Opinione della Settimana

Premafin-banche verso l'intesa

Le banche creditrici di Premafin provano a stringere i tempi per la chiusura dell’accordo sulla ristrutturazione del debito della holding con l’obiettivo di mettere a punto un tassello chiave della complessa operazione di integrazione Fondiaria Sai-Unipol. L’idea, allo stato, è di arrivare all’incontro di domani con l’advisor della finanziaria, Leonardo & co, forti di una proposta condivisa che ricalchi e aggiusti le linee guida presentate una settimana fa. In modo da ottenere, seppure informalmente, un via libera sostanziale al progetto. Un piano che, in particolare, riporterebbe due modifiche sostanziali rispetto alla prima versione. Innanzitutto, per quanto riguarda il riscadenziamento, è previsto che l’ammortamento dei 220 milioni di debiti scatti a partire dal 2016 e che si concluda nel 2018 attraverso il pagamento di tre distinte tranche, una all’anno. In merito al convertendo, l’ipotesi resta sul tavolo. Più nel dettaglio, verrà strutturato un prestito convertendo da 150 milioni con conversione obbligatoria a tre anni. Rispetto alla formulazione precedente è stato modificato un dettaglio tecnico, ossia che Unipol potrà esercitare la cash option solo a scadenza e non, come era previsto prima, quando lo riteneva più opportuno. In altre parole, solo passati tre anni Unipol potrà decidere se dare azioni del nuovo agglomerato oppure liquidare in contanti le banche.

Se questa è la sostanza, ovviamente dovranno poi essere messi a punto tutti i dettagli tecnici che di certo richiederanno qualche giorno in più in termini di trattativa. Da capire, poi, se il fronte bancario è davvero compatto e pronto a dire sì a quest’accordo di ristrutturazione. Di sicuro c’è la volontà delle grandi banche creditrici, UniCredit e Mediobanca in primis ma anche Banco Popolare e Cariparma, di accelerare il processo. Tuttavia, sono noti i malumori di General Electric, esposta per circa 40 milioni. Come è noto che occorre il voto unanime di tutti gli istituti coinvolti per ridisegnare l’accordo di ristrutturazione del debito. L’esito, dunque, potrebbe non essere così scontato come appare oggi o quantomeno potrebbe richiedere tempi più lunghi. Tanto più alla luce di un passaggio che si coglie nella lettera che Sator e Palladio hanno inviato a Premafin e che quest’ultima venerdì ha inoltrato alle banche spiegandone il contenuto. Un contenuto che si presta a diverse interpretazioni.

La proposta Sator-Palladio
Giovedì Sator e Palladio hanno inviato alla holding una proposta di ristrutturazione del debito che parte da un’indicazione precisa: le due società non intendono chiedere altri sforzi alle banche, piuttosto metteranno a disposizione di Premafin 450 milioni. Di questi, 350 milioni serviranno per coprire l’aumento di capitale di Fondiaria Sai da 1,1 miliardi, quindi ne garantiranno più o meno il 32% tramite la finanziaria e un altro 8% con le quote detenute direttamente. I 100 milioni restanti verranno utilizzati per rimborsare parzialmente le banche che resteranno esposte quindi per circa 300 milioni (se si considera anche il debito Finadim e l’equity swap UniCredit), dei quali 150 milioni rimarranno in Premafin e altri 150 milioni verranno spostati nel veicolo che Sator e Palladio appronteranno per l’operazione.

Nella lettera che spiega i dettagli, Roberto Meneguzzo e Matteo Arpe, scrivono di aver inviato l’aggiornamento sulla base di «riscontri informali» ricevuti da «alcune banche creditrici». Ad oggi sono note solo le missive inviate da UniCredit e Mediobanca a Premafin nella quali Piazza Cordusio rimanda alla società la responsabilità di decidere sull’offerta di Sator e Palladio mentre Piazzetta Cuccia sposa una posizione più oltranzista. Da capire, quindi, se Meneguzzo e Arpe abbiano ricevuto qualche segnale, e eventualmente che tipo di segnale, da parte delle altre banche creditrici. Premafin, sulla base di un articolato parere legale espresso dall’advisor Lombardi e Molinari, ha appurato che l’esclusiva firmata con Unipol non le permette di esaminare altre proposte. La palla quindi passa nuovamente alle banche: saranno loro, eventualmente, a dover considerare la proposta alternativa di Sator e Palladio che scade, ma potrebbe essere prorogata di qualche giorno, il prossimo 8 marzo.

Autore: Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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