale Azienda di Tutela della Salute Brianza).

Alla sessione su equità, lavoro e generazioni con Leonardo Becchetti (Università di Roma Tor Vergata), Gian Carlo Blangiardo (Università di Milano Bicocca) e Pasquale Tridico (Università di Roma Tre), è seguito quindi l’intervento di Emmanuel Akpakwu, Project Lead Value in Healthcare del World Economic Forum.

A chiudere la mattinata, l’intervento del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria.

Sempre nell’ambito del Forum, lo scorso 10 dicembre Carlo Cimbri (Group CEO Unipol) e Pierluigi Stefanini, presidente del gruppo assicurativo bolognese, hanno incontrato Jens Redmer (Head of Product Policy di Google) e Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Al centro dell’incontro la capacità di elaborare risposte ai nuovi bisogni di welfare, bilanciando la dimensione etica, economica, tecnologica.

La ricerca di Ipsos

Secondo quanto evidenziano i principali indicatori della ricerca curata da Ipsos, i giudizi degli italiani sui servizi di welfare sono prevalentemente negativi. La sanità è il settore del welfare considerato più importante, su cui ci si aspetta un investimento da parte dello Stato per potenziare i servizi ai cittadini. Emerge anche la consapevolezza che il sistema sanitario andrà incontro a difficoltà crescenti per l’invecchiamento della popolazione e per le risorse economiche pubbliche sempre più limitate. Nonostante ciò, gli italiani non mostrano un atteggiamento attivo sia in termini di coperture complementari sia di informazione e approfondimento del tema.

L’indagine mostra come il giudizio degli italiani sui servizi di welfare sia complessivamente negativo, in quanto valutati in modo pessimo o scarso dal 61% della popolazione – con punte del 75% nel Centro Italia – e in modo ottimo o buono dal 33%, percentuale che sale al 39% nel Nord Ovest.

Secondo i curatori della ricerca è evidente che gli italiani percepiscano la necessità di riformare il sistema di welfare e di riallocare le risorse pubbliche in modo più efficiente. Su cosa sia più importante, si dividono in due gruppi: il 48% ritiene che i servizi debbano essere sempre garantiti a tutte le fasce di reddito, anche accettando un aumento delle tasse e una perdita di efficienza, mentre il 32% vorrebbe servizi più efficienti e con più libertà di scelta, anche a costo di pagarli e non poterli rendere accessibili a tutti.

Nel complesso, circa l’80% degli italiani è però d’accordo sul fatto che il sistema sanitario di assistenza gratuita o a costi bassi sia sostenibile nel lungo periodo solo se si eliminano gli sprechi e i costi eccessivi della politica.

Tra i vari settori del welfare, la sanità è considerato quello più importante ed l’unico a raccogliere più giudizi positivi (48%) che negativi (47%), ma a prevalere è il disincanto: il 68% degli italiani vorrebbe che nei prossimi anni lo Stato spendesse di più rispetto ad oggi in sanità, ma soltanto il 15% è convinto che lo farà.

Le preoccupazioni personali per il futuro sono molteplici e riguardano soprattutto una possibile condizione di malattia o non autosufficienza (46%), l’inadeguatezza della pensione (36%), la difficoltà far fronte alle spese (30%) e la mancanza di una prospettiva lavorativa (29%).

Le opinioni degli italiani sulle strategie da mettere in atto per il futuro a livello di sistema sono però chiare: il 54% ritiene che si debbano mantenere tutti i servizi gratuiti o a basso costo solo per chi è in condizioni di povertà e farli pagare al resto della popolazione, il 15% vorrebbe un aumento delle risorse alzando le tasse, mentre il 6% è per la riduzione dei servizi (e dei costi).

Nonostante la consapevolezza che un sistema di welfare così strutturato non possa essere sostenibile nel lungo periodo, c’è una bassa partecipazione e informazione al riguardo. Ad esempio, l’86% degli intervistati ha dichiarato di non essersi posto il problema di come affrontare in termini economici una possibile situazione di disabilità in vecchiaia.

Soltanto il 22% degli italiani dispone inoltre di un’assicurazione sanitaria e il 61% non ha interesse a farla. Allo stesso modo, solo il 30% della popolazione dichiara di poter contare su un piano pensionistico integrativo.

Per questi motivi, concludono i curatori dell’indagine, appaiono necessarie iniziative di comunicazione, in ambito pubblico e privato, che arrivino a tutta la popolazione, in grado di stimolare un approccio più proattivo del cittadino nell’ambito di una nuova offerta di welfare, efficiente, funzionale e accessibile a tutti.

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