Willis Towers Watson, tornano a crescere i patrimoni dei maggiori fondi pensione

Fondi pensione (3)

Fondi pensione (3)Secondo le ultime rilevazioni del Global Pensions Asset Study, il valore degli asset dei 300 più grandi fondi pensione è cresciuto del 6.1% raggiungendo un totale di attività gestite di oltre 15.000 miliardi di dollari

Secondo le ultime rilevazioni del Global Pensions Asset Study di Willis Towers Watson, il totale del patrimonio gestito dai 300 più grandi fondi pensione a livello mondiale nel 2016 è aumentato del 6,1%, raggiungendo il valore di 15.700 miliardi di dollari. Un ritorno alla crescita, spiegano dal colosso nelle consulenza e nel brokeraggio, dopo il calo del 3,4% nel 2015; la crescita totale dal 2011 è pari al 23,4%. Rispetto alla classifica generale, i primi 20 fondi per dimensione hanno registrato l’aumento più elevato con un incremento del 7,1%. L’indagine evidenzia inoltre che i primi 300 fondi pensione al mondo attualmente rappresentano il 43,2% delle attività pensionistiche globali, rispetto al 42,5% nel 2015.

“La continua ricerca di asset a prezzi accessibili e con un rischio accettabile – ha commentato Alessandra Pasquoni, responsabile Willis Towers Watson in Italia per l’attività di investment consulting – continua ad essere la forza trainante del successo dei fondi pensione e della loro capacità di soddisfare gli obiettivi di rendimento. È un’attività molto difficile ed è da tenere in considerazione insieme alla buona performance di un anno in cui i maggiori possessori di asset sono stati in grado di raggiungere una crescita superiore. Cruciale nel raggiungimento di questo risultato è stata la capacità dei gestori di adattarsi ad un contesto in continua evoluzione, attraverso dei miglioramenti nella governance e tramite la capacità di apprendere dai propri colleghi. L’obiettivo dei proprietari di assets (asset owners), ovvero implementare le best-practice ed una buona governance, è stato rafforzato e sarà un fattore chiave per il loro futuro successo”.

Secondo la ricerca, i fondi del Nord America hanno registrato il più alto tasso di crescita annuale degli ultimi 5 anni, crescendo del 6,7%. I fondi provenienti dall’Europa e da Asia e Pacifico hanno registrato un tasso di crescita rispettivamente del 3,1% e del 2,8%. Tra i 300 maggiori fondi, gli Stati Uniti continuano a essere il paese con la più alta quota di asset pensionistici (il 38,6% distribuito in 134 fondi). Nello stesso periodo il Canada ha superato il Regno Unito, diventando il quinto paese per quote di attività dei fondi pensione, pari al 5,4% (5,3% nel 2015). Il Regno Unito registra oggi una percentuale pari al 4,8%, in calo rispetto al 5,4% del totale degli attivi nel 2015.

Negli ultimi cinque anni, sono entrati in classifica 28 nuovi fondi, 13 dei quali degli Stati Uniti. Germania e Messico hanno registrato le perdite più importanti nel corso degli ultimi cinque anni, perdendo al netto quattro fondi ciascuno. Attualmente la classifica dei 300 maggiori fondi è dominata dagli Stati Uniti (134), seguiti da Regno Unito (26), Canada (18), Giappone e Australia (entrambi 16).

“Se i proprietari di asset devono “catturare” con successo il premio di lungo termine, è indispensabile che continuino ad ampliare le loro competenze, soprattutto in un contesto di bassa redditività, che sembra essere una delle caratteristiche dell’industria – ha proseguito Pasquoni –. Un elemento distintivo dei fondi leader è stata la loro capacità di innovare invece di fare affidamento su pratiche che avrebbero potuto funzionare in passato, che si tratti di una più efficiente allocazione di asset, utilizzo di strategie, fattori e altri smart beta e di migliori metodologie di accesso ai mercati privati. L’aumento di interesse per la sostenibilità, sia nelle pratiche di ESG (Environmental, social and governance) integrative che nella pratica di gestione più ampia, è da considerare un’ulteriore innovazione che è stata degna di nota nel 2016”.

Nel 2016 gli asset dei fondi a prestazione definita (DB) sono aumentati del 5,6% rispetto al 9,6% dei piani di contribuzione definita (DC), al 3,9% dei fondi di riserva (reserve funds) e all’aumento del 2,9% per i fondi ibridi. Le attività DB rappresentano il 65,5% del totale delle attività in gestione (in ribasso rispetto al 65,9% nel 2015), mentre le attività di DC hanno aumentato la propria quota passando dal 21,5% nel 2015 al 22,2%. I fondi di riserva rimangono relativamente invariati (11,5% rispetto all’11,7% nel 2015) così come i fondi ibridi (0,8%, rispetto allo 0,9% nel 2015).

La crescita degli assets dei fondi pensione sovrani, infine, è tornata ad essere positiva nel 2016, crescendo del 6,5% dopo una flessione dello 0,8% nel 2015.

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