Willcock: “Aviva Italia punta sulla bancassurance”

Phil Willcock (2) Imc

Phil Willcock (2) Imc

(di Luigi Dell’Olio – Repubblica Affari & Finanza)

Intervista all’amministratore delegato della filiale della compagnia britannica nel nostro Paese: “Vedo sufficiente spazio e opportunità per una crescita organica”

Una conferma di fiducia verso le potenzialità della bancassurance. La rivendicazione per i risultati raggiunti. L’indicazione dei filoni prioritari per la crescita. A undici mesi dall’insediamento, Phil Willcock (nella foto), ceo di Aviva Italia, si racconta per la prima volta a un giornale italiano.

Nei giorni scorsi il vostro gruppo ha alzato il velo sul risultati 2016, che hanno visto crescere l’utile operativo del 12% a 3 miliardi di sterline (circa 3,5 miliardi dl euro), mentre l’utile netto è sceso del 25% a 703 milioni di sterline, complice una nuova misura del governo britannico in materia di indennizzi. Qual è il bilancio di Aviva Italia?

«Gli indicatori chiave presentano valori mai registrati finora. L’utile operativo è salito dei 9,9% a 250 milioni di euro ed è cresciuto da 62 a 90 milioni il dividendo a favore della capogruppo. Nel vita, il valore della nuova produzione ha segnato un 39,4% a 151,4 milioni. Quanto al danni, i premi netti sono saliti del 5,9% ed è migliorato il mix di portafoglio tramite le nostre reti distributive, agenti e banche».

Quali sono state le sue priorità da quando ha assunto la guida della società in Italia?

«Abbiamo adattato la strategia di gruppo, affinandola, al mercato italiano. Oltre a crescere nel vita e nel danni, abbiamo semplificato la struttura con la fusione tra Aviva Vita e Aviva Ass. Vita».

Gli Italiani sono sottoassicurati in molti settori: quail sono segmenti di business nei quail vedete il maggior potenziale?

«In Italia si pensa ancora poco all’assicurazione come strumento di prevenzione, prima pietra per costruire un futuro sereno. Occorre che tutti gli operatori del settore si impegnino in un ruolo di formazione e consulenza centrale. Quanto all’offerta, il mercato assicurativo è in grande evoluzione. L’ipotesi di aggregazione tra Intesa Sanpaolo e Generali è tramontata, ma il consolidamento sembra inevitabile in un’era di tassi bassi e crescente concorrenza anche da parte di player che arrivano da altri settori».

Siete aperti a eventuali aggregazioni o andrete avanti da soli?

«Le parlo per il mio ruolo. Vedo sufficiente spazio e opportunità per una crescita organica in Italia».

Il progetto, poi abortito, di Intesa-Generali ha fatto tornare di attualità la prospettiva della bancassurance. Qual è la sua view in merito?

«Crediamo molto nella bancassurance: nelle partnership con gli istituti bancari e nel rapporto con le reti di promozione finanziarie non captive con cui lavoriamo. Siamo certi che rimarranno canali dominanti per la distribuzione dei prodotti del ramo vita nei prossimi cinque anni. Vedo, inoltre, una grande opportunità anche nel danni, che finora è stata meno impattata da accordi tra banche e assicurazioni».

Come la Brexit impatta su un gruppo britannico come il vostro?

«Non ci sono impatti operativi. Le nostre branch europee operano a livello locale e seguono la normativa del Paese in cui sono presenti. La prospettiva di Brexit è stata considerata dal gruppo ben prima del referendum e ci siamo attrezzati di conseguenza: ormai una parte significativa del nostro business viene sviluppata al di fuori del Regno Unito. Abbiamo una presenza importante in Europa, in Canada e stiamo crescendo in Asia».

Aviva Italia ha ricevuto il riconoscimento “Top Employers”. Quali iniziative mettete in campo per i vostri dipendenti?

«I nostri 550 dipendenti italiani – più o meno equamente suddivisi tra uomini e donne – seguono percorsi di formazione e di crescita, dal coaching alle attività per lo sviluppo dei talenti e della leadership al femminile. Inoltre abbiamo un programma di welfare aziendale».

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